
9 GIU, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Intesa Sanpaolo ha annunciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria su Banca Monte dei Paschi di Siena per un controvalore massimo stimato di 30,6 miliardi di euro in caso di adesione integrale.
L’operazione, illustrata dall’amministratore delegato Carlo Messina, mira a rafforzare il posizionamento del gruppo in Europa e a costruire un polo del wealth management con 2.000 miliardi di euro di masse gestite.
L’offerta prevede, per ogni azione Mps portata in adesione, un corrispettivo pari a 1,6 azioni Intesa Sanpaolo di nuova emissione più 1 euro in contanti. Secondo quanto comunicato dal gruppo, il premio implicito è del 12,5% rispetto al prezzo ufficiale di chiusura del 5 giugno.
Dal punto di vista industriale, il progetto punta a rafforzare le attività considerate core da Intesa, in particolare wealth management, protection & advisory e i servizi a maggiore valore aggiunto. La banca sostiene che l’integrazione potrebbe generare sinergie rilevanti e una maggiore capacità competitiva sia sul mercato italiano sia a livello europeo, con l’obiettivo di superare i 16 miliardi di euro di utile netto entro il 2029.
Per rispondere ai possibili rilievi antitrust, Intesa Sanpaolo ha già siglato un accordo con Unipol che prevede la cessione di una banca composta da 635 filiali Mps, insieme a parte delle strutture centrali necessarie a garantirne l’operatività autonoma. Il perimetro destinato alla cessione sarebbe valorizzato tra 3 e 3,5 miliardi di euro.
Intesa manterrebbe invece il nucleo ritenuto più strategico, legato a Mediobanca e alle attività a maggiore marginalità. L’operazione si inserisce in una fase di forte dinamismo del settore bancario italiano e, secondo le ricostruzioni riportate dalla stampa, potrebbe ridisegnare gli equilibri tra Intesa, Mps, Bper e Unipol, consolidando ulteriormente il baricentro del gruppo guidato da Messina sul risparmio gestito e sui servizi finanziari ad alto margine.