
25 SET, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Gli ELTIF stanno passando dalla fase di scoperta a quella di adozione. Lo studio Global Private Investment Markets, condotto da Research in Finance per Neuberger su 1.051 fund selector europei e britannici (715 retail e 336 istituzionali), misura quanto la struttura sia entrata nelle raccomandazioni ai clienti.
La quota di fund selector che raccomanda gli ELTIF o vi alloca direttamente è salita al 21%, dal 13% dell'anno precedente. Un progresso di otto punti in dodici mesi, che arriva mentre la conoscenza del veicolo si allarga e i mercati privati si aprono a una platea sempre più ampia.
Secondo lo studio di Neuberger, il 74% dei fund selector europei dichiara di conoscere bene gli ELTIF, contro il 68% del 2025. Un ulteriore 18% prevede di iniziare a raccomandarli o a investirvi nei prossimi 12 mesi.
La crescita degli ELTIF si inserisce in un allargamento più generale dei private markets. La quota di investitori retail e wholesale europei presenti nei mercati privati è destinata a salire dal 63% attuale all'88% nei prossimi cinque anni, mentre tra gli istituzionali passerebbe dal 75% all'85%, secondo la ricerca.
La spinta arriva anche dalla revisione normativa. L'ELTIF 2.0, in vigore da gennaio 2024, ha rimosso diversi limiti di diversificazione, ampliato gli attivi ammissibili e introdotto gli ELTIF evergreen senza scadenza fissa, come ricostruito nell'analisi di RankiaPro sugli ELTIF. Il quadro originale del 2015 aveva invece faticato a decollare per via di regole di diversificazione rigide e opzioni di liquidità limitate.
"In passato, creare un'allocazione diversificata nei mercati privati era un privilegio riservato a clienti con patrimoni molto elevati. Ora, grazie alla normativa ELTIF 2.0, anche gli investitori più piccoli possono accedere a queste opportunità con facilità", aveva spiegato Ciro Vuolo, Head of Advisory Solutions Italy di Deutsche Bank Italia, nello speciale di RankiaPro sui mercati privati.
Lo studio segnala una particolarità del mercato italiano. In Italia e in Spagna i fund selector retail e wholesale mostrano una leggera preferenza per i fondi tradizionali draw-down, mentre la preferenza per i veicoli evergreen è particolarmente marcata in Francia (59%), nei Paesi nordici (62%) e in Svizzera (63%).
L'avanzata degli ELTIF non cancella le riserve sui mercati privati. La mancanza di liquidità resta l'ostacolo più citato in Europa, dal 65% degli intervistati contro il 57% dell'anno precedente, seguita dalla minore trasparenza (48%) e dagli elevati importi minimi di investimento (37%). Scende invece al 21%, dal 26%, chi indica l'impossibilità di accesso.
Sugli ELTIF semi-liquidi il tema della liquidità è centrale: l'ELTIF 2.0 lascia ai gestori la definizione delle politiche di rimborso in base alle condizioni di mercato. In caso di ondate di riscatti durante un ribasso, il buffer di liquidità potrebbe esaurirsi rapidamente, secondo l'analisi Morningstar.
Oltre alla liquidità, l'analisi Morningstar ripresa da RankiaPro indica come aree chiave di valutazione le strutture dei costi, la diversificazione effettiva del portafoglio e i rischi legati alla valutazione degli attivi, che nei mercati privati vengono aggiornati meno frequentemente rispetto a quelli quotati.
"I mercati privati sono ormai più consolidati, grazie all'ampliamento dell'accesso, a una maggiore comprensione da parte degli investitori e a una evidente domanda di diversificazione", ha commentato José Cosio, Head of Intermediary, Global ex US di Neuberger. Secondo Cosio, gli investitori stanno usando ELTIF ed evergreen per integrare i propri programmi closed-ended già esistenti.
Il manager sottolinea però che la struttura non basta: "La selezione dei gestori rappresenta un fattore di differenziazione fondamentale nei mercati privati, dove storicamente i gestori del primo quartile hanno costantemente superato il resto del gruppo". Per chi seleziona fondi, la crescita degli ELTIF rende quindi ancora più rilevante la due diligence su gestore, costi e meccanismi di rimborso.