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La BCE aumenta di altri 25 punti base i tassi a livelli mai visti dal 2001: prime reazioni degli esperti
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La BCE aumenta di altri 25 punti base i tassi a livelli mai visti dal 2001: prime reazioni degli esperti

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14 SET, 2023

Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

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La Banca Centrale Europea ha scelto oggi di persistere nel rafforzamento della sua politica monetaria, malgrado il rallentamento dell'economia dell'area euro, riconfermando così una maggiore rilevanza al suo obiettivo primario: la gestione dell'inflazione.

Di conseguenza, l'ente ha ulteriormente innalzato i tassi di interesse di 25 punti base, configurando il quarto incremento di tale portata consecutivo e il decimo consecutivo da quando, lo scorso luglio 2022, ha cominciato ad incrementare il valore del denaro. Nel comunicato che accompagna questa decisione, la BCE ha fatto sapere che questa dovrebbe costituire l'ultima impennata dei tassi in questo ciclo. Ecco le prime reazione degli esperti:

Patrice Gautry, Chief Economist, UBP 

La BCE non ha sorpreso i mercati per l’aumento dei tassi di interesse, ma piuttosto per alcuni commenti dovish sulla forward guidance sui tassi.

Sebbene attualmente permangano rischi di rialzo per l'inflazione, i tassi di riferimento hanno raggiunto un livello restrittivo che, secondo la BCE, potrebbe essere mantenuto per un periodo molto lungo.

La BCE ha implicitamente affermato che i tassi hanno raggiunto il picco o sono molto vicini ad esso; l'opzione di un ulteriore rialzo dipende dai dati sull’ inflazione core, che rimane la principale preoccupazione della BCE; tuttavia, la presidente Lagarde ha affermato che l'inflazione dovrebbe ridursi ulteriormente nei prossimi mesi grazie agli effetti molto positivi dei prezzi dell'energia.

Questa dichiarazione sui tassi "sufficientemente restrittivi" per un "periodo sufficientemente lungo" suona ora più dovish per i mercati rispetto alle precedenti comunicazioni della BCE. La probabilità di un nuovo rialzo dei tassi dovrebbe essere sempre più bassa, considerato lo scenario previsto per la crescita e l'inflazione.

Dave Chappell, Senior Fixed Income Portfolio Manager, Columbia Threadneedle Investments

In occasione della riunione della BCE di luglio, la Presidente Christine Lagarde aveva lasciato intravedere la possibilità di una pausa nella riunione di settembre. Dopo una decisione al limite, il comitato ha deciso di aumentare i tassi, ma la mossa è stata accompagnata da un chiaro messaggio: si ritiene che la politica sia ora adeguatamente restrittiva, se mantenuta per un periodo sufficientemente lungo, per guidare l'inflazione verso l'obiettivo del 2%.

Pur aggiungendo delle riserve che consentirebbero ulteriori aggiustamenti se giustificati, la BCE si è mossa su una posizione simile a quella della Federal Reserve statunitense e che sicuramente sarà raggiunta anche dalla Banca d'Inghilterra nelle prossime settimane. Il messaggio di tutte le banche centrali sarà ora "più in alto più a lungo", nell'ottica di mantenere una politica restrittiva per un periodo prolungato. Le condizioni economiche determineranno la durata di questo periodo in ciascuna area geografica.

Alcune "fonti" avevano alimentato le aspettative di una probabile mossa questa settimana, facendo trapelare l'informazione di una revisione al rialzo delle previsioni di inflazione per il 2024. Il rialzo è stato però accompagnato da un abbassamento delle prospettive di inflazione core e di crescita per l'intero periodo di previsione. Si sospetta che i "falchi" del comitato abbiano spinto molto per un rialzo, rendendosi conto che la finestra d'azione si sta chiudendo con l'indebolimento del contesto macroeconomico. I membri più prudenti hanno probabilmente proposto la definizione di "livelli raggiunti" come compromesso. Le condizioni del credito continuano a restringersi e le economie si stanno nuovamente indebolendo, soprattutto in Germania, da sempre motore di crescita dell'Eurozona. La banca centrale spera che il calo dell'inflazione sostenga i consumi attraverso una ripresa dei redditi reali, ma deve fare attenzione agli effetti ritardati della politica monetaria e dello stallo della crescita sulla disoccupazione, che per ora rimane a livelli storicamente bassi.

