
Aggiornato:
30 OTT, 2025
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

La Banca Centrale Europea ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse, confermando un atteggiamento di prudenza e fiducia nell’efficacia delle proprie politiche monetarie. La decisione arriva in un momento in cui la crescita del PIL dell’Eurozona mostra segnali di miglioramento e l’inflazione si avvicina all’obiettivo del 2%.
Secondo Irene Lauro, Eurozone Economist di Schroders, la scelta di non intervenire sui tassi “segnala fiducia nell’efficacia della politica monetaria della BCE”. Lauro sottolinea come “la crescita del PIL sia migliorata allo 0,2% nel terzo trimestre e i dati PMI di ottobre indichino un momentum più forte per l’ultimo trimestre”. A suo avviso, “la politica monetaria sta avendo un effetto sull’economia reale”, evidenziando un rafforzamento dei consumi e una possibile ripresa del settore manifatturiero, anche grazie agli stimoli fiscali tedeschi.
Dello stesso parere è Martina Daga, Macro Economist di AcomeA SGR, che evidenzia come la BCE abbia mantenuto “una postura ‘data dependent’”, valutando positivamente lo stato dell’economia. Daga nota che “alcune fonti di rischio al ribasso, come le tensioni commerciali e i conflitti geopolitici, sembrano ora mitigate”, e che il meccanismo di trasmissione della politica monetaria resta “efficace e puntuale”. Tuttavia, avverte che “l’inasprimento degli standard creditizi da parte di alcune banche” potrebbe rappresentare un potenziale ostacolo.
Anche Andrea Campisi, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management, sottolinea che la presidente Lagarde “ha confermato che il livello attuale dei tassi è coerente con il target d’inflazione al 2%”. Campisi aggiunge che “i rischi per la crescita sono marginalmente diminuiti, mentre quelli per l’inflazione restano bilanciati”, con previsioni di una discesa sotto target nel 2026 e un ritorno verso il 2% nel 2027.
Guardando avanti, gli analisti concordano sul fatto che la BCE continuerà a seguire un approccio prudente e basato sui dati, con possibili aggiustamenti nel corso del 2025 a seconda dell’evoluzione macroeconomica.
Per Irene Lauro (Schroders), la Banca Centrale “potrebbe mantenere i tassi invariati fino al 2026”, ma non esclude che, “se l’inflazione dovesse risultare inferiore alle attuali proiezioni, la BCE possa seguire l’approccio della Fed e procedere a un taglio preventivo dei tassi”.
Andrea Campisi (Pictet Asset Management) pone invece l’accento sull’importanza delle prossime riunioni, in particolare quella di dicembre, “in cui verranno aggiornate le proiezioni di crescita e inflazione”. Campisi sottolinea che “sarà cruciale valutare l’impatto delle tariffe e il piano fiscale tedesco”, così come l’evoluzione della crisi politico-fiscale francese. Ritiene inoltre che il mercato “debba scontare una probabilità più alta di un taglio dei tassi nei prossimi 3-6 mesi, in linea con l’approccio della Fed”.
Martina Daga (AcomeA SGR) conferma che la BCE “rimarrà flessibile e valuterà le proprie decisioni meeting by meeting”. Se il meccanismo di trasmissione della politica monetaria dovesse indebolirsi, “potrebbe essere necessario un allentamento ulteriore della stance per ottenere gli stessi effetti sull’economia reale”, anche se al momento “la BCE non sembra convinta di questa necessità”