9 SET, 2026

La Banca centrale europea si appresta a decidere giovedì un nuovo rialzo del tasso sui depositi, portandolo al 2,50%. La mossa arriva dopo un'estate segnata da un'inflazione headline in risalita e da un'inflazione di fondo in rallentamento, un quadro che lascia margini di interpretazione sulla durata del ciclo restrittivo.
I dati diffusi ad agosto mostrano prezzi al consumo saliti al 3,3% su base annua nell'area euro, spinti soprattutto dal rincaro dell'energia, mentre l'inflazione core è scesa al 2,4%. Le principali case di gestione internazionali concordano sulla direzione della decisione di questa settimana, ma non su quanto durerà la stretta monetaria una volta completato il rialzo atteso, né su quanto rapidamente l'attenzione dei mercati potrebbe spostarsi verso un possibile primo taglio nel 2027.
Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO, è netto: "riteniamo che, nella riunione di settembre, la BCE aumenterà il tasso di deposito (DFR) di 25 punti base, portandolo al 2,5%". La stessa soglia è indicata da Ulrike Kastens, Senior Economist di DWS, secondo cui "i rischi per le prospettive di inflazione restano orientati al rialzo", motivo sufficiente perché la banca centrale proceda con il rialzo atteso la prossima settimana.
Anche Michaël Lok, Group CIO e Co-CEO Asset Management di UBP, conferma che i dati recenti non basteranno a dissuadere la BCE dall'aumentare i tassi in occasione del meeting di giovedì.
Il consenso tra le tre case si forma attorno agli stessi numeri: un'inflazione headline in accelerazione, trainata dall'energia, e un'inflazione core che invece rallenta. Veit (PIMCO) sottolinea che l'inflazione raggiungerà probabilmente un picco intorno al 3,5% nella seconda metà dell'anno, con il dato core stabile vicino al 2,5%. Per Kastens (DWS), i dati odierni sull'inflazione dell'area euro confermano la view di un rialzo, poiché i prezzi al consumo sono saliti al 3,3% ad agosto dal 2,9% di luglio.
Secondo Lok (UBP), "l'inflazione complessiva dell'Eurozona ha registrato un'accelerazione al 3,3% su base annua ad agosto, come previsto, trainata da un'impennata dei prezzi dell'energia, in crescita del 14,3% su base annua", dopo le rinnovate turbolenze nello Stretto di Hormuz. L'inflazione di fondo, al contrario, è scesa al 2,4% dal 2,5%, restando sotto il consenso, grazie a un rallentamento nel settore dei servizi, sceso al 3,0% dal 3,3%, probabilmente legato al turismo.
Kastens (DWS) osserva che "al momento non emergono segnali che indichino un allargamento delle pressioni inflazionistiche di fondo a un numero più ampio di componenti", un'evidenza che dovrebbe riflettersi anche nelle proiezioni aggiornate della BCE. Per Lok (UBP), questo conferma che gli effetti di secondo ordine continuino a non manifestarsi, anche se la BCE dovrà comunque tenere d'occhio i prezzi dell'energia e la forza del ciclo economico.
Sul dopo settembre, le view convergono verso una pausa, pur con sfumature diverse. Veit (PIMCO) è diretto: "dopo settembre, prevediamo una pausa prolungata, anche se eventuali rischi emergenti per le aspettative di inflazione potrebbero spingere la BCE a proseguire la sua politica di aumento dei tassi".
Anche il titolo dell'analisi di Lok (UBP), che parla esplicitamente di una "probabile pausa della BCE al rialzo dei tassi" dopo il meeting di giovedì, va nella stessa direzione: per Lok, i mercati si concentreranno sulla posizione della presidente Lagarde riguardo all'inflazione e alla possibilità di ulteriori aumenti dei tassi.
Per Veit (PIMCO), eventuali rialzi oltre il 2,50% porterebbero il DFR sopra il limite superiore delle stime del tasso neutrale della BCE e richiederebbero, a suo avviso, un nuovo shock energetico, l'evidenza di effetti di secondo ordine sui salari o un disancoraggio delle aspettative di inflazione, condizioni che al momento non trovano riscontro nei dati.
Kastens (DWS) individua il nodo centrale nella domanda se il rialzo dei prezzi energetici generi effetti indiretti tramite salari e prezzi: finora le evidenze sono contrastanti. Anche Veit (PIMCO) conferma che "l'economia dell'Eurozona si è dimostrata più resiliente del previsto, con il settore privato che ha mantenuto la propria resilienza di fronte allo shock energetico".
Per Kastens (DWS), in un contesto altamente competitivo molte aziende dispongono di margini limitati per trasferire i costi più elevati sui consumatori. Anche la crescita salariale è rimasta relativamente moderata, il che suggerisce che sia improbabile l'emergere di un processo inflazionistico autoalimentante, mentre le aspettative di inflazione sembrano restare saldamente ancorate.
Per Lok (UBP), il rischio non riguarda solo l'inflazione ma anche il posizionamento di mercato sull'euro: "i mercati mantengono una posizione corta e di modesta entità sull'euro, il che potrebbe rappresentare un rischio qualora gli investitori ritenessero probabile un nuovo aumento dei tassi da parte della BCE nei prossimi mesi".
Kastens (DWS) chiude sulla stessa cautela: "una politica monetaria marcatamente restrittiva non sembra al momento necessaria", ma la BCE manterrà probabilmente un orientamento restrittivo di fondo finché persisterà l'incertezza sugli effetti di secondo impatto dello shock energetico.
Il quadro che emerge da UBP, PIMCO e DWS è quello di una BCE pronta a completare, non ad avviare, un ciclo di rialzi: il tasso sui depositi al 2,50% appare come un punto di arrivo più che una nuova rampa di rialzi. La vera variabile strategica per gli investitori non è più la prossima riunione, ma la tenuta dell'inflazione core nei prossimi trimestri: se lo shock energetico non si trasferirà su salari e prezzi, la pausa preannunciata da Lok e Veit potrebbe consolidarsi in una fase prolungata di tassi fermi, con implicazioni dirette sul posizionamento in euro e sulla duration dei portafogli obbligazionari.
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