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La BCE non aumenta i tassi di interesse e lascia il prezzo del denaro al 4,5%: gli asset manager reagiscono
Prospettive di mercato

La BCE non aumenta i tassi di interesse e lascia il prezzo del denaro al 4,5%: gli asset manager reagiscono

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26 OTT, 2023

Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

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Nella riunione odierna la BCE ha annunciato che i tassi di interesse non continueranno ad aumentare, almeno per ora. Queste sono le prime reazioni dei gestori di fondi internazionali

Martina Daga, Macro Economist, AcomeA SGR

Martina Daga, Macro Economist, AcomeA SGR

Dopo più di un anno dall’inizio del ciclo dei rialzi, la Bce al meeting di politica monetaria di oggi ha deciso di non alzare i tassi di riferimento tenendo quindi il deposit rate al 4%, il refinancing rate al 4.50% e il marginal lending facility rate al 4.75%. La decisione era attesa, infatti, già in occasione dello scorso meeting era stato segnalato che i tassi avevano ormai raggiunto un livello che, se mantenuto sufficientemente a lungo, può contribuire a riportare l’inflazione al 2%. Inoltre, già a settembre, alcuni dei membri del board avevano espresso la loro preferenza per una pausa. La decisione è stata unanime e avviene in un contesto di crescita debole in Area Euro, di sviluppi positivi dell’inflazione, nonostante rimanga ancora troppo alta rispetto al target del 2%, e di ulteriore inasprimento delle condizioni finanziarie. Il crescente rischio geopolitico può, da un lato, portare un maggiore livello di incertezza sull’outlook di inflazione e, dall’altro, indebolire ulteriormente la fiducia dei consumatori.

Durante la conferenza stampa è stato chiarito che le decisioni di politica monetaria dei prossimi meeting rimarranno strettamente dipendenti dai dati, per determinare quale sia il livello dei tassi che la durata consistente con un livello di inflazione al 2%. Ciò che per il momento non è stato discusso è invece la possibilità di iniziare a tagliare i tassi di riferimento, per ora questa discussione è prematura. Oltre alla pubblicazione di diversi dati macroeconomici tra cui il valore dell’inflazione di ottobre che uscirà la prossima settimana, a dicembre verranno presentate le nuove proiezioni macroeconomiche della Bce che potrebbero influenzare la decisione del board. Il mercato sembra credere tuttavia nel perdurare della pausa, infatti, non sconta ulteriori rialzi nei prossimi mesi e inizia a prezzare tagli a partire dal secondo trimestre del prossimo anno. 

Dal meeting di oggi è emerso che ad ora non si vede più la necessità imminente di ulteriori rialzi dei tassi, ma è ancora troppo presto per iniziare a discutere di tagli. La domanda rimane quindi quanto a lungo i tassi rimarranno a questo livello.

Dal meeting di oggi ci si aspettava probabilmente anche un commento sullo sviluppo del Quantative Tightening che, invece, rimane invariato e non sono stati discussi eventuali cambiamenti.  Recentemente sembrava, infatti, che l’attenzione di alcuni membri del board della Bce si stesse spostando verso la misura del bilancio della Bce e il livello di liquidità in eccesso nel sistema. La Bce ha attualmente un totale di circa 4.800 miliardi di euro di titoli in portafoglio, di cui più di 3mila miliardi di euro del programma APP e i restanti nel programma PEPP. Di entrambi i programmi la maggior parte è investita in titoli di Stato. Da marzo di quest’anno la Bce ha iniziato il programma di QT con il mancato reinvestimento dei titoli in scadenza del programma APP. Per i prossimi mesi il mancato reinvestimento ridurrà il portafoglio titoli di circa 25 miliardi di euro al mese, mentre per il momento rimane garantito il reinvestimento dei titoli in scadenza del programma PEPP fino alla fine del 2024. Già da qualche settimana l’attenzione del mercato si stava concentrando sulla possibilità che la Bce, raggiunto il livello desiderato dei tassi, accelerasse il ritmo del QT e la strada più probabile sembra quella di iniziare anche a non reinvestire i titoli in scadenza del PEPP. Questa decisione potrebbe tuttavia far temere l’aggravarsi del rischio di frammentazione in Area Euro. Infatti, una delle principali caratteristiche del PEPP, strumento introdotto durante la crisi pandemica, è la maggiore flessibilità data alla Bce nel definire dove orientare gli investimenti, il che permette di investire proprio nei Paesi che di volta in volta necessitano maggiormente l’intervento della Bce.

