
28 SET, 2026

Gli Equity Risk Premium (ERP) negli Stati Uniti e in Europa si sono fortemente compressi: attualmente siamo intorno al 2,7% per l’S&P 500 e al 3,5% per lo Stoxx 600, contro il 6-7% registrato nel periodo 2020-2022. Per gli Stati Uniti si tratta dei livelli minimi dall’inizio degli anni Duemila.
Le cause principali sono due: da un lato, il rialzo dei rendimenti reali (il rendimento del TIPS USA a 10 anni è passato da circa -1% nel 2021 a circa 2,6% oggi); dall’altro, l’espansione dei multipli trainata fortemente dai titoli 'growth' legati al tema dell’intelligenza artificiale.
Nel contesto attuale, tuttavia, crediamo che la contrazione dell’ERP sia più legata alla risalita dei tassi reali che non alle valutazioni, che dai livelli massimi ad inizio anno sono già scese su livelli intorno a 19 volte gli utili negli USA e 14 volte in Europa.

Grafico 1: Premio per il rischio azionario e performance di S&P 500 e Stoxx 600
Secondo noi, le valutazioni appaiono indubbiamente tirate in un’ottica storica. Al momento non si osservano in modo estremo i segnali tipici di una bolla sistemica, pur riconoscendo che alcune dinamiche richiedono monitoraggio. Il rapporto prezzo/utili è elevato, ma sostenuto da una dinamica degli utili ancora favorevole: per l’S&P 500 il consenso sconta una crescita cumulata degli utili del 11-15% fino al 2028, anche al netto del solo contributo dell’IA.
Inoltre, non si osservano condizioni di euforia estrema, ma di un posizionamento difensivo in un contesto di volatilità contenuta.
I margini di sicurezza, però, sono ridotti e il profilo di rischio/rendimento è meno asimmetrico rispetto al passato. Individuiamo quattro principali vulnerabilità:
Nel breve termine, un ulteriore elemento di incertezza è rappresentato secondo noi dal ciclo elettorale negli Stati Uniti e dall’ipotesi di un Congresso diviso dopo le midterm, con possibili implicazioni per la politica fiscale, regolatoria e commerciale.

Grafico 2: Crescita attesa degli utili per indice (consenso)
L’Europa offre circa un punto percentuale di premio in più rispetto agli Stati Uniti. Ciò riflette valutazioni più basse, un mix settoriale meno sbilanciato sulla tecnologia e una crescita degli utili più contenuta. La dinamica di fondo è però simile: i rendimenti reali, oggi ai massimi da circa 15 anni, comprimono il premio per il rischio azionario in entrambe le aree.
Crediamo che il premio più elevato in Europa rappresenti un argomento a favore della diversificazione rispetto agli indici americani, oggi molto concentrati sui titoli tecnologici e sul tema dell’intelligenza artificiale.

Grafico 3: S&P 500 – P/E stimato, rendimento reale USA e premio per il rischio

Grafico 4: Stoxx 600 – P/E stimato, rendimento reale UE e premio per il rischio
Il mercato italiano, rappresentato dal FTSE MIB, presenta un ERP sostanzialmente allineato a quello dell’area euro, ma superiore a quello statunitense. Ciò è riconducibile a:
Il principale fattore di rischio è, secondo noi, la forte concentrazione del listino sul settore bancario, che rende il mercato italiano particolarmente sensibile alle dinamiche del ciclo dei tassi d’interesse, alla qualità del credito e all’evoluzione del quadro regolamentare europeo.

Grafico 5: FTSE MIB – P/E stimato, rendimento reale italiano e premio per il rischio.