
12 GEN, 2024
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Gli Stati Uniti entrano nell'anno elettorale con un tasso di inflazione al 3,4%, rispetto al 7% del 2021 e al 6,7% del 2022. L'aumento dei prezzi si è rallentato nel 2023, ma rimane il principale problema nel bilancio economico del presidente Joe Biden, che aspira alla rielezione a novembre. Ecco cosa pensano gli esperti riguardo a questi dati che abbiamo conosciuto ieri:

Il CPI statunitense ha sorpreso al rialzo per l'inflazione headline, con un 3,4% anno su anno: più alto del consenso atteso (3,2%) e della lettura precedente (3,1%). Il dato core invece è sceso di soli un decimo di punto al 3,9% (le attese erano per un 3,8%). Di conseguenza, il rendimento dei Treasury a 10 anni è tornato sopra il 4% e l'indice del dollaro è in rialzo. Gli indici azionari al momento oscillano senza una chiara direzione. I futures sui Fed funds indicano ancora 5-6 tagli dei tassi quest'anno, ovvero il doppio di quanto dicono le proiezioni del FOMC.
Nel complesso, i numeri dell’inflazione sono contrastanti, dato il rallentamento del dato core e la risalita di quello headline, lasciando intatto lo status quo. La discrepanza tra la Fed e i mercati sulle prospettive dei tassi potrebbe persistere per tutto il primo trimestre dell’anno, in quanto entrambi devono veder confermate dai dati le loro opinioni. Nel frattempo, le prospettive di tassi d'interesse più bassi e di un dollaro americano più debole pongono le basi per un soft landing a livello globale nel 2024, lasciando alle azioni statunitensi un potenziale di rialzo maggiore rispetto alle controparti europee.

I dati relativi all’inflazione statunitense per il mese di dicembre pubblicati oggi sono risultati superiori alle attese degli analisti: nell’ultimo mese del 2023 l’Indice dei Prezzi al Consumo Usa è salito dello 0,3% su base mensile, portando l’inflazione complessiva al 3,4% su base annua, rispetto al 3,1% di novembre. L’inflazione core, al netto della componente energetica e alimentare, ha registrato un incremento dello 0,3% su base mensile, mentre è scesa al 3,9% su base annua (dal 4% di novembre).
L’aumento dell’inflazione complessiva, trainato dal rincaro di alloggi ed energia, dovrebbe mitigare le attese di un imminente taglio dei tassi da parte della Fed, poiché la banca centrale dovrà prima riportare l’inflazione entro il target del 2% per poi potersi concedere un allentamento della stretta monetaria.