Martina Daga, Junior Macro Economist, AcomeA SGR

In occasione del meeting di politica monetaria di oggi la Bce ha deciso di alzare di altri 25 bp i tassi di riferimento, portando così il deposit rate al 4%, il refinancing rate al 4.50% e il marginal lending facility rate al 4.75%. Dall’inizio del ciclo dei rialzi lo scorso anno a oggi, la Bce ha alzato i tassi complessivamente di 450 bp. La decisione non era scontata, nell’ultima riunione di politica monetaria, infatti, Lagarde non aveva dato indicazioni sulla prossima mossa, lasciando la decisione odierna completamente dipendente dai dati. Questi, tuttavia, nelle ultime settimane ci hanno dato indicazioni diverse: da un lato la debole crescita economica, anticipata dai soft data già da alcuni mesi e ora confermata anche da hard data, avrebbe potuto sostenere una pausa nel ciclo dei rialzi; dall’altro lato l’inflazione rimane forte e sopra il target del 2%, con la componente core in particolare che fatica a scendere, e questo ha rappresentato una valida argomentazione per un ulteriore rialzo. Durante la conferenza stampa è stato chiarito che, nonostante la decisione sia stata supportata dalla maggior parte dei membri del board, alcuni avrebbero preferito una pausa.

Il mercato ha inizialmente letto la decisione in modo dovish, puntando l’attenzione su una frase inserita nel comunicato stampa che potrebbe lasciare intendere che, sulla base di una valutazione della situazione corrente, i tassi abbiano raggiunto un livello sufficientemente restrittivo e che, se mantenuti per un tempo sufficientemente lungo, contribuiranno a riportare l’inflazione al target del 2% tempestivamente. Tuttavia, come negli scorsi meeting le future decisioni rimangono data dependent, non solo nella determinazione del livello dei tassi ma anche nella durata di tempo per cui i tassi dovranno essere tenuti a tale livello.

In occasione di questo meeting sono state aggiornate e pubblicate le proiezioni macroeconomiche dello staff della Bce. La crescita dei prezzi è stata rivista al rialzo per questo anno e il prossimo, riflettendo una traiettoria più alta dei prezzi energetici, mentre al ribasso per il 2025. Sono invece attesi sviluppi più positivi per la componente core. È stato riconosciuto che i passati aumenti sono in questo momento trasmessi all’economia con forza, l’impatto della stretta monetaria ha portato a un ulteriore inasprimento delle condizioni finanziarie, che ha portato a una riduzione della domanda, fattore importante per riportare l'inflazione verso l'obiettivo. Considerando questo contesto domestico, insieme all'indebolimento del commerciale internazionale, i funzionari della Bce hanno abbassato significativamente le loro proiezioni di crescita economica per tutto l’orizzonte temporale proiettato. La significativa revisione al ribasso della crescita del 2024 è stata giustificata dallo spostamento in avanti nel tempo della ripresa economica. Nonostante non sia stata nascosta la preoccupazione sulle prospettive di crescita, in particolare guardando leading indicator come i PMI, per il momento lo staff della Bce non si proietta in una recessione economica. Durante la conferenza stampa è stato sottolineato come il mercato del lavoro rimanga molto forte in Area Euro, nonostante il rallentamento economico, con una crescita salariale al 5.5, la partecipazione alla forza lavoro in crescita ed il tasso di disoccupazione ai minimi storici (rispettivamente pari a 75% e 6.4%). Tuttavia, in questo momento si monitorano attentamente le nuove assunzioni nel settore terziario, particolarmente labor intensive, e che finora era in espansione e solo recentemente ha iniziato a dare segni di rallentamento in Europa.