Oltre al QT, contribuisce alla riduzione di liquidità in eccesso nel sistema anche il ripagamento da parte delle banche dei prestiti relativi al TLTRO di cui, da qui a un anno, raggiungeranno la scadenza rate per un totale di circa 490 miliardi di euro. La liquidità in eccesso è rimasta sostanzialmente stabile da fine giugno, quando ha registrato un calo importante dovuto non solo all’avanzamento del programma di QT, ma anche al ripagamento della scadenza di giugno del TLTRO da parte delle banche europee.

Antonella Manganelli, AD di Payden & Rygel Italia

Antonella Manganelli, AD di Payden & Rygel Italia

A seguito della riunione odierna, la BCE ha mantenuto i tassi sui livelli attuali, interrompendo la striscia di dieci rialzi consecutivi, come previsto dal mercato. Il messaggio complessivo è coerente con l'ultima conferenza stampa, in cui la BCE è rimasta in modalità dipendente dai dati e ritiene che i tassi siano ora sufficientemente restrittivi per riportare l'inflazione all'obiettivo nel lungo periodo. La BCE riconosce come la politica economica sia soggetta a due rischi: le prospettive di crescita si indeboliscono, mentre l'inflazione e i salari rimangono troppo alti.

La BCE non ha discusso di una fine anticipata del PEPP o di modifiche al MRR (Minimun Required Reserve). Il mercato ha interpretato questo come un atteggiamento dovish, con lo spread BTP-Bund che si è leggermente ristretto.

I dati sulla crescita economica sono stati rivisti al ribasso con una previsione per il 2023 a +0.7% mentre il Board si aspetta una crescita nel 2024 attorno all’1%. L’inflazione per il 2024 è rivista al ribasso, secondo le stime della BCE, a +3.2% mentre si prevede un ritorno al target del 2% nel 2025.

Inoltre, la BCE sta monitorando attentamente la situazione in Medio Oriente e le possibili conseguenze sulla crescita economica e sui prezzi dell’energia.

Konstantin Veit, Portfolio Manager, PIMCO

Konstantin Veit, Portfolio Manager, PIMCO

La BCE è attualmente in modalità pilota automatico per quanto riguarda i tassi di interesse. Anche se l’istituto di Francoforte potrebbe aumentare ulteriormente i tassi di interesse, l'attenzione si è spostata sulla probabile durata del picco dei tassi.

Riteniamo che i rischi rimangano orientati verso tagli dei tassi un po' più tardivi rispetto alle attuali aspettative del mercato. Riteniamo che per una piena normalizzazione dell'inflazione verso l'obiettivo del 2% siano necessari un ulteriore raffreddamento dell'economia e una certa debolezza del mercato del lavoro.

Sebbene il contesto di mercato non sia stato favorevole a una decisione sui reinvestimenti del programma di acquisto per l’emergenza pandemia (PEPP) oggi, prevediamo che la BCE punti a un taglio anticipato.

Non prevediamo che la BCE escluda categoricamente la vendita delle esposizioni obbligazionarie, ma ci aspettiamo che continui a concentrarsi su una graduale e ordinata riduzione passiva dei reinvestimenti.

Ulrike Kastens, Economist Europe, DWS

Ulrike Kastens, Economist Europe, DWS

Per la prima volta da luglio 2022, la Banca Centrale Europea (BCE) ha deciso oggi di non aumentare i tassi di interesse. I dati, dunque, continuano a guidare le decisioni della BCE.

Ma se l'inflazione si evolve in linea con le previsioni della BCE e con le nostre, il rialzo dei tassi di settembre 2023 sarà probabilmente l'ultimo: i tassi di inflazione continueranno a scendere a causa degli effetti base e dei fattori sottostanti. Inoltre, la BCE subirà pressioni anche dal punto di vista economico: gli indicatori di sentiment, gli standard di credito e il calo dei prestiti indicano un significativo indebolimento della domanda interna.

Nel medio termine, questo aprirà la porta a un adeguamento dei tassi d'interesse. Ci aspettiamo ancora un primo taglio dei tassi alla fine del secondo trimestre.

Richard Flax, Chief Investment Officer, Moneyfarm

Richard Flax

Durante il meeting di oggi, la Banca Centrale Europea ha deciso di lasciare i tassi d'interesse invariati: il tasso sui rifinanziamenti principali resta fermo al 4,50%, quello sui depositi al 4% e quello sui prestiti marginali al 4,75%. Si tratta della prima pausa dopo la serie di dieci rialzi consecutivi che ha caratterizzato gli ultimi 15 mesi: una mossa ampiamente prevista dagli operatori, dal momento che, come dichiarato dalla stessa Lagarde, la politica di inasprimento monetario messa in campo dalla BCE sembra stia finalmente cominciando a dare i suoi frutti nella lotta all’inflazione.

È bene sottolineare, però, che la decisione di oggi si inserisce in un contesto di mercato quanto mai complesso, caratterizzato da un costo della vita sempre più elevato, da un’inflazione ancora lontana dal target del 2% e da una crisi in Medioriente che potrebbe impattare duramente il prezzo delle materie prime, incluso il petrolio, influenzando le politiche a lungo termine della BCE. La questione principale, ora, è capire quanto a lungo i policymaker saranno disposti a mantenere i tassi a livelli così elevati.

Nonostante gli ultimi dati, in particolare il calo della produzione, lascino prevedere l’ormai prossimo indebolimento della crescita economica nell’Area Euro e il conseguente rallentamento dell’inflazione, al momento l’ipotesi di una fine anticipata del Quantitative Tightening appare quantomai ottimistica.

Dall’altra parte dell’oceano, l’economia statunitense continua a mostrarsi straordinariamente resiliente nonostante la stretta monetaria, come conferma il dato del PIL del terzo trimestre pubblicato oggi: un incredibile +4,9% su base annua, che riflette l’exploit dei consumi nel periodo luglio-settembre. 

Come reagirà la Federal Reserve di fronte a una crescita economica più forte del previsto? Probabilmente nel corso del meeting di novembre la banca centrale statunitense deciderà di lasciare i tassi invariati, ma la possibilità di un nuovo rialzo non è completamente da escludere.

Gurpreet Gill, Macro Strategist Global Fixed Income, Goldman Sachs Asset Management

Riteniamo che il ciclo di rialzi della BCE sia concluso e ci aspettiamo che la decisione odierna di mantenere i tassi fermi al 4% si estenderà fino al 2024. L'aumento dei prezzi dell'energia rappresenta un nuovo rischio di rialzo per l'inflazione headline, ma una crescita contenuta e un raffreddamento dell'inflazione core probabilmente precluderanno ulteriori rialzi dei tassi.

Il nostro scenario di base prevede un taglio dei tassi a partire dal terzo trimestre dell'anno prossimo, anche se un forte rallentamento dell'economia o un deterioramento del mercato del lavoro più ampio del previsto potrebbero spingere ad anticipare l'allentamento delle politiche

Alexander Batten, Fixed Income Portfolio Manager, Columbia Threadneedle Investments

La BCE ha mantenuto i tassi fermi oggi, una decisione che era stata ben annunciata dai membri del comitato della Banca Centrale europea e pienamente prezzata dai mercati. Tuttavia, la porta rimane aperta a ulteriori possibili rialzi, data la crescente evidenza e fiducia della BCE nella trasmissione della politica monetaria all'attività economica. Ma riteniamo improbabile che sarà necessario attivare questa opzione.

Prima della riunione di oggi si era ipotizzata una possibile anticipazione della data di fine dei reinvestimenti dei rimborsi dal programma PEPP, attualmente previsti fino alla fine del 2024. Il Consiglio direttivo non ha discusso di questo, in quanto il recente inasprimento delle condizioni finanziarie, dovuto alle curve più strette e agli spread più ampi della periferia, avrebbe ridotto la necessità di adottare ulteriori inasprimenti monetari.

La fine dei cicli di inasprimento della politica monetaria è solitamente positiva per le obbligazioni. Per questo motivo, i nostri fondi sono posizionati lunghi in termini di duration, in linea con la nostra ipotesi che i tassi di policy abbiano probabilmente raggiunto un picco, anche se di dimensioni modeste date le incertezze legate a quello che è stato un ciclo economico unico. Siamo più fiduciosi sul fatto che la curva dei rendimenti dovrebbe continuare a riprendersi, sia per il peso dell'offerta di titoli di Stato sia per l'inizio di un ciclo di allentamento delle politiche monetarie previsto per il prossimo anno.

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