Spazio pubblicitario
La BCE mantiene i tassi di interesse al 4,5%: reazioni delle società di gestione
Prospettive di mercato

La BCE mantiene i tassi di interesse al 4,5%: reazioni delle società di gestione

Come interpretano questa decisione i professionisti del settore?
Imagen del autor

26 GEN, 2024

Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

featured
Convidivi
LinkedInLinkedIn
TwitterTwitter
MailMail

La prima riunione della BCE dell'anno si è conclusa come l'ultima del 2023: senza sorprese. L'istituzione presieduta da Christine Lagarde ha deciso di mantenere i tassi di interesse al 4,5% per la terza riunione consecutiva. Come interpretano questa decisione i professionisti del settore? Te lo mostriamo di seguito.

Ombretta Signori,  Head of Macroeconomic Research and Strategy, Ofi Invest AM

 Ombretta Signori, Head of Macroeconomic Research and Strategy di Ofi Invest AM,

Come era prevedibile, quello di ieri è stato un meeting transitorio, con la Banca Centrale Europea che ha lasciato invariati i principali tassi d’interesse, confermando ancora una volta la forward guidance e la dipendenza dai dati. In effetti, la decisione più importante presa dall’istituto di Francoforte è quella che è stata comunicata a dicembre, ovvero la fine del Pepp, un evento che non è ancora chiaro come impatterà sulla politica, sebbene è probabile che avremo la risposta che cerchiamo entro la fine della primavera.

Piuttosto è di maggiore interesse quanto è stato detto, durante la conferenza stampa, in merito alle tempistiche dei tagli dei tassi, con la Bce che ha fatto di tutto per dissuadere il mercato che i tagli siano imminenti. Christine Lagarde ha inoltre ribadito che l'intera serie di dati sui salari non sarà disponibile prima della fine di aprile, il che è in linea con i commenti di Davos secondo cui i tassi di interesse potrebbero non scendere fino all'estate. Forse vale la pena sottolineare che non è solo necessario monitorare attentamente i salari, ma anche se gli aumenti salariali vengono assorbiti dai profitti in modo da non creare una seconda ondata di inflazione. Per il momento i dati sono in linea con le ipotesi della Bce di moderazione degli aumenti salariali e di calo dell'unità di profitto.

Nel complesso, ribadiamo la nostra opinione secondo cui non vi è alcuna urgenza economica per un taglio. La data più probabile è giugno e prevediamo che quest’anno l’allentamento monetario nell’area dell’euro sarà di circa 75 punti base.

Nicolas Forest, CIO, Candriam

Nella sua prima riunione del nuovo anno, non ci sono state sorprese nella politica della Banca Centrale Europea (BCE). Come previsto, i tassi di riferimento sono rimasti invariati, confermando lo status quo di dicembre.

Con il tasso sui depositi al 4% e l’inflazione inferiore al 3%, la politica monetaria continua a essere in territorio restrittivo, lasciando aperti gli interrogativi su quando avrà luogo il primo allentamento.

Con gli operatori di mercato che anticipano un primo taglio in estate, Christine Lagarde ha confermato che si prenderà il suo tempo prima di allentare la politica monetaria, rimanendo più dipendente dai dati economici che da qualsiasi calendario

Le dinamiche di inflazione dovranno essere attentamente monitorate nei prossimi mesi. Allo stesso modo andranno monitorate sia l’inflazione interna, con alcune componenti sotto pressione, sia le aspettative di inflazione, che hanno registrato un rimbalzo all’inizio dell’anno

Se il processo di disinflazione continuerà, la BCE potrà allentare la propria politica monetaria e fornire ulteriore sostegno ai mercati obbligazionari ma non prima di giugno.

Morgane Delledonne, Head of Investment Strategy Europa, Global X

Morgane Delle Donne, Head of Investment Strategy Europa, Global X

La dichiarazione più importante della conferenza stampa della BCE, a mio avviso, è l’affermazione che lasciare i tassi di interesse a "questo livello per una durata sufficiente" dovrebbe mantenere la tendenza al ribasso dell'inflazione. La BCE è soddisfatta dell'attuale livello dei tassi di interesse, e in questa frase ha indicato chiaramente che rimarrà a questo livello per un periodo di tempo non definito, finché la tendenza al calo dell'inflazione continuerà a questo ritmo e le condizioni economiche mostreranno resilienza. In sostanza, non si prevedono tagli fintanto che l'inflazione e le condizioni economiche non cambieranno.

Le aspettative di una svolta dovish della BCE si erano affievolite già dopo l’uscita degli ultimi dati sull'occupazione, migliori del previsto, e dopo l'aumento dell'inflazione salariale. Tuttavia, il mercato degli OIS (Overnight Index Swaps) prevedeva ancora più di cinque tagli da 25 punti nel 2024, il che appariva troppo ottimistico. Le condizioni economiche e il livello basso dei tassi reali limitano le manovre delle banche centrali, almeno nella prima metà dell'anno. Inoltre, sembra altamente improbabile che la BCE tagli i tassi prima della Fed.

