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Transizione Energetica: Opportunità Nucleare & Come Sfruttare il Trend
Investimento ESG

Transizione Energetica: Opportunità Nucleare & Come Sfruttare il Trend

Stefano Battel, portfolio manager, ti spiega come trarre vantaggio dalle opportunità che sorgono dalla transizione energetica.
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12 APR, 2023

Di Stefano Battel di Cherry Bank

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A novembre del 2021 ci siamo posti la domanda se il maxi piano UE per la decarbonizzazione delle economie del Vecchio Continente potesse essere attuato senza l’inclusione dell’energia nucleare. Analizzando vari report, provenienti da fonti indipendenti e stimando il fabbisogno energetico degli anni avvenire,  siamo giunti alla conclusione che l’inclusione, all’interno della tassonomia green, fosse un passaggio obbligato.

L’energia nucleare infatti non richiede l’utilizzo di combustibili fossili, essendo l’energia elettrica prodotta sfruttando il vapore acqueo, creato dall’acqua che scorre attorno al nocciolo, per far ruotare le turbine del generatore di corrente della centrale.  Non ha alcun impatto diretto sulle emissioni di gas serra o sul cambiamento climatico e potrebbe facilitare la transizione energetica e contribuire a ridurre gli alti costi energetici.  In termini di emissione di CO2, negli ultimi 50 anni, L'energia nucleare ha evitato circa 55 Gt pari a quasi 2 anni di emissioni globali di CO2 legate all'energia totale prodotta nel mondo.

Per meglio inquadrare la situazione nel 2021, a livello globale, il nucleare provvedeva a fornire circa il 10% (fonte: IEA) della produzione globale di elettricità, con una capacità diminuita di quasi 3 GW, sempre a livello globale, a causa del fatto che i reattori di nuova costruzione non sono stati in grado di compensare gli oltre 8 GW che sarebbero stati prodotti da quelli dismessi. Inoltre, mercati emergenti e le economie in via di sviluppo, hanno rappresentato la totalità della nuova capacità, con la maggior parte delle chiusure avvenute in Germania, Regno Unito e USA (tutti membri del G7). 

Per raggiungere lo scenario Net Zero, con un consumo energetico globale, che cresce al ritmo medio di circa l’1%-2% annuo (fonte: S&P Global Market Intelligence), escludendo che i paesi sviluppati vogliano intraprendere la strada della riduzione dei consumi energetici e quindi perdere quote di mercato, l'energia nucleare dovrà continuare ad espandersi per soddisfare la domanda aggiuntiva e nel contempo ridurre il fabbisogno di combustibili fossili andando a compensare momentaneamente gli attuali limiti delle fonti rinnovabili. 

A supporto che tale settore potesse rappresentare un’opportunità sia in termini di prospettive di rendimento sia in ottica di diversificazione settoriale vi era, all’epoca, e vi è tutt’ora la particolare dinamica domanda/offerta che si stava venendo a creare. Osservando i prezzi della materia prima, ovvero l’uranio, il mercato iniziava già a ipotizzare che la domanda potesse essere sostenuta appunto dal trend strutturale, legato alla decarbonizzazione, mentre lato offerta, causa aumenti costi di estrazione e prezzi bassi, nel decennio precedente, ne avevano ridotto la produzione costringendo all’utilizzo delle scorte. 

Da notare inoltre che, a complicare ulteriormente la situazione, si sono verificate diverse interruzioni non pianificate delle forniture a causa dell'impatto della pandemia COVID-19 stressando ulteriormente la catena di approvvigionamento sulle attività di estrazione e lavorazione della materia prima. L'uranio infatti è un bene altamente dipendente dal commercio con quasi l'80% della produzione primaria nelle mani di imprese statali, nel quale oltre il 70% proviene da Paesi che consumano poco uranio mentre quasi il 90% del consumo avviene in Paesi con una produzione primaria scarsa o nulla (fonte: World Nuclear Association).

Tale dinamica sarebbe poi stata confermata e rafforzata, sul fronte della domanda, nel corso del 2022, dalle tensioni geopolitiche legata all’invasione dell’Ucraina generando preoccupazione sulla sicurezza dell’approvvigionamento e dall’inclusione, come era stato ipotizzato, del nucleare tra le fonti di energia sostenibile nella tassonomia europea.

Fonte: Cameco Corporation 

Una volta arrivati a queste conclusioni la domanda più logica è stata: come prendere esposizione a questo trend? 

L'uranio, a differenza di altre materie prime, non viene scambiato su un mercato aperto. I compratori e i venditori negoziano i contratti privatamente. Per gli investitori, pertanto, l'unico modo per accedere ai prezzi spot sarebbe attraverso veicoli illiquidi, con premi o sconti, per esempio attraverso i trust. In conclusione non ci sono modi semplice e diretti per prendere posizione sull’apprezzamento del prezzo della materia prima come avviene con altre commodities.  

Per questo motivo le strade che rimangono sono due: l’acquisto diretto di singoli titoli, concentrandosi sul settore in senso più ampio, ovvero società di estrazione-lavorazione e costruzione-manutenzione di impianti oppure rivolgersi agli ETF acquistando di fatto l’intero basket sottostante. A nostro avviso queste ultime due soluzioni rappresentano il modo più efficace per accedere al mercato dell'uranio, perché spesso le azioni tendono ad ottenere un vantaggio maggiore rispetto all’esposizione diretta dei prezzi.

Sfortunatamente noi come investitori istituzionali ci siamo trovati ad affrontare lo soglio che sul mercato non esistevano all’epoca OICR armonizzati e nemmeno la strada dei singoli titoli era percorribile trattandosi, in questo caso, di gestioni patrimoniali standard in fondi. 

L’unico modo pertanto è stato quello di creare uno strumento ad hoc che investisse su di esse. La scelta è ricaduta nella strutturazione di un Bonus certificates multi basket con uno strike level posto al 62.5% del livello iniziale (worst of). Se avessimo usato la metodologia equally weighted, sarebbe uscito un prodotto con un prezzo di entrata di molto sopra la pari o con condizioni (cap e strike level) significativamente peggiori, penalizzando la performance finale. In questo modo è stato possibile raggiungere un trade off tra protezione e partecipazione al rialzo.

Per chi fosse interessato abbiamo selezionato gli strumenti a nostro avviso più significativi e che vale la pena di tenere monitorati qualora si fosse alla ricerca di inserire tale settore per migliorare la diversificazione del portafoglio. 

Purtroppo non è ancora possibile investire nelle società attive nella costruzione e ricerca di centrali che utilizzano il torio o classi di reattori veloci (traveling wave reactor) essendo tutte compagnie private (Terra Power, la startup newcleo o Tokamak Energy che si occupa di fusione nucleare) e quindi di non facile accesso.

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