
18 GIU, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Bruxelles ha riacceso la corsa europea ai semiconduttori. Il 3 giugno 2026 la Commissione europea ha presentato il Chips Act 2.0, la revisione della politica industriale con cui l'Unione punta a ridurre la dipendenza tecnologica da Asia e Stati Uniti e a sostenere la produzione di chip avanzati sul proprio territorio.
La proposta nasce da un bilancio scomodo: il primo Chips Act del 2023 non ha avvicinato l'Europa all'obiettivo del 20% della quota mondiale di semiconduttori, rimasta intorno al 10%. Il nuovo testo sposta il baricentro dall'offerta alla domanda, lega i chip alla corsa all'intelligenza artificiale e introduce poteri di emergenza per la Commissione. Per il settore ridisegna il contesto in cui operano i campioni europei della filiera, dalle macchine per la litografia ai produttori di chip per auto e industria.
Il Chips Act 2.0 è stato presentato da Henna Virkkunen, commissaria europea per la Sovranità tecnologica, al SEMI Europe Policy Forum di Bruxelles. Non è una misura isolata: rientra nel più ampio European Technological Sovereignty Package, che comprende anche il Cloud and AI Development Act (CADA) e una strategia per l'open source. L'obiettivo dichiarato è ridurre le dipendenze strategiche e sostenere progettazione e produzione di chip avanzati e mainstream nell'UE.
La motivazione è geopolitica. La Commissione stima che l'Europa dipenda da fornitori esterni per oltre l'80% dei propri prodotti e servizi digitali, una vulnerabilità paragonata alla vecchia dipendenza energetica. Pesa anche la corsa all'IA: i componenti legati all'intelligenza artificiale traineranno circa il 70% della crescita di un mercato dei semiconduttori atteso a 1.370 miliardi di euro entro il 2030. Da qui la priorità assegnata alla sovranità tecnologica.
Il punto di partenza è il bilancio del Chips Act del 2023. Quel piano puntava su 43 miliardi di euro per portare al 20% la quota europea della produzione mondiale entro il 2030. Ha mobilitato oltre 52 miliardi di euro e contribuito a circa 46.000 posti di lavoro, ma la quota produttiva è rimasta vicina al 10%. La Corte dei conti europea ha giudicato il target "molto improbabile".
Il cambio di rotta è netto: la leva non è più costruire fabbriche, ma creare compratori affidabili. Il Chips Act 2.0 introduce domanda aggregata, appalti pubblici orientati all'innovazione e accordi di acquisto anticipato, oltre a permessi entro un massimo di 12 mesi e all'estensione del concetto di progetto "first-of-a-kind" all'intera catena del valore. Il nuovo obiettivo è mobilitare fino a 120 miliardi di euro entro il 2035.
La Commissione vuole inoltre dare priorità a una foundry (stabilimento che produce chip su commessa per terzi) per semiconduttori avanzati nell'UE. È una capacità oggi mancante: il progetto di megafabbrica di Intel a Magdeburgo, città della Germania orientale, è stato accantonato per difficoltà industriali.
Il testo prevede infine poteri di emergenza sui contratti in caso di crisi, con multe fino a 300.000 euro. Resta però il nodo dei fondi, garantiti solo fino al 2028.
Il fronte più concreto per l'Italia sono gli appalti pubblici, che possono aprire un mercato a PMI e fornitori della filiera. Il Paese ha attratto oltre 9 miliardi di euro nella microelettronica dal 2024, secondo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
I due progetti simbolo sono il Silicon Carbide Campus di STMicroelectronics, gruppo italo-francese di chip per auto, energia e industria a Catania, da 5 miliardi di euro, e l'impianto di Silicon Box, azienda di assemblaggio avanzato a Novara, da 3,2 miliardi, primo stabilimento europeo di chiplet, cioè chip modulari assemblati insieme. Ad aprile 2026 la Commissione ha inoltre approvato 211 milioni di aiuti italiani per i chip fotonici.
La lettura per settori arriva da ETHENEA, che invita a guardare alle aziende più che alla politica. Secondo la società di gestione, "il Chips Act 2.0 è importante, ma l'Europa rimane un inseguitore. La vera opportunità risiede nei singoli campioni europei, piuttosto che nella fiducia che Bruxelles risolva tutto." Il punto di forza è strutturale: "nessuno può prescindere dai leader europei del mercato mondiale all'interno di questa catena di approvvigionamento." Cinque comparti sono i più rilevanti:
La conclusione per il portafoglio è prudente. Per ETHENEA, "i campioni europei rimangono attraenti, ma il calendario politico richiede pazienza; troppa pazienza potrebbe diventare un rischio. Chi parte troppo tardi potrebbe fornire la propria capacità in un mercato già saturo.
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