
14 GEN, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Donald Trump ha intensificato il braccio di ferro con la Federal Reserve spingendo il Dipartimento di Giustizia ad aprire un’indagine penale contro il presidente della banca centrale, Jerome Powell, sulle costose opere di ristrutturazione della sede di Washington.
La mossa, senza precedenti recenti, alimenta timori sulla tenuta dell’indipendenza della Fed e sui possibili riflessi per i mercati finanziari.
Il progetto di ristrutturazione, approvato nel 2017, ha visto il budget stimato salire da circa 1,9 a 2,5 bilioni di dollari. Da mesi, Trump e i suoi alleati usano questo aumento dei costi come leva per mettere in discussione la gestione di Powell, ventilando ipotesi di incompetenza o corruzione. Il presidente ha anche lasciato intendere di voler rimuovere Powell “presto”, in parallelo agli attacchi per la lentezza dei tagli dei tassi.
Carlo Benetti, Market Specialist di GAM Investments, mette al centro il tema della credibilità istituzionale. Secondo l’esperto, la reazione di Powell segnala la gravità dello scontro in atto: “la risposta del presidente della banca centrale è stata insolitamente dura e, in pratica, ha accusato il Dipartimento di Giustizia di piegare i suoi poteri alle pressioni della Casa Bianca per condizionare l’orientamento della politica monetaria”. Questo passaggio, osserva Benetti, rischia di innescare un cambiamento nel modo in cui i mercati interpretano le decisioni future della Fed. Gli investitori, infatti, “continueranno a chiedersi sulla capacità della banca centrale di resistere ai desideri dell’amministrazione”, valutando se eventuali tagli dei tassi rifletteranno davvero lo scenario macroeconomico o se saranno percepiti come concessioni politiche. In tale contesto, avverte, “i prezzi potrebbero iniziare a scontare scenari di inflazione più alta”, un rischio che si tradurrebbe in una pressione strutturale sui rendimenti.
Un’analisi simile, ma focalizzata sulle reazioni di breve periodo dei mercati finanziari, arriva da Benoit Anne, Senior Managing Director e responsabile del Gruppo di Analisi dei Mercati di MFS Investment Management. Anne sottolinea che l’indipendenza della Fed è tornata improvvisamente sotto attacco: “dopo alcune settimane di minore tensione, l’indipendenza della Fed è di nuovo sotto attacco, in quello che sembra essere un’escalation significativa”. L’elemento scatenante, ricorda, è l’intervento del Dipartimento di Giustizia, che “ha inviato citazioni alla Fed, minacciando un’accusa penale in relazione alla testimonianza del presidente della Fed al Congresso a giugno”. Per i mercati, questo significa soprattutto un colpo alla fiducia globale: “è probabile che questo evento provochi turbolenze nella fiducia degli investitori globali, almeno a breve termine”. Di conseguenza, Anne prevede che “il dollaro americano sarà sottoposto a pressioni ribassiste” e che “è probabile che aumentino i rendimenti dei titoli del Tesoro americano, soprattutto nell’estremo lungo”, mentre “gli attivi di rischio, comprese le azioni, si confrontino anche con un’avversione temporanea”.
Jon Butcher, economista senior per gli Stati Uniti di Aberdeen, amplia il quadro collegando la vicenda legale alla dinamica della curva dei rendimenti e alla governance della Fed. Secondo Butcher, la prima reazione dei mercati è già un segnale d’allarme: “la reazione iniziale dei mercati sembra essere negativa, e vediamo un aumento dei rischi che una svalutazione influenzi negativamente il dollaro americano, le azioni e i bond”. Il punto più delicato, spiega, riguarda le scadenze lunghe: “in particolare, l’estremo lungo della curva potrebbe sperimentare un aumento dei premi per termine”, riflettendo una maggiore richiesta di compensazione per l’incertezza istituzionale. Butcher evidenzia inoltre che il caso Powell si intreccia con le tensioni sulle nomine interne alla banca centrale: “il senatore repubblicano Thom Tillis ha dichiarato che si opporrà a qualsiasi nomina alla Fed ‘fino a quando questa questione legale non sarà completamente risolta’”, un fattore che rischia di prolungare l’instabilità.
Sul fronte fiscale e del debito pubblico, Benetti richiama l’attenzione su un elemento strutturale che potrebbe amplificare gli effetti di una perdita di fiducia. Nel 2026, ricorda, “scadrà circa un terzo del debito federale americano”, in gran parte titoli a breve termine emessi durante la pandemia. Sebbene “da un punto di vista tecnico, il roll over non rappresenta un rischio immediato”, il vero problema è il costo del rifinanziamento. Se venisse meno la fiducia, “il premio di rischio richiesto dagli investitori potrebbe riflettersi in tassi più alti, trasformando un problema gestibile di scadenze in una pressione strutturale sulle finanze pubbliche”. In altre parole, l’indipendenza della politica monetaria diventa un fattore chiave anche per la sostenibilità fiscale.
Anne insiste infine sull’importanza della comunicazione istituzionale, sottolineando che “sarà importante prestare attenzione a come il segretario del Tesoro comunica sugli eventi della Fed”, in particolare se l’obiettivo sarà quello di rassicurare i mercati. In mancanza di segnali chiari, conclude, l’episodio rafforza la necessità di “diversificazione globale”, poiché “riteniamo che i mercati emergenti siano ben posizionati per offrire quella necessaria diversificazione, soprattutto di fronte ai rischi di deprezzamento del dollaro”.