
23 OTT, 2020

Nell'ultimo Long-term Outlook, Macroeconomic Scenarios and Expected Returns 2027-2030 di Aegon AM, attingiamo all'esperienza dei nostri team d'investimento e combiniamo le nostre aspettative macroeconomiche con la ricerca sui principali trend globali e sulle attività finanziarie. Il risultato è una visione dei mercati finanziari coerente e collaudata nel tempo.
L'attuale contesto macroeconomico globale è insolito, perché diverse forze potenti spingono contemporaneamente in direzioni opposte. La frammentazione commerciale e le tensioni geopolitiche pesano sulla fiducia e sull'integrazione globale, mentre la spesa in conto capitale legata all'IA fornisce un impulso significativo all'attività, in particolare negli Stati Uniti. L'Europa potrebbe beneficiare di una spinta fiscale e agli investimenti dal 2026 in poi, soprattutto grazie alla spesa per difesa, infrastrutture e transizione energetica, ma la regione deve ancora fare i conti con una debole produttività, costi energetici elevati e frammentazione politica. Allo stesso tempo, le tensioni fiscali e istituzionali negli Stati Uniti stanno diventando più visibili, anche se gli USA continuano a sovraperformare le altre economie avanzate.
L'economia globale si è dimostrata più resiliente del previsto, ma questa resilienza è sempre più disomogenea tra le regioni. Gli Stati Uniti restano il principale motore della crescita dei mercati sviluppati, sostenuti da consumi solidi, mercati dei capitali profondi, stimoli fiscali e investimenti legati all'IA. L'Europa parte da una posizione più difficile, tra pressione demografica, minore crescita della produttività e sfide di competitività, anche se il potenziale di rialzo derivante da riforme, investimenti e maggiore integrazione resta significativo. La Cina continua a crescere, ma il suo modello di crescita sta diventando più squilibrato: esportazioni, veicoli elettrici, energie rinnovabili e manifattura avanzata restano solidi, mentre il settore immobiliare, la debole fiducia dei consumatori e i venti contrari demografici continuano a pesare sulla domanda interna.
Anche l'incertezza sulle politiche è diventata una variabile macroeconomica più rilevante. Dazi, tensioni geopolitiche, pressioni sulle alleanze e relazioni internazionali più transazionali hanno già intaccato la fiducia e potrebbero avere conseguenze più gravi nelle crisi future, quando il coordinamento internazionale diventa più importante. L'inflazione è scesa sensibilmente rispetto al picco, ma il processo disinflazionistico resta vulnerabile a nuovi shock energetici, dazi, pressioni salariali e perturbazioni geopolitiche. In questo contesto, la politica fiscale sta diventando un fattore sempre più determinante delle differenze di crescita tra le regioni, mentre la politica monetaria è sempre più specifica per singolo paese e regione.
Il nostro scenario di base prevede che la crescita globale migliori gradualmente man mano che l'adozione dell'IA si amplia, gli investimenti continuano a fornire sostegno e i guadagni di produttività diventano più visibili. È probabile che l'inflazione resti relativamente persistente, mentre i tassi d'interesse rimarranno strutturalmente al di sopra dei livelli pre-pandemia. Tuttavia, le prospettive dipendono in misura insolita dagli sviluppi in ambito tecnologico, energetico, delle finanze pubbliche, delle riforme strutturali e geopolitico. Cinque test determineranno quindi in larga misura se gli elementi costruttivi delle nostre prospettive prevarranno sulle loro vulnerabilità.
Il primo è il test della produttività. La spesa in conto capitale legata all'IA sta già dando un impulso significativo all'attività, in particolare negli Stati Uniti. Il nostro scenario di base prevede che un'adozione più ampia dell'IA inizierà a generare guadagni di produttività tangibili, pari a circa l'1% annuo. Ciò sosterrà la crescita, aiutando al contempo le economie a compensare le pressioni demografiche. Tuttavia, l'implementazione sarà disomogenea e la tempistica resta incerta.
Il secondo è il test energetico. Il nostro scenario di base prevede un'accelerazione della transizione verso le energie rinnovabili, sostenuta dalla necessità di migliorare la sicurezza energetica, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati e rafforzare la competitività industriale. Ciononostante, l'energia resterà un'importante fonte di rischio macroeconomico.
Il terzo è il test fiscale. Il nostro scenario di base prevede che una crescita nominale resiliente consenta ai governi di gestire livelli di debito elevati. Tuttavia, i rischi al ribasso sono significativi. Deficit persistenti, costi per interessi più elevati e crescenti fabbisogni di finanziamento rendono diversi governi vulnerabili qualora la crescita deludesse o i rendimenti obbligazionari aumentassero ulteriormente.
Il quarto è il test delle riforme. Ci aspettiamo che le riforme strutturali proseguano, ma non prevediamo un cambiamento radicale degli attuali modelli economici. È probabile che l'Europa compia progressi graduali sull'integrazione dei mercati dei capitali, sulle infrastrutture e sugli investimenti in difesa ed energia, senza risolvere del tutto le proprie sfide in termini di frammentazione e competitività. La Cina continuerà a promuovere la manifattura avanzata e l'autosufficienza tecnologica, ma uno spostamento decisivo dagli investimenti e dalle esportazioni verso i consumi delle famiglie appare improbabile.
Il quinto è il test geopolitico, che sarà probabilmente il più imprevedibile. Il sostanziale cambiamento nel posizionamento geopolitico degli Stati Uniti ha accresciuto l'incertezza. Una politica estera più transazionale e un'intensificazione della competizione strategica aumentano il rischio di errori di calcolo o di un'escalation accidentale. Il nostro scenario di base presuppone che si eviti un conflitto aperto tra i principali blocchi economici, ma il rischio di un incidente è elevato.
Per gli investitori, questi cinque test indicano prospettive costruttive ma insolitamente incerte. Un contesto di crescita in graduale miglioramento, sostenuto dai continui investimenti nell'IA e dall'aumento della produttività, dovrebbe offrire uno scenario favorevole agli utili societari e, più in generale, agli asset rischiosi. Per le azioni, il successo dipenderà dalla capacità delle aziende di costruire e mantenere vantaggi competitivi duraturi che proteggano i margini di profitto e il potere di determinazione dei prezzi. È probabile che il rapido cambiamento tecnologico crei vincitori importanti, ma anche che stravolga i modelli di business esistenti e intensifichi le pressioni competitive in molti settori. Di conseguenza, l'innovazione tenderà ad ampliare il divario tra le aziende che riescono a sfruttare con successo le nuove tecnologie e quelle che faticano ad adattarsi.
Anche le prospettive per il credito sono sostenute da un contesto macroeconomico nel complesso sano, da una crescita resiliente e da un rischio di default contenuto. Tuttavia, gli investitori dovrebbero tenere presente che gran parte di questo contesto favorevole è già riflessa nelle valutazioni. Gli spread creditizi restano storicamente compressi, il che limita i margini per un ulteriore restringimento e riduce il potenziale di rendimento dai livelli attuali.
Allo stesso tempo, ci aspettiamo che i tassi d'interesse restino strutturalmente più alti rispetto al periodo pre-pandemia. È probabile che la domanda di capitale rimanga elevata, trainata dagli investimenti in infrastrutture per l'IA, sistemi energetici, difesa e modernizzazione industriale, mentre l'inflazione resta relativamente persistente a causa delle pressioni salariali, dei dazi, degli adeguamenti delle catene di approvvigionamento e dei rischi geopolitici. In questo contesto, gli investitori dovrebbero trarre vantaggio dal mantenere un'esposizione agli asset produttivi, riconoscendo al contempo che un mondo caratterizzato da crescita più elevata, innovazione più rapida e tassi elevati premierà probabilmente la selettività e l'allocazione attiva del capitale più dell'espansione generalizzata che ha caratterizzato gran parte del decennio precedente.
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