
9 SET, 2025
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

La Francia sta affrontando una delle fasi più critiche della sua storia recente dopo la caduta del governo di François Bayrou, primo ministro centrista rimasto in carica appena nove mesi, il quale ha perso la mozione di fiducia all’Assemblea Nazionale nel corso di un acceso dibattito incentrato sull’allarmante stato del debito pubblico. Bayrou aveva tentato di far approvare un piano di tagli per affrontare la gigantesca mole del debito pubblico, ma non è riuscito a trovare sostegno, evidenziando la frammentazione politica e il diffuso rifiuto delle misure di austerità. Ora è nelle mani del presidente Emmanuel Macron il compito di nominare un successore.
Questo evento segna la seconda destituzione di un esecutivo nel paese in meno di un anno e riflette la profonda crisi istituzionale e finanziaria che attanaglia la nazione, intrappolata in un clima di frammentazione politica e sotto pressione internazionale per l’elevato indebitamento statale, che ha già superato il 114% del PIL.
La crisi politica esplode in un momento particolarmente delicato per la finanza nazionale. Il debito pubblico della Francia si attestava a 3.346 miliardi di euro (114% del PIL) alla fine del primo trimestre del 2025, con un deficit del 5,8%, ben al di sopra dei parametri europei. Il costo del debito e degli interessi sta schizzando alle stelle: il servizio del debito rappresenta già il 7% della spesa statale e i rendimenti dei bond francesi sono ai massimi dal 2009, segno della sfiducia degli investitori di fronte all’instabilità politica e fiscale.
La situazione francese è vista con preoccupazione in Europa: solo Grecia e Italia hanno livelli di debito più alti all’interno dell’Unione, e le previsioni suggeriscono che il rapporto debito/PIL potrebbe avvicinarsi al 122% entro il 2030, a meno che non vengano adottate drastiche misure di politica fiscale
I tentativi di Bayrou di imporre tagli e aumenti fiscali non hanno avuto il sostegno necessario, e ora l’assenza di un piano di aggiustamento minaccia di far salire ulteriormente i costi di finanziamento, oltre al rischio di un possibile declassamento della qualità creditizia della Francia, aggravando così il problema.
La caduta del governo ha avuto un impatto sui mercati: lo spread francese ha registrato una certa volatilità e gli investitori hanno adottato una posizione cauta per il timore di uno stallo politico e della mancanza di soluzioni tecniche immediate. Gli esperti avvertono che, senza consenso politico, sarà molto difficile invertire la tendenza al rialzo del debito e recuperare la fiducia internazionale.
Timothy Graf vede "la volatilità attuale della politica francese e l’allargamento degli spread come un serio problema locale", anche se aggiunge che ma probabilmente non rappresenta una questione esistenziale e immediata per l’Europa.
"Il sostegno degli investitori istituzionali agli asset francesi è stato fiacco negli ultimi tre mesi e continuiamo a osservare flussi molto deboli sia sulle azioni sia sulle obbligazioni nelle ultime settimane", dice. Attualmente gli investitori detengono un’esposizione in linea con i benchmark – quindi c’è margine per un sottopeso in entrambe le asset class qualora la valutazione del rischio lo richieda. Inoltre, "l’Eurozona si trova in una posizione diversa a livello di politiche rispetto agli anni di crisi dell’inizio del 2010 ed è meglio attrezzata per affrontare queste sfide".
Di conseguenza, State Steert Markets non prevede che questa situazione si traduca in una debolezza dell’euro, dato che molte valute concorrenti presentano sfide di policy simili a quelle della Francia. Tuttavia, gli asset francesi continueranno a risultare poco attraenti nel breve periodo.
Secondo Thuin, nonostante nessun partito sembra in grado di conciliare il programma di austerità di bilancio richiesto dai mercati, il rischio di una deriva massiccia del bilancio appare limitato dato che "una maggioranza parlamentare resta impegnata nella riduzione del deficit, anche se la sua attuazione concreta è ostacolata da divisioni tra i partiti."
In questo contesto, lo scenario più probabile resta una prolungata instabilità, anche se "questa situazione non dovrebbe provocare uno shock economico repentino. Nonostante le sue fragilità, i fondamenti dell’economia francese restano resilienti".
Thuin aggiunge che l'impatto economico sarà disuguale: "le aziende del CAC 40 sembrano relativamente protette dalle turbolenze politiche e dall’aumento dei tassi" data l loro scarsa esposizione alla spesa pubblica e l’eccesso di risparmio privato in Francia, che continua a finanziare parte del deficit. Tuttavia, a lungo termine, l’instabilità politica e i deficit cronici potrebbero erodere progressivamente la fiducia degli investitori, il volume di investimenti privati e l’attrattività del paese.
Riguardo lo spread, secondo Thuin, "appare attualmente poco attraente se si considerano le tensioni politiche e di bilancio". Il principale canale di trasmissione del rischio rimane il tasso d’interesse, in un contesto internazionale segnato dal generale aumento dei costi di finanziamento. Questa dinamica fa parte di un movimento globale el a Francia non è un caso isolato, "ma la sua instabilità politica potrebbe peggiorare la posizione rispetto a partner più stabili."
Secondo Goves, il caos politico attuale in Francia non è una sorpresa, infatti "gli spread tra i titoli di Stato francesi (OAT) e i Bund tedeschi erano già aumentati in vista di questo rischio politico".
"Gli spread probabilmente rimarranno ampi, con brevi fasi di copertura corta, tuttavia l’instabilità politica è destinata a rimanere sicuramente", dice, mentre aggiunge che la situazione è molto fluida e il modo in cui gli eventi si svilupperanno probabilmente determinerà il tono del mercato nei prossimi giorni.