
29 SET, 2026

Nella fotografia: Jacob Vijverberg e Jordy Hermanns
Le prospettive economiche sono circondate da incertezze strutturali insolitamente ampie. L’intelligenza artificiale potrebbe generare un’accelerazione significativa della produttività, mentre l’Europa potrebbe finalmente tradurre maggiori investimenti e riforme politiche in una performance economica più solida. Al tempo stesso, i conflitti geopolitici, le vulnerabilità fiscali e una transizione climatica disordinata rappresentano rischi al ribasso potenzialmente significativi. Per esplorare queste incertezze, vengono presi in considerazione cinque scenari: due scenari al rialzo e tre scenari al ribasso.
La heatmap allegata traduce ciascuno scenario in impatti direzionali su un insieme comune di indicatori macroeconomici e di mercato. L’analisi che segue si concentra sui tre o quattro indicatori che mostrano i movimenti più ampi o più caratteristici in ciascuno scenario. Per variabili come la crescita e i mercati azionari, punteggi più elevati indicano risultati più favorevoli. Per l’inflazione, i tassi di interesse e gli spread creditizi, un movimento al rialzo non è necessariamente positivo, ma indica la direzione e l’intensità dell’impatto.
Tabella 1: Impatto degli scenari sulle variabili macroeconomiche e dei mercati finanziari. Fonte: Aegon Asset Management (dati ad agosto 2026)
Nello scenario di svolta nella produttività grazie all’IA, il forte aumento degli investimenti in intelligenza artificiale inizia a produrre benefici economici tangibili. L’adozione dell’IA si estende oltre le maggiori società tecnologiche, raggiungendo settori come i servizi finanziari, la sanità, la logistica, la manifattura e i servizi professionali. Le aziende utilizzano queste tecnologie per automatizzare i processi, aumentare la produzione per dipendente e ridurre il costo unitario del lavoro. Di conseguenza, gli investimenti nell’IA si trasformano da un impulso prevalentemente legato alla spesa in conto capitale in una fonte duratura di produttività, redditività e crescita economica.
Gli effetti più marcati si osservano nei seguenti indicatori:
Il risultato complessivo è favorevole per l’attività economica e per gli asset rischiosi, anche se non necessariamente per i titoli di Stato a lunga duration. Gli spread creditizi sono valutati come sostanzialmente invariati, a riflesso di un equilibrio tra fondamentali aziendali più solidi e valutazioni già relativamente favorevoli.
Lo scenario in cui l’Europa finalmente si mobilita presuppone che l’Europa risponda alle pressioni geopolitiche ed economiche con un programma sostenuto di investimenti e riforme. L’aumento della spesa per difesa, infrastrutture e sicurezza energetica è accompagnato da progressi nell’integrazione dei mercati dei capitali, dalla riduzione delle barriere normative e da investimenti privati più consistenti. La svolta fiscale della Germania si trasforