31 AGO, 2026

Di Jamie Patton di TCW

Di Christian Scherrmann di DWS

Il rialzo dei tassi a settembre è tornato al centro del dibattito dopo il primo discorso di Kevin Warsh come presidente della Fed a Jackson Hole. Il tono adottato ha sorpreso una parte del mercato, che si attendeva maggiore cautela sulle prospettive di politica monetaria. Le probabilità implicite di un aumento dei tassi alla riunione di settembre sono salite in poche ore, segnale che gli operatori hanno letto nelle parole del presidente un'apertura esplicita a una stretta ulteriore. Non tutti gli osservatori, però, condividono questa lettura. Se da un lato i dati sull'inflazione di fondo citati da Warsh confermano la persistenza delle pressioni sui prezzi, dall'altro diversi gestori ritengono che il discorso risponda più a un'esigenza di credibilità istituzionale che a un reale cambio di rotta operativo.
Il presidente della Fed ha lanciato un messaggio restrittivo sulle dinamiche inflazionistiche di fondo. Come spiega Christian Scherrmann, Chief U.S. Economist di DWS, si tratta della prima volta che Warsh condivide pubblicamente la propria lettura di queste dinamiche da quando ha assunto l'incarico. Il presidente ha dichiarato: "Dobbiamo avere la certezza che l'inflazione di fondo si stia muovendo verso il nostro obiettivo a un ritmo chiaro e sufficiente." In caso contrario, ha aggiunto, la Fed "avrà ancora del lavoro da fare".
A sostegno di questa valutazione, Scherrmann cita un dato preciso: quasi la metà delle 199 componenti dell'indice PCE ha registrato, negli ultimi sei mesi, aumenti di prezzo annualizzati superiori al 3%. Si tratta di un miglioramento rispetto ai picchi post pandemici, ma il dato resta superiore di circa un terzo rispetto alla norma pre pandemica, la base numerica su cui Warsh costruisce il proprio giudizio restrittivo.
L'effetto immediato sui mercati è stato netto. Jamie Patton, Managing Director e Co-Head of Global Rates di TCW, segnala che le probabilità implicite di un rialzo a settembre sono passate dal 36% al 61% nelle ore successive al discorso. Dealer e investitori si aspettavano un Warsh vago e invece hanno trovato un sostegno esplicito a una politica più aggressiva.
Tra i motivi della reazione, Patton cita la descrizione di un'economia forte e resiliente, condizioni finanziarie definite accomodanti anziché restrittive e un mercato del lavoro coerente con la piena occupazione, con scarsa preoccupazione per la recente debolezza dei dati sulle payroll. L'inflazione, invece, resta a suo giudizio ancora troppo elevata, con progressi definiti solo modesti.
Nonostante la reazione dei mercati, Patton (TCW) invita alla cautela. Warsh non ha cambiato la propria posizione sulla forward guidance: se il mercato interpreta il discorso come un segnale di rialzo, sottolinea Patton, "questa è una scelta del mercato; non è il presidente o il FOMC che sta promettendo qualcosa o che sta indicando una direzione." Per Patton, l'intervento riguarda soprattutto la credibilità dell'istituzione, non un impegno operativo.
A sostegno di questa lettura, Patton ricorda che le misure di mercato sulle aspettative di inflazione, una volta corrette per il differenziale tra CPI e PCE, indicano un ritorno della Fed verso l'obiettivo del 2% nel prossimo futuro. Inoltre, i tassi ufficiali difficilmente potrebbero frenare un'inflazione trainata dal lato dell'offerta senza un aumento della disoccupazione di diversi punti percentuali, un prezzo che la banca centrale non sembra disposta a pagare.
George Curtis, gestore di portafogli di TwentyFour Asset Management (boutique di Vontobel), guarda al discorso da una prospettiva più strategica. A suo avviso Warsh "si è messo con le spalle al muro": in un contesto di piena occupazione e crescita robusta, con l'inflazione di fondo ancora sopra l'obiettivo, non alzare i tassi a settembre comporterebbe per la Fed una perdita di credibilità superiore a quella di un rialzo, salvo un miglioramento sostanziale dei dati in arrivo.
Scherrmann (DWS) arriva a una conclusione più sfumata: la Fed manterrebbe i tassi invariati solo se l'inflazione continuasse a raffreddarsi a ogni nuovo dato pubblicato, un percorso favorito dal progressivo affievolirsi degli effetti di energia e dazi. Il team di DWS assegna comunque una probabilità leggermente più alta allo status quo, pur riconoscendo che i rischi restano orientati al rialzo.