Immediatamente dopo la conferenza, l'euro è sceso rispetto al dollaro. Tuttavia, il disallineamento delle aspettative mostrato dagli Overnight Index Swaps non è cambiato: i mercati insistono dunque nel prevedere una BCE più colomba nel corso dell’anno.

Álvaro Sanmartín, Chief Economist, Amchor IS

Álvaro Sanmartín, Chief Economist, Amchor IS

La Bce mantiene i tassi e la Lagarde ribadisce che è prematuro parlare di tagli dei tassi. Tuttavia, tutto il resto della riunione odierna è sembrato molto dovish, quindi è molto probabile che il mercato continuerà ad anticipare i tagli dei tassi già in primavera. Alcuni esempi di questo discorso "dovish" della Lagarde. Primo: è riconosciuto il progresso nella moderazione dell'inflazione di fondo. Secondo: si prevede una ripresa della crescita nell'Eurozona, ma si ribadisce che i rischi per l'attività sono al ribasso (con una maggiore tentazione, quindi, di iniziare presto a ridurre i tassi). Terzo: sono citati i segnali di moderazione salariale.

Quest’ultimo punto è particolarmente importante perché la forza della crescita salariale era una delle ragioni che la Bce utilizzava per cercare di dire che il mercato era troppo aggressivo nello scontare i tagli dei tassi. Se ora si riconosce che anche i salari si stanno muovendo nella giusta direzione, si ammette implicitamente che la probabilità che i tassi di interesse possano essere abbassati in tempi ragionevolmente brevi sta aumentando.

La mia interpretazione è questa: la Bce apre chiaramente la possibilità di iniziare a ridurre i tassi già ad aprile. Un'ottima notizia per gli asset di rischio: azioni, credito e valute, compresi i mercati emergenti. Detto questo, credo che alla fine i tassi scenderanno meno di quanto si pensi. Ma questo non sarà dovuto a qualcosa di negativo, bensì al fatto che la crescita economica potrebbe sorprendere in positivo. In tal caso, continuo a credere che gli asset di rischio faranno bene, anche se ritengo che dobbiamo rimanere cauti con il rischio di duration.

Antonella Manganelli, AD di Payden & Rygel Italia

Antonella Manganell

La BCE ha lasciato invariati tutti i tassi d’interesse e il profilo/operatività del Quantitative Tightening derivante dalle operazioni di reinvestimento dei titoli in bilancio.

Non ci sono state grandi sorprese. La BCE sembra essere confortata dal fatto che l'inflazione si sta muovendo nella giusta direzione, ma nota che è necessario compiere ulteriori progressi prima di discutere di tagli.

Si è continuato a sottolineare la necessità di dipendere dai dati e di stabilizzare l'inflazione salariale.

Nel complesso, diremmo che il tono è stato dovish. Tuttavia, riteniamo che i tagli dei tassi previsti prima dell'estate siano probabilmente prematuri.

La reazione del mercato ha visto le curve dei titoli di Stato europei irripidirsi dopo la riunione. Al momento, i rendimenti dei bund tedeschi a 10 anni sono scesi di 5 punti base al 2,29% e i titoli italiani a 10 anni hanno superato le loro controparti tedesche con rendimenti inferiori di 7 punti base al 3,82%.

Gli operatori di mercato hanno anche aumentato le scommesse su un taglio dei tassi nella riunione di aprile, portandole a quasi il 70% dal 50% circa di ieri.

Konstantin Veit, Portfolio Manager, PIMCO

Konstantin Veit, Portfolio Manager, PIMCO

La BCE rimane fermamente in attesa e mantiene un approccio dipendenti dai dati e meeting-by-meeting.

Anche se i tassi di interesse hanno presumibilmente raggiunto il picco, il mercato sta prezzando un'inversione rapida e anticipata della politica monetaria.

Riteniamo che il rischio rimanga orientato a un allentamento un po' più tardivo e meno aggressivo rispetto a quanto incorporato nelle aspettative del mercato per quest'anno.

Le aree chiave da osservare saranno le condizioni finanziarie, l'orientamento fiscale, i margini di profitto e l'evoluzione dei costi unitari del lavoro, con particolare attenzione alla crescita dei salari.

David Chappell, Senior Fixed Income Portfolio Manager, Columbia Threadneedle Investments

Columbia Threadneedle investments

Come previsto, il comunicato stampa relativo alla politica monetaria ha rimarcato lo stesso statement “durata sufficientemente lunga” per descrivere i tassi attesi in un orizzonte temporale di mantenimento. La presidente Lagarde in una recente intervista aveva indicato la possibilità di un primo aggiustamento dei tassi a partire da giugno, tema ripreso anche oggi durante tutta la conferenza stampa, dove ha suggerito che fosse prematuro discutere di un allentamento.