Avvicinandoci alla fine del ciclo dei rialzi l’attenzione si sta spostando da “quanto ancora alzeranno i tassi di riferimento” a “per quanto tempo rimarranno alti” e verso gli altri strumenti di politica monetaria nelle mani della Bce. Per il momento non sono stati annunciati cambiamenti nel programma di Quantative Tightening, da luglio la Bce ha smesso di reinvestire tutti i titoli in scadenza del programma APP, a oggi la Bce detiene un totale di euro 3.135 bn dei titoli in questo programma principalmente concentrati nel PSPP, mentre per il momento rimane garantito il reinvestimento dei titoli in scadenza del programma PEPP fino alla fine del 2024. La liquidità in eccesso è rimasta sostanzialmente stabile da fine giugno, quando ha registrato un calo importante dovuto non solo all’avanzamento del programma di QT, ma anche al ripagamento della scadenza di giugno del TLTRO da parte delle banche europee.

Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, Pictet Asset Management

La BCE ha alzato i tassi per la decima volta in questo ciclo (per un totale di 4,5% di incremento). La frase più significativa dello statement di accompagnamento sembra essere quella in cui si afferma che in base a quanto sappiamo oggi, il livello raggiunto dai tassi di interesse di policy (4% sul Depo 4,5% sul Refi) sia congruente con il raggiungimento del target di inflazione, almeno per quanto riguarda il ruolo della Politica Monetaria (cit: “Based on its current assessment, the Governing Council considers that the key ECB interest rates have reached levels that, maintained for a sufficiently long duration, will make a substantial contribution to the timely return of inflation to the target”).

Il che qualifica la decisione odierna, apparentemente non unanime, ma comunque basata su ampia maggioranza, come un Dovish Hike che esaurisce per il momento l’urgenza di ulteriori interventi. I dati europei hanno recentemente fatto registrare un deterioramento dell’attività assieme ad una certa vischiosità dell’inflazione. Quest’ultimo ha indotto il Governing Council a rialzare, ma la perdita di tono ha certamente pesato nel segnalare la pausa in attesa che l’inasprimento delle condizioni finanziarie facciano il loro corso – c’è sempre un ritardo (18mesi circa) negli effetti.

Il mercato aveva già ridotto le aspettative sul picco (Terminal rate), giudicando eccessivi ulteriori rialzi in quanto forieri di concreti rischi di recessione (Policy mistake). Essendo, dunque, sostanzialmente raggiunto il culmine dei tassi (salvo revisione dello scenario), quello che più rileva per gli equilibri del reddito fisso e dei mercati finanziari è se il successivo sentiero di allentamento sia correttamente anticipato dai tassi a termine. Questi oggi ci dicono che il primo taglio dovrebbe arrivare durante l’Estate 2024 e prevedono tagli per 1,25% nei successivi tre anni (al 3,75% circa). Difficile asserire oggi se la velocità attesa dei ribassi sia appropriata, ma è più importante il punto d’arrivo, che riteniamo credibile. In particolare, i tassi previsti per il lungo periodo (5Y5Y), sono poco sotto il 3% che, con aspettative d’inflazione attorno al 2,6% (5y5y inflation swaps), implicano tassi reali impliciti attorno allo 0,25%. Questo livello è molto coerente con le stime disponibili del cosidetto ‘Neutral Rate’ dell’EZ (si veda ad esempio quelle della NY Fed).

Tutto considerato, dunque, non sorprende la reazione positiva dei mercati (obbligazionari ed azionari) europei e quella negativa dell’Euro.

Eric Winograd, Head Economist, AllianceBernstein

La Banca Centrale Europea (BCE) ha alzato questa mattina i suoi tassi di riferimento di 25 punti base, portando il tasso di deposito al massimo storico del 4,0%. La decisione è stata in contrasto con le aspettative del mercato, che non si attendeva alcun aumento.

La BCE ha seguito in gran parte la strada della Federal Reserve in questo ciclo, iniziando e accelerando i suoi aumenti di tassi alcuni mesi dopo la Federal Reserve, ma oggi ha fatto qualcosa che la Federal Reserve non ha ancora fatto: la BCE ha chiaramente indicato che il ciclo di rialzi è terminato.

