
23 OTT, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

I limited partner non abbandonano i mercati privati, ma diventano più selettivi su strategie e gestori: l'84% prevede di mantenere o aumentare il ritmo degli investimenti, nonostante il rallentamento delle distribuzioni.
È quanto emerge dalla Global Alternatives Survey 2026 "Rethinking Not Retreating" di Goldman Sachs Alternatives, piattaforma da oltre 706 miliardi di dollari di asset, presentata oggi, 23 ottobre 2026, e commentata da Marc Nachmann, Global Head of Asset & Wealth Management di Goldman Sachs. La ricerca ha coinvolto 225 LP e altri investitori istituzionali tra giugno e agosto 2026.
Oltre un terzo degli LP (37%) prevede di investire più capitale rispetto allo scorso anno, il 47% intende mantenere lo stesso ritmo e solo l'11% ridurrà gli impegni. Rispetto al 2025 calano sia chi aumenterà (dal 43%) sia chi taglierà (dal 14%), mentre la quota stabile o in crescita resta all'84% (83% un anno fa).
"I nostri clienti mantengono una gestione disciplinata in questo contesto di rischio dinamico. Gli LP non si stanno ritirando, bensì stanno rivalutando dove investire il capitale, chi coinvolgere e a quali condizioni. La loro fiducia nei mercati privati rimane intatta, tuttavia stanno adottando un approccio più selettivo, concentrandosi su gestori in grado di generare valore per raggiungere i rendimenti previsti."
Marc Nachmann, Global Head of Asset & Wealth Management, Goldman Sachs
Il vero vincolo è la liquidità: la carenza di distribuzioni è il fattore più citato nei piani di investimento (35%, dal 31% del 2025), davanti alle modifiche degli obiettivi di allocazione (29%). Solo il 2% indica preoccupazioni di natura regolamentare e fiscale.
Per rispondere, gli LP ricorrono sempre più al mercato secondario e concentrano il capitale sui gestori con cui hanno già rapporti. Una tendenza che si osserva anche tra i family office, che indicano growth equity e secondario tra le strategie di private equity di maggiore interesse per il 2026.
La liquidità è diventata un vantaggio competitivo con l'allungarsi dei tempi necessari per le exit. Gli LP utilizzano sempre più il mercato secondario come strumento fondamentale per l'allocazione di portafoglio e la gestione dei flussi di cassa, al fine di costruire portafogli più resilienti.
Stephanie Rader, Global Co-Head of Alternatives Capital Formation, Goldman Sachs Alternatives
La maggior parte degli LP giudica le opportunità pari o migliori rispetto a un anno fa. Nelle infrastrutture il 43% vede prospettive più favorevoli (contro il 7% meno favorevoli), mentre nel secondario i giudizi positivi superano i negativi di quasi 3 a 1 (44% contro 15%). Nel real estate il rapporto è 37% contro 16%.
Nel private equity prevale la stabilità: il 56% non segnala cambiamenti, con giudizi positivi e negativi quasi in equilibrio (24% e 20%). Il private credit registra il maggiore aumento annuo dei giudizi negativi, al 35%, anche se il 65% considera le opportunità invariate o migliori. Cresce l'interesse per gli hedge fund (34% più favorevoli).
Sul fronte dell'allocazione, gli LP restano più spesso sottoesposti che sovraesposti agli obiettivi. Nel private credit la quota di sovraesposti è scesa dal 12% al 4%, mentre il real estate ha la quota più elevata di LP sovraesposti (18%), in calo dal 25% di un anno fa.
| Asset class | 2024 | 2025 | 2026 |
|---|---|---|---|
| Private credit | 54% | 43% | 48% |
| Infrastrutture | 42% | 45% | 41% |
| Private equity | 35% | 35% | 33% |
| Real estate | 31% | 26% | 31% |
Ogni asset class presenta una criticità diversa: la liquidità nel private equity (28%), la performance nel real estate (32%), l'accesso alle opportunità nei co-investimenti (21%) e la selezione dei gestori nel private credit (20%) e nelle infrastrutture (15%). Le valutazioni si collocano al secondo posto in tre asset class su cinque.
Cambiano anche le strategie interne: nel private credit molti LP vanno oltre il direct lending verso secondario, nuove aree geografiche e strutture evergreen. A livello geografico, alcuni LP riducono l'esposizione agli Stati Uniti per incrementare quella verso l'Europa, la regione più citata da chi amplia il proprio focus internazionale.
Per il terzo anno consecutivo le tensioni geopolitiche sono il principale rischio di investimento: figurano tra le prime cinque priorità per l'82% degli LP e il 36% le indica come rischio singolo più rilevante. Seguono l'inflazione (67%) e un rallentamento o una recessione negli Stati Uniti (63%).
Gli investitori dell'area EMEA sono i più preoccupati: il 44% colloca la geopolitica al primo posto, contro il 31% in Asia-Pacifico e il 30% nelle Americhe. L'AI inizia a emergere come rischio, con il 28% degli LP che inserisce la sostituzione dei lavoratori dovuta alla tecnologia tra i primi cinque.
Tensioni geopolitiche e tassi di interesse elevati hanno rallentato le tradizionali operazioni di exit dagli investimenti, ma la corsa ad alimentare le infrastrutture per l'intelligenza artificiale sta creando la più importante finestra di opportunità per l'impiego di capitale del decennio. Queste tensioni sono al centro delle preoccupazioni degli LP nella pianificazione dell'allocation del capitale e nella selezione dei gestori.
Jeff Fine, Global Co-Head of Alternatives Capital Formation, Goldman Sachs Alternatives
Gli LP indicano l'AI come principale fattore di trasformazione degli alternativi nei prossimi cinque anni (34%), nettamente davanti al consolidamento del settore e agli sconvolgimenti economici (13% ciascuno). L'attenzione si sposta dall'esposizione all'AI alla ricerca di gestori capaci di usarla per migliorare le decisioni e creare valore nelle partecipate.
I gestori già in portafoglio mantengono il vantaggio: una quota significativa degli impegni degli ultimi 12 mesi è andata a GP con cui gli LP collaboravano già. Per i nuovi gestori il criterio decisivo è il track record (78%), seguito dall'accesso a nuove strategie o asset class (50%), dalle competenze specialistiche (39%) e dalla diversificazione (35%).
I nuovi gestori devono dimostrare di avere le credenziali necessarie per attrarre gli investimenti. Il track record è fondamentale, ma oggi gli investitori vogliono anche riscontrare rigore nella valutazione degli investimenti, un chiaro vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti e la capacità del gestore di adattarsi ai cambiamenti strutturali, in particolare quelli determinati dall'intelligenza artificiale.
Mike Brandmeyer, Global Head e Chief Investment Officer dell'External Investing Group (XIG), Goldman Sachs Alternatives