Tuttavia, l’evoluzione del trend dell’inflazione di fondo e alcuni rilevatori salariali indipendenti hanno consentito ai membri del comitato di acquisire maggiore fiducia nel fatto che l’attuale politica monetaria stia avendo l’effetto desiderato, aprendo la porta a un cambiamento di passo forse prima del previsto.

Manteniamo il sovrappeso sui titoli di Stato europei, privilegiandoli rispetto ai Gilt britannici.

Richard Flax, Chief Investment Officer, Moneyfarm

Richard Flax, Chief Investment Officer, Moneyfarm

La BCE mantiene invariati i tassi di interesse nell'Eurozona, al livello record del 4,50%. Una decisione in linea con le aspettative, ma che serve a ricordare che la prossima mossa della BCE non sarà una decisione semplice.

L'economia dell'Eurozona rimane piuttosto debole, mentre l'inflazione, seppure in calo, si mantiene al di sopra dell'obiettivo. Il messaggio lanciato dalla BCE è stato cauto rispetto alle aspettative - più esuberanti - del mercato alla fine del 2023.

Ci aspettiamo di vedere i tassi di riferimento iniziare a scendere verso la metà del 2024, ma molto dipenderà dall'andamento del contesto economico nei prossimi mesi.

Martina Daga, Macro Economist, AcomeA SGR

Martina Daga, Macro Economist, AcomeA SGR

Al meeting di politica monetaria di oggi, la Bce ha deciso di non alzare i tassi di riferimento, dopo 450 bp complessivi di rialzi dall’inizio del ciclo di inasprimento di politica monetaria a luglio del 2022, tenendo quindi il deposit rate al 4%, il refinancing rate al 4.50% ed il marginal lending facility rate al 4.75%. 

Il board riconosce che i tassi di riferimento hanno ormai raggiunto un livello che, se mantenuto sufficientemente a lungo, contribuirà a riportare l’inflazione al target del 2%, quindi senza la necessità di ulteriori rialzi. Tuttavia, il board della Bce non ha ancora iniziato a discutere dell'inizio del ciclo dei tagli e rimane legato a un approccio meeting by meeting e strettamente dipendente dai dati sia per determinare il livello dei tassi di riferimento sia la durata appropriati per riportare l’inflazione al target. Il tono della Bce rimane ancora cauto, ma credo sia rilevante il fatto che, sia nel comunicato stampa sia durante la conferenza stampa, abbia riconosciuto importanti progressi in termini di rallentamento dell'inflazione e stabilizzazione del mercato del lavoro

La decisione è stata presa in un contesto di debole crescita economica in Area Euro, che probabilmente registrerà una stagnazione nell'ultimo trimestre del 2023. Anche se, guardando alcuni soft data, tipicamente previsionali, questi puntano nella direzione di una ripresa economica. La ripresa del potere d'acquisto dei consumatori, grazie alla crescita dei salari nominali accompagnata dalla riduzione del livello di inflazione, è vista come la principale fonte di ripresa economica nei prossimi trimestri. Il mercato del lavoro rimane forte, con il tasso di disoccupazione ai minimi e pressioni salariali al rialzo che, accompagnate da bassa produttività, spingono il costo unitario del lavoro al rialzo. Tuttavia, guardando ad alcuni dati più recenti è evidente che la domanda di lavoratori inizi a mostrare segni di riequilibrio e le pressioni salariali tendano a una stabilizzazione

Guardando alla crescita dei prezzi al consumo, i più recenti dati di inflazione hanno confermato il trend di decrescita, l'effetto dei precedenti rialzi dei tassi di riferimento sta contribuendo all'inasprimento delle condizioni finanziarie e al contenimento della domanda. In questo contesto, le tensioni geopolitiche rappresentano il principale fattore di incertezza a livello globale, con effetti sulla fiducia dei consumatori e alterazione delle dinamiche di commercio internazionale. 

Nonostante non ci siano stati cambiamenti significativi nella comunicazione della Bce, l'analisi degli sviluppi economici e i positivi progressi sia dal punto di inflazione sia dal punto di vista del mercato del lavoro, mostrano una Bce più "colomba". Infatti, l'analisi sui dati di inflazione e sul trend del mercato del lavoro riportata oggi durante la conferenza stampa indica un contesto in cui le pressioni al rialzo sulla crescita dei prezzi al consumo sono ora meno forti. Il mercato del lavoro, in particolare, recentemente era stato la principale fonte di preoccupazione per la Bce, e il fatto che si riconoscano segnali di rallentamento, riduce i rischi sull'outlook di inflazione. 

Spazio pubblicitario