
30 LUG, 2026
Di RankiaPro

La Fed ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse, nell'intervallo tra il 3,50% e il 3,75%, nella sua riunione di luglio, che è stata caratterizzata dalla divisione interna del comitato. Tre presidenti regionali hanno votato per aumentare i tassi, dimostrando che il dilemma tra contenere l'inflazione e sostenere la crescita rimane aperto all'interno del FOMC.
La decisione arriva in un contesto di inflazione ancora sopra l'obiettivo del 2%, con dati recenti un po' più moderati ma insufficienti per dissipare i dubbi. Il mercato, lontano dall'essere soddisfatto, ha reagito con cautela al tono della conferenza stampa del presidente Kevin Warsh, la cui strategia di comunicazione inizia a generare tante domande quante risposte tra i gestori di reddito fisso.
Jon Butcher, economista senior degli Stati Uniti presso Aberdeen Investments, sostiene che l'istituzione continuerà a propendere per mantenere i tassi "a causa delle tendenze inflazionistiche sottostanti", anche se riconosce che Warsh ha fornito poca orientazione sul futuro, citando rischi legati all'energia, all'intelligenza artificiale e ai dazi. In una posizione simile, Paolo Zanghieri, economista senior presso Generali Investments, sottolinea che Warsh ha insistito sul fatto che mantenere i tassi non equivale a lassismo di fronte all'inflazione, ma a una forma diversa di stretta monetaria. Tuttavia, il mercato "non sembrava del tutto convinto", secondo Zanghieri, il che anticipa un divario crescente tra il discorso ufficiale e l'interpretazione degli investitori.
Eric Winograd, economista capo per gli Stati Uniti di AllianceBernstein, aggiunge sfumature critiche: ritiene che la conferenza stampa avesse un tono accomodante rispetto alla traiettoria dei tassi a breve termine, poiché Warsh ha solo ammesso che tassi più alti "potrebbero" far parte della soluzione, mettendoli dietro ad altri strumenti come l'ancoraggio delle aspettative di inflazione.
Il cambiamento più rilevante, secondo i quattro esperti, è la rinuncia deliberata di Warsh a fornire una guida futura esplicita. Winograd interpreta che il presidente "spera di riportare l'inflazione all'obiettivo attraverso un discorso deciso, piuttosto che attraverso azioni di politica monetaria", una scommessa che fino ad ora ha funzionato perché i rendimenti sono aumentati e le condizioni finanziarie si sono indurite senza che la Fed muova un solo tasso. Zanghieri concorda con la diagnosi: la Fed ritira le indicazioni dettagliate perché, secondo la sua logica, un eccesso di forward guidance riduce il valore informativo dei prezzi di mercato e limita ciò che la banca centrale può apprendere da essi.
Tuttavia, Winograd avverte di un rischio strutturale in questa strategia: la possibilità che Warsh stia incorrendo in un bias di conferma, dato che interpreta solo il movimento del mercato come validazione quando si muove nella direzione desiderata. Per Zanghieri, lo stesso Warsh non è riuscito a spiegare in modo convincente perché la Fed non agisce nonostante l'inflazione persistente, alimentando dubbi sulla reale fermezza dell'impegno anti-inflazionistico dell'istituzione.
La risposta dei mercati conferma questi dubbi. Secondo Zanghieri, il rendimento del titolo del Tesoro a due anni è sceso di circa 5 punti base dopo la riunione, mentre i futures sui fondi federali hanno iniziato a scontare aumenti di 18 punti base per settembre, rispetto ai circa 25 punti base che erano previsti prima del comunicato.
Al contrario, il rendimento a 30 anni è salito di 12 punti base fino al 5,2%, il suo livello più alto dal 2007, riflettendo che il mercato continua a richiedere un premio per il rischio inflazionistico a lungo termine nonostante il tono più morbido percepito nella conferenza stampa.
Kay Haigh, direttore globale e CIO di Fixed Income e Liquid Solutions presso Goldman Sachs AM, ritiene che un aumento a settembre sia "una decisione molto stretta" e che qualsiasi ulteriore movimento dipenderà dall'evoluzione delle ostilità in Medio Oriente insieme ai prossimi due dati CPI. Butcher (Aberdeen) concorda nel definire settembre come una decisione contesa, ponendo come fattore decisivo l'evoluzione dei prezzi dell'energia nelle prossime settimane. Entrambi avvertono, inoltre, che se la Fed alla fine aumenta i tassi, è improbabile che si tratti di un movimento isolato: Butcher prevede che farebbe parte di una serie di due o tre aumenti in rapida successione.
Zanghieri, d'altra parte, aveva inizialmente previsto un aumento nella riunione di dicembre, ma sottolinea che il cambio hawkish all'interno del FOMC, unito alla necessità di convincere i mercati scettici, aumenta ora le probabilità che il movimento sia anticipato a settembre.
Il consenso tra i quattro gestori indica una Fed intrappolata tra due fronti: un'inflazione sottostante che, secondo Butcher, potrebbe non essere così preoccupante in fondo, e una strategia comunicativa di Warsh che, nelle parole di Winograd, rischia di "vincere la battaglia della conferenza stampa" a scapito della credibilità a lungo termine. La chiave per settembre non sarà solo nei dati sull'inflazione e l'occupazione, ma se il mercato è ancora disposto a fare parte del lavoro di aggiustamento monetario che la Fed, per ora, preferisce non fare da sola.
Disclaimer: Questo articolo ha scopo puramente informativo e non costituisce consulenza per gli investimenti. I rendimenti passati non garantiscono risultati futuri. Il reddito fisso è soggetto a rischi di tasso di interesse, credito e inflazione, tra gli altri. Le opinioni citate appartengono a Kay Haigh (Goldman Sachs AM), Eric Winograd (AllianceBernstein), Jon Butcher (Aberdeen Investments) e Paolo Zanghieri (Generali Investments), e non riflettono necessariamente la posizione editoriale di RankiaPro.