Nella dichiarazione che accompagna le decisioni sui tassi di interesse, il Consiglio direttivo sottolinea che "Sulla base della sua attuale valutazione, il Consiglio direttivo ritiene che i tassi ufficiali della BCE abbiano raggiunto livelli che, se mantenuti per un periodo sufficientemente lungo, contribuiranno in modo sostanziale al ritorno tempestivo dell'inflazione all'obiettivo". Sebbene possa non essere una promessa esplicita di ulteriori aumenti dei tassi, è un'indicazione molto forte in quella direzione, un messaggio rafforzato dalla conferma della Presidente Lagarde che la decisione di oggi non è stata unanime e che alcuni membri del Consiglio direttivo avrebbero preferito una pausa.

Credo che sarebbe necessario qualcosa di molto drastico per riprendere gli aumenti dei tassi e non mi aspetto che ciò accada. L'economia europea si è rallentata durante l'estate e gli indicatori prospettici suggeriscono, al meglio, prospettive di crescita moderate. La Germania, in particolare, sta attraversando difficoltà mentre si indeboliscono i flussi commerciali globali e l'economia cinese mostra segni di debolezza. Con una crescita sempre più lenta, mi aspetto che l'inflazione diminuisca nel tempo.

Le previsioni della BCE suggeriscono che l'obiettivo del 2,0% non sarà raggiunto oltre l'orizzonte di previsione (fine 2025), il che presuma giustifichi l'incremento dei tassi odierno, e il tempo necessario per portare l'inflazione al 2% è la variabile chiave.

Per affrontare l'incertezza sulla traiettoria, il periodo in cui i tassi rimangono elevati è più importante rispetto a se il tasso finale sia 25 punti base più alto o più basso. Mi aspetto di sentire ripetutamente questo messaggio dalle banche centrali nei prossimi mesi: non c'è molta volontà di aumentare i tassi mentre la crescita rallenta, ma con un'inflazione ancora persistente, è troppo presto per virare verso tagli. Questo è il messaggio che la BCE ha comunicato oggi.

Non penso che la decisione della BCE influenzi quella della Federal Reserve della prossima settimana, dove continuo a aspettarmi che non ci sia alcun aumento. Dubito anche che la Federal Reserve offra lo stesso tipo di orientamento esplicito che la BCE ha fornito oggi. Detto ciò, il grafico attuale dei punti della Fed riflette l'aspettativa che ci sarà un ulteriore aumento dei tassi quest'anno; un cambiamento in questa aspettativa sarebbe un segnale significativo che il ciclo è finito, anche se non è così esplicito come il linguaggio utilizzato dalla BCE.

Anche se i punti scendono, mi aspetto che la Fed lasci aperta la porta a futuri aumenti. L'economia statunitense ha guadagnato slancio in estate, anche mentre l'economia europea si è rallentata. Anche se ci si aspetta che questa accelerazione sia temporanea, come penso io, ha senso essere cauti sulla traiettoria futura anziché espliciti, ed è ciò che mi aspetto che faccia la Fed.

Robert Scramm-Fuchs, gestore del portafoglio del team di azioni europee, Janus Henderson Investors

Probabilmente è stata una decisione difficile, ma la BCE ha effettuato l'ultima rialza dei tassi di interesse che la maggior parte dei mercati azionari si aspettava. Giudicando dal linguaggio del comunicato e dalle stime riviste dell'inflazione a medio termine, sembra che la BCE abbia concluso il ciclo di rialzi e dovremmo aspettarci una lunga fase di stabilità.

Storicamente, sembra che ai mercati azionari sia piaciuta l'ultima rialza dei tassi di un ciclo, che segua o meno una recessione. La più grande economia europea, la Germania, è stata certamente sull'orlo di una recessione tecnica durante tutto quest'anno, e l'intera Eurozona non è stata così lontana da essa. In questo senso, questo non dovrebbe più sorprendere negativamente. Molte azioni cicliche europee sono già state prezzate in vista di una recessione. Di conseguenza, vediamo ora un miglioramento del rapporto rischio-rendimento e un terreno fertile per i selezionatori di azioni europee.

Anna Stupnytska, Macro-economista globale, Fidelity International

La decisione sui tassi di interesse è stata molto combattuta e, alla fine, l'istinto della BCE di combattere l'inflazione ha prevalso sulle preoccupazioni per il deterioramento della crescita. L'attuale elevata traiettoria dell'inflazione di base, combinata all'incremento dei prezzi del petrolio - che comporta rischi al rialzo per il percorso generale - ha fatto sì che la BCE non potesse permettersi di aspettare fino alla prossima riunione. Con quella che molto probabilmente sarà l'ultima rialza di questo ciclo ormai alle spalle, la BCE passa ora alla modalità di attesa e osservazione, nel frattempo preservando l'opzionalità.

Da ora in poi l'attenzione dei mercati si concentrerà su quanto a lungo i tassi saranno mantenuti a questi livelli restrittivi, cosa che dipenderà naturalmente dalla traiettoria dell'inflazione e della crescita da qui in avanti. Durante la conferenza stampa, Christine Lagarde ha sottolineato la determinazione della BCE di fissare i tassi di interesse a "livelli sufficientemente restrittivi per tutto il tempo necessario". Con il canale di trasmissione della politica monetaria chiaramente in funzione, si intravede all'orizzonte una recessione nell'eurozona. Di conseguenza, la BCE potrebbe dover apportare un rapido cambiamento di rotta nel 2024, ma al momento è probabile che le sue indicazioni siano concentrate sullo scenario "più alto per più tempo".

Richard Flax, Chief Investment Officer, Moneyfarm

Richard Flax

Nel corso della riunione di oggi, la BCE ha optato per un rialzo di 25 punti base dei tassi d’interesse, portandoli al 4,0% per i depositi presso la Banca Centrale, al 4,5% per le operazioni di rifinanziamento principali e al 4,75% per le operazioni di rifinanziamento marginale. Questo nuovo aumento riflette la crescente preoccupazione del Consiglio Direttivo di fronte al rallentamento del quadro economico e finanziario e alla resilienza dell’inflazione di base.

Ad oggi le proiezioni macroeconomiche della BCE per l’Area Euro vedono un’inflazione media al rialzo per il 2023 (5,6%) e per il 2024 (3,2%), mentre il livello medio di aumento dei prezzi è stato rivisto al ribasso per il 2025 (2,1%).

Raffreddamento della crescita e inflazione persistente contribuiscono a creare uno scenario di stagflazione che pone seri problemi sul tavolo dei banchieri centrali, i quali, come lascia intuire la decisione di oggi, sono verosimilmente disposti ad affrontare le conseguenze di un deterioramento dei dati economici pur di proseguire la loro battaglia contro l’inflazione.

Il tentativo di mantenere i prezzi nell’Eurozona stabili ad ogni costo potrebbe portare con sé conseguenze ad oggi ancora difficili da calcolare con esattezza.  

Spostando il focus sull’Italia, le stime ufficiali del nostro governo prevedono una crescita dell’1,0% per il 2023, in netto calo rispetto al 3,7% del 2022, ma comunque superiore rispetto ad altri Paesi europei. Questo dato riflette il difficile percorso di emancipazione del nostro paese dalla sua storica dipendenza energetica dalla Russia, che solo nel 2020 forniva oltre il 50% del carbone, il 40% del gas e il 17% del petrolio consumato in Italia.

Samy Chaar, Head Economist, Lombard Odier

La Banca Centrale Europea (BCE) ha annunciato un aumento moderato invece di una pausa aggressiva. L'impatto dell'incremento dei tassi di interesse è stato in parte mitigato dall'insinuazione che i tassi hanno raggiunto il picco. La dichiarazione può essere meglio descritta come un bilanciamento tra un'inflazione troppo forte e un'attività economica più debole. Un impegno è stato un aumento dei tassi di interesse di 25 punti base, essendo più chiari in una pausa, ma mantenendo l'opzione di aumentare ulteriormente se fosse necessario per evitare qualsiasi dichiarazione di vittoria sull'inflazione. Dopo questo ultimo freno, siamo sempre più convinti che il lavoro della BCE sia stato fatto, con la strategia del "picco e plateau" come strumento adeguato di gestione del rischio.

Non dobbiamo esagerare l'importanza di questo aumento; che la BCE si fermi al 3,75% o al 4,00% non ha troppa importanza nel contesto più ampio. Da un punto di vista tattico, era un caso di "ora o mai più" per i responsabili politici della BCE. Date le abbondanti prove che la trasmissione della politica monetaria sta funzionando - sia l'inflazione che l'impulso della crescita si stanno affievolendo -, è probabile che gli argomenti a favore di un inasprimento si indeboliscano nei prossimi mesi.

Gli esperti hanno notevolmente rivisto al ribasso le previsioni di crescita. Hanno anche leggermente rivisto al ribasso le cifre dell'inflazione, avvicinandosi a quest'ultima l'obiettivo nel 2025, anche se con un livello del 3,2% nel 2024, rafforzando così l'argomento a favore della decisione odierna. Sebbene l'inflazione di base misurata dall'IAPC sia rimasta molto al di sopra dell'obiettivo, al 5,3% a agosto, l'impulso di base è diminuito negli ultimi mesi, e l'effetto base sarà molto negativo a settembre. La crescita dei salari nominali e dei costi unitari del lavoro ha iniziato a diminuire. La disinflazione ora arriverà dal lato dei servizi, anche se più lentamente rispetto alla traiettoria già osservata nei prezzi delle merci. Nel frattempo, è probabile che la crescita rimanga moderata, e quasi in territorio di stallo, man mano che l'attività nel settore dei servizi si normalizza. La domanda di credito è già notevolmente indebolita.

Felix Feather, analista economico, abrdn

I tassi impliciti di mercato, le aspettative del consensus così come le nostre previsioni guardavano con scarsa convinzione alla possibilità che la banca centrale mantenesse i tassi invariati (fino all'aggiornamento, ieri, delle stime sull'inflazione).   

Alla fine, è bastato il recente aumento dei prezzi delle materie prime energetiche per far pendere l'ago della bilancia a favore del decimo rialzo consecutivo. La decisione porta il tasso di deposito al livello più alto nella storia dell'istituto.  

La decisione è arrivata nonostante la debolezza dei dati economici degli ultimi mesi. A nostro avviso la BCE continua ad alzare i tassi in un contesto di recessione che probabilmente è già in corso. L'ultimo rialzo potrebbe rendere più profonda la flessione e più lenta la ripresa. Nonostante la sconfitta, sembra che le “colombe” della banca siano riuscite a ottenere un'intelaiatura dovish al cui interno è stato deciso il rialzo. In effetti, sembra che la banca consideri ormai concluso il proprio ciclo di rialzi (a meno di grandi sorprese). 

Pensiamo che questo sarà l'ultimo rialzo dei tassi di questo ciclo. Ci aspettiamo comunque dei tagli nel 2024, quando gli effetti della recessione imminente sul mercato del lavoro e sui prezzi al consumo diventeranno evidenti.  

Jon Maier, Chief Investment Officer, Global X

In Europa, il mercato del lavoro continua a dimostrare solidità anche mentre l'economia rallenta. Sebbene i dati sull'occupazione siano in aumento, si percepisce una perdita di slancio, soprattutto nel settore dei servizi che un tempo spiccava nella creazione di posti di lavoro. Sono in corso sforzi per mitigare le pressioni sui prezzi parallelamente al sostegno alle iniziative ambientali.

Ad agosto, i tassi di inflazione sono rimasti stabili al 5,3% a causa dell'escalation dei costi dell'energia. Anche se i confronti futuri suggeriscono un potenziale calo dell'inflazione, il tasso attuale rimane scomodamente alto. Tuttavia, la maggior parte degli indicatori dell'inflazione ha iniziato a diminuire. Le pressioni sui prezzi interni persistono.

Il finanziamento per le banche è diventato più costoso. Di conseguenza, i tassi medi di prestito sono in un trend al rialzo. Si nota un indebolimento evidente nella dinamica del credito, e anche se la crescita dei prestiti è in diminuzione, rimane in territorio positivo. I prestiti alle famiglie hanno registrato un calo, segnando la caduta più significativa dall'introduzione dell'euro. Mentre l'inflazione si sta ritirando, si prevede che rimarrà elevata per un periodo prolungato.

Sulla base dell'attuale valutazione, la Presidenta della BCE, LaGarde, ha indicato che i tassi di interesse attuali sono ritenuti adeguati per riportare l'inflazione al target desiderato. Di conseguenza, l'intenzione è quella di mantenere questi tassi elevati per tutto il tempo necessario per raggiungere questo obiettivo. Tuttavia, rimane la dipendenza dai dati.

Le prospettive di crescita economica pendono verso una potenziale decelerazione, soprattutto se l'impatto della politica monetaria si intensifica. Al contrario, dissipare le incertezze e rafforzare la spesa dei consumatori potrebbe portare a una crescita più accentuata. È degno di nota che i principali catalizzatori dell'inflazione sono i costi dell'energia e del cibo.

L'economia degli Stati Uniti ha ancora una volta mostrato la sua distintiva resilienza. Le vendite al dettaglio sono aumentate significativamente, anche se i dati sull'occupazione sono stati leggermente inferiori alle previsioni, un sviluppo che alcuni potrebbero interpretare positivamente. L'Indice dei prezzi alla produzione (PPI) ha riportato cifre superiori alle aspettative, spingendo in alto la parte anteriore della curva dei rendimenti del Tesoro. Nel frattempo, in Europa, la BCE ha deciso di aumentare i tassi in un contesto di prospettive economiche deboli, portando a un dollaro statunitense forte e a un euro in calo.

Martin Moryson, Chief Economist Europe di DWS, sulle decisioni della Banca Centrale Europea.

Con il rialzo odierno di altri 0,25 punti percentuali, il ciclo di rialzo dei tassi dovrebbe essere completato. Si presume che d'ora in poi la Banca Centrale Europea (BCE) rimarrà ferma fino a quando non inizierà a ridurre lentamente i tassi d'interesse nell'estate del prossimo anno.

La BCE ha corretto bruscamente le sue proiezioni: A fronte dell'aumento dei prezzi del petrolio e dei generi alimentari, ha alzato le previsioni sull'inflazione complessiva per quest'anno e per il prossimo. Ora la BCE prevede che anche l'anno prossimo l'inflazione media annua sarà ben superiore al 3%, ben lontana dal suo obiettivo di inflazione. La BCE non ha dovuto apportare alcun aggiustamento al tasso core, che per sua natura non dipende dai prezzi del petrolio e dei generi alimentari.

D'altro canto, la BCE ha dovuto rivedere al ribasso le sue aspettative di crescita, in precedenza piuttosto ottimistiche. Per quest'anno e per l'anno prossimo insieme, prevede una crescita cumulativa solo dell'1,7% (proprio come noi), dopo aver ipotizzato il 2,4% a giugno. Il motivo è che la ripresa, che dovrebbe essere trainata, tra l'altro, dai consumi, ora dovrebbe iniziare più tardi a causa dell'aumento dei prezzi del petrolio.

Nel complesso, è probabile che questo sia l'ultimo passo sui tassi di interesse. L'economia dell'area dell'euro si sta già indebolendo a sufficienza da rendere molto improbabile un nuovo aumento dell'inflazione. Solo nel caso, come detto improbabile, in cui i tassi di inflazione dovessero davvero sfuggire di mano e superare le già alte aspettative di inflazione della BCE, quest'ultima farebbe un altro passo verso l'alto.

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