24 LUG, 2026

Di Konstantin Veit di PIMCO

Di Ulrike Kastens di DWS

La Banca Centrale Europea ha lasciato invariati i tassi di interesse di riferimento, dopo il rialzo deciso a giugno. La decisione, presa all'unanimità dal Consiglio direttivo, non chiude però la porta a un nuovo intervento restrittivo: i mercati guardano ora alla riunione di settembre come al prossimo appuntamento chiave per la politica monetaria dell'Eurozona.
Il nodo centrale resta l'inflazione, il cui bilancio dei rischi appare tutt'altro che risolto. Da un lato pesano i possibili effetti di traslazione dei costi energetici sui prezzi al consumo; dall'altro, la debolezza della crescita economica potrebbe attenuare le pressioni. In questo contesto, tre case di investimento internazionali offrono letture convergenti sulla direzione, ma distinte sulle probabilità e sui rischi in gioco.
Ulrike Kastens, Senior Economist, DWS, spiega che la BCE ha lasciato invariati i tassi dopo l'aumento di giugno, ma ha mantenuto aperta la possibilità di un nuovo rialzo del tasso sui depositi a settembre. Felix Feather, economista di Aberdeen Investments, condivide la lettura: la scelta non è una sorpresa, poiché la banca centrale preferisce modificare i tassi in occasione delle riunioni con nuove previsioni, la prossima delle quali è prevista proprio a settembre.
Kastens ricorda inoltre che, sebbene la decisione sia stata unanime, alcuni membri del Consiglio avevano preso in considerazione un rialzo immediato. Interpellata sul punto, la Presidente Lagarde ha chiarito che la scelta non rappresenta un impegno preventivo verso settembre: prima di allora sarà pubblicata un'ampia serie di dati su economia e inflazione, che offrirà un quadro più chiaro delle prospettive.
Sulla base delle nuove proiezioni dello staff, Kastens è netta: "ci attendiamo quindi un ulteriore rialzo dei tassi al 2,50% a settembre". Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO, arriva alla stessa conclusione direzionale: "continuiamo ad aspettarci che la BCE alzi i tassi un'altra volta a settembre".
Veit introduce però una sfumatura rilevante rispetto a Kastens: il bilancio dei rischi per l'inflazione è diventato, a suo avviso, più bilaterale rispetto a giugno. I rischi al rialzo, legati alla traslazione dei costi energetici e a possibili effetti di secondo round, coesistono ora con rischi al ribasso legati alla debole dinamica della crescita e a un'eventuale de escalation tra USA e Iran.
Su questo punto Veit (PIMCO) si distingue nettamente dal consenso di mercato: "il pricing di mercato di ulteriori 70 punti base di inasprimento ci sembra eccessivo in questo contesto". Secondo Veit, se la BCE concluderà il ciclo di rialzi al 2,50%, lo farà per preservare un margine di manovra sulla politica convenzionale, ed è improbabile che ritratti questi rialzi nel corso del prossimo anno.
Feather (Aberdeen) inquadra la questione in termini più condizionali, legando l'esito non a un pricing eccessivo ma all'evoluzione dello shock energetico: è quest'ultimo, non le aspettative di mercato, a determinare se settembre porterà davvero un nuovo rialzo.
Feather quantifica il rischio: i prezzi del petrolio si attestano intorno ai 100 dollari al barile, mentre i prezzi del gas in Europa hanno registrato un aumento ancora più marcato. "Se dovesse persistere, uno shock sui costi energetici di tale entità sarebbe troppo grave perché la BCE possa ignorarlo: in tal caso, a settembre procederebbe a un nuovo rialzo", avverte l'economista di Aberdeen Investments.
Kastens (DWS) offre un contrappeso su un fronte specifico: al momento la banca centrale non si attende effetti di secondo impatto significativi derivanti dall'aumento dei salari, e la maggior parte delle misure delle aspettative di inflazione resta intorno al 2%, in linea con l'obiettivo BCE. Feather, tuttavia, sottolinea che finora sono scarsi i segnali di quel tipo di effetti di secondo round che renderebbero permanente la fiammata inflazionistica, un margine di manovra che potrebbe bastare a giustificare una pausa prolungata se le tensioni in Medio Oriente si allentassero.
Le tre letture convergono su un punto: settembre, non luglio, è la riunione che deciderà davvero la traiettoria dei tassi BCE, e lo scenario centrale resta un rialzo verso il 2,50%. Divergono però sulla certezza di quello scenario. Kastens lo considera la base di proiezione; Veit lo giudica probabile ma mette in guardia contro un pricing di mercato eccessivo; Feather lo condiziona esplicitamente all'evoluzione dei prezzi energetici e delle tensioni in Medio Oriente.
Per gli investitori, la variabile da monitorare da qui a settembre non è la retorica della BCE, ma i dati su energia, salari e crescita che la stessa istituzione ha indicato come bussola.