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I platinoidi sono in difficoltà, ma si riprenderanno
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I platinoidi sono in difficoltà, ma si riprenderanno

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AUTORE: Benjamin Louvet, Head of Commodities di Ofi Invest AM

Da inizio anno, i platinoidi (ovvero platino e palladio) sono stati colpiti da un duro ribasso di mercato, generato da una fase sfavorevole del ciclo economico, da una minore domanda industriale, ma anche da fattori più specifici. Tra questi ultimi rientra il fatto che i due metalli in esame sono impiegati principalmente nella produzione dei catalizzatori dei veicoli a combustione interna (ICE) e la corsa per il passaggio a una mobilità basata sui veicoli elettrici (EV), che sono sprovvisti di questa componente, ha generato timori crescenti su una richiesta strutturalmente inferiore rispetto al passato nel settore automotive.

Questi timori sono l’origine di due fenomeni che hanno interessato queste commodity:

  • Molti industriali hanno optato per ridurre le loro riserve di platinoidi, piuttosto che acquistarli sul mercato, contribuendo a contrarre la domanda.
  • I platinoidi, il palladio in particolare, sono stati colpiti dagli investitori che scontano un passaggio ai veicoli elettrici. Non importa se queste scommesse hanno poco a che fare con i fondamentali del mercato, in un contesto di scarsa liquidità possono comunque al ribasso dei prezzi.

Inoltre, il palladio è stato negativamente influenzato anche da altri due fattori: il primo è la sua sostituzione in alcune aree del campo automotive proprio con il platino, a causa del differenziale di prezzo. Si consideri che, nella produzione di marmitte catalitiche, 730mila once di palladio sono state sostituite con il platino. Il secondo, ma non meno importante, è la contrazione del prezzo dovuto alla vendita delle riserve da parte della Russia, uno dei maggiori produttori al mondo di questo materiale, responsabile di circa il 40% dell’output annuale. I dati parlano di una vendita tra le 60 e le 150 tonnellate annue, in un mercato in cui la produzione nello stesso arco temporale è di circa 350 tonnellate, una quota che fa sorgere forti dubbi anche sulla possibilità di vendita futura.

Gli elementi appena citati sono ciò che hanno causato la spaccatura tra prezzo e fondamentali di mercato che stiamo vivendo oggi. Infatti, non solo platino e palladio sono stati colpiti congiuntamente da un calo della produzione, ma annoverano tra i principali estrattori due nazioni (Sud Africa e Russia) che, per motivi differenti, stanno attraversando gravi difficoltà. Il Sud Africa, che produce circa l’80% del platino e il 40% del palladio per tutto il mondo, sta attraversando una durissima crisi energetica, tanto che alcune zone del paese non hanno passato neanche un giorno senza che si verificasse un blackout.

Questo ha molto rallentato l’attività delle miniere, tanto che una società come Sibanye Stillwater ha già anticipato che la produzione di metalli per quest’anno saranno sarà inferiore del 10%-20% rispetto al 2022. Per quanto riguarda la Russia, è ovvio che la situazione attuale e la tensione crescente con Stati Uniti e Unione Europea mettono fortemente a rischio l’estrazione e la commercializzazione di tutti i metalli prodotti sul territorio.

Tuttavia, se si attua un’analisi più strutturale, noi di Ofi Invest AM riteniamo che i mercati sbaglino a pensare che il palladio non sarà più necessario con il passaggio a veicoli elettrici alimentati da batterie, in quanto è impossibile che tutte le aree del mondo dispongano di una capacità produttiva tale da elettrificare completamente la settore della mobilità. Ciò significa che i veicoli ICE sopravviveranno in qualche forma e, soprattutto, che l’ibrido giocherà un ruolo di primo piano e i veicoli ibridi necessitano di molto più platino e palladio rispetto ai corrispettivi a combustione interna; circa il 15% in più. Pertanto, la nostra conclusione è che il mercato stia semplificando eccessivamente la situazione e che sia giunto a conclusioni affrettate.

Infine, è opportuno considerare che per attuare la transizione energetica si sta dando sempre maggiore importanza all’idrogeno verde (ovvero l’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili), che si ottiene attraverso gli elettrolizzatori, i quali, a loro volta, presentano numerose componenti in platino. Inoltre, anche le celle a combustibile che trasformano l’idrogeno in elettricità hanno bisogno di platino per essere prodotte e lo stesso vale per le fibre ottiche dei pannelli solari. Inoltre, il palladio è utilizzato anche all’interno del processo di elettrolisi.

Secondo un recente studio di Bank of America, la crescita degli elettrolizzatori e delle celle a combustibile aumenteranno la domanda annua aggregata di platino rispettivamente di 300mila e di 400mila once entro il 2030.

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