
9 DIC, 2025
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

La Federal Reserve si prepara a una delle riunioni più delicate degli ultimi anni, condizionata dallo shutdown che ha bloccato la pubblicazione di dati chiave come i Non-Farm Payrolls.
In un contesto di crescente incertezza, i mercati danno quasi per scontato un taglio dei tassi di 25 punti base, ma la vera attenzione sarà rivolta al linguaggio che accompagnerà la decisione e alle indicazioni sulle mosse future. Con un FOMC più diviso che mai e un cambio di leadership atteso nel 2026, l’esito della riunione potrebbe segnare la traiettoria della politica monetaria per molti mesi.
Secondo Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, la Fed arriva alla riunione in una situazione di divisione interna senza precedenti recenti. Come spiega, "Il Board della Fed è il più diviso degli ultimi cinque anni, con due schieramenti quasi equamente distribuiti". In questo contesto, Powell potrebbe optare per un compromesso tra le due anime del FOMC: un taglio dei tassi, ma con toni restrittivi.
Thozet ritiene infatti che, per soddisfare gli orientamenti più accomodanti senza scontentare i falchi, Powell annuncerà un taglio di 25 punti base ma accompagnato da una comunicazione severa. Lo stesso Thozet lo definisce "quasi un ossimoro: un 'taglio con tono da falco'".
Sul fronte macro, Thozet sottolinea che l’apparente indebolimento dell’economia non implica necessariamente una recessione imminente. Come afferma, "si potrebbe sostenere che il rallentamento dell’economia statunitense rifletta una fase di debolezza piuttosto che pressioni recessive imminenti", soprattutto considerando il forte impulso fiscale in arrivo nel 2026. Inoltre, i potenziali "dividendi tariffari” ai consumatori sosterranno la domanda e contribuiranno a mantenere viva l’inflazione. Per questo, critica i mercati che prezzano quattro tagli nei prossimi 12 mesi, sostenendo che non sia giustificata una discesa del tasso di policy verso il 3%.
Per Gordon Shannon, portfolio manager di TwentyFour Asset Management (Vontobel), anche se il mercato dà per certo un taglio, ciò che farà davvero la differenza sarà la comunicazione. A suo avviso, Powell dovrà ricordare agli investitori che la Fed può ancora prendersi una pausa. Shannon spiega che il presidente dovrà "ricordare al mercato che hanno la possibilità di fare una pausa a gennaio, sottolineando l'inflazione elevata".
Il problema è che la Fed è costretta a decidere con dati incompleti a causa dello shutdown. Per questo, Shannon osserva che "il modo in cui la FED prende le decisioni è diventato importante quanto le previsioni attuali", e che mostrare un fronte unito sarà difficile.
Inoltre, il mercato sta già reagendo alla probabile successione di Powell con Kevin Hassett, di cui Shannon sottolinea il profilo pro-crescita. Come nota, negli ultimi giorni si è visto "il prezzo dell'Hasset-trade nell'allentamento della politica monetaria con un dollaro più debole, una curva dei rendimenti più ripida e un rialzo degli asset di rischio". Tuttavia, mette in guardia: anche una Fed guidata da Hassett potrebbe incontrare limiti se l’inflazione non dovesse rientrare, poiché "anche una Fed guidata da Hasset potrebbe essere limitata dal persistere dell'inflazione".
Secondo Martin Van Vliet, Global Macro Strategist di Robeco, la situazione attuale conferma lo scenario delineato mesi fa: l’indebolimento del mercato del lavoro spinge la Fed verso nuovi tagli. Van Vliet ricorda che "da maggio abbiamo previsto che un indebolimento del mercato del lavoro avrebbe spinto la Fed a riprendere il ciclo di allentamento monetario" e finora, dice, questa traiettoria si sta materializzando.
Sebbene Powell abbia messo in dubbio un taglio immediato, affermando che la decisione è "tutt’altro che scontata", Van Vliet sottolinea un altro passaggio chiave: Powell ha riconosciuto che la politica è ancora moderatamente restrittiva, lasciando spazio a ulteriori allentamenti.
Per questo, l’esperto ritiene che anche in caso di pausa a dicembre, il ciclo di tagli non sarebbe affatto terminato. Il suo scenario centrale prevede un tasso terminale "compreso tra il 2,75% e il 3,00%" entro la prima metà del 2026, a seconda dell’evoluzione del mercato del lavoro. Assegna anche un 25% di probabilità a una recessione —che "giustificherebbe tagli più consistenti dei tassi"— e un 30% a uno scenario di allentamento limitato se l’inflazione dovesse dimostrarsi più ostinata. Nel complesso, la stima ponderata dei Fed Funds risulta "leggermente inferiore a quanto prezzato dal mercato".