
22 OTT, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Quando una famiglia vende la propria azienda, perde all’improvviso la struttura che organizzava le sue decisioni: consiglio di amministrazione, direzione, assemblee degli azionisti e rendiconti finanziari. La domanda diventa come governare e possedere il patrimonio liquido che rimane. Il Family Barometer 2026 di Julius Baer ed EY, un sondaggio condotto tra consulenti di famiglie con un patrimonio superiore a 50 milioni di franchi svizzeri, offre una panoramica di ciò che si fa di solito.
I consulenti potevano selezionare più opzioni, perciò le percentuali superano il 100%. Le formule più comuni adottate dopo la cessione sono:
Roman Berri, responsabile dell’Offering Management & Development di Julius Baer, spiega che veicoli come i fondi private label non mirano tanto a ottenere rendimenti superiori quanto a semplificare l’amministrazione e la governance. A suo avviso, il fatto che il patrimonio resti aggregato o venga distribuito tra i rami familiari dipende dagli obiettivi e dai rapporti di ciascuna famiglia.
Il rapporto indica il family office come la seconda struttura più diffusa e sottolinea che il modello più adatto dipende dalle dimensioni, dalla complessità e dalle esigenze di governance. Un imprenditore di prima generazione può aver bisogno di consulenza specialistica, strutture proprietarie e rendicontazione consolidata senza sostenere i costi di un team interno; in questi casi, le formule ibride, che combinano la supervisione familiare con competenze esterne, tendono a offrire un equilibrio.
Nelle famiglie multigenerazionali l’approccio cambia. María Eugenia Mosquera, di Julius Baer, descrive il family office come il nuovo progetto comune: sostituisce l’imprenditorialità con la gestione degli investimenti come attività condivisa e come quadro di identità e finalità per le generazioni successive.
Dal punto di vista regionale, spicca l’Asia: il 75,5% degli intervistati con clienti nella regione ritiene che le famiglie creerebbero un single-family office dopo l’uscita, la percentuale più alta in assoluto. Tuttavia, il modello preferito raramente è autosufficiente: le famiglie mantengono le decisioni strategiche e si affidano a professionisti esterni per competenze specialistiche.
Scegliere una struttura non equivale ad avere una governance. Alla domanda su quali strutture di governance degli investimenti adottino le famiglie dopo l’uscita, la risposta più frequente è nessuna struttura formale:
Mosquera sostiene che governance e strutturazione patrimoniale sono inseparabili: la seconda è il meccanismo che conferisce forza giuridica agli accordi della prima. La struttura può combinare società d’investimento private, partnership, trust, fondazioni, soluzioni assicurative sulla vita e veicoli d’investimento specifici. A titolo di esempio, cita il caso di un fondatore che, dopo la vendita e la costituzione di una struttura familiare, ha adottato una struttura di trust multigenerazionale, mantenendo poteri d’investimento ben definiti e delegando parte del portafoglio a Julius Baer, sulla base di una politica d’investimento formalizzata.
I risultati riflettono l’opinione dei consulenti, non quella delle famiglie stesse, e il documento è materiale di marketing di Julius Baer, i cui dirigenti contribuiscono con buona parte delle testimonianze citate. Con questa premessa, il messaggio è chiaro: dopo una vendita, la sfida non consiste solo nello stabilire dove investire, ma anche nel decidere quale istituzione familiare prenderà le decisioni e come verranno fatti rispettare gli accordi. Per chi seleziona fondi o fornisce consulenza a queste famiglie, ciò si traduce in veicoli comuni e formule ibride con il supporto esterno come interlocutori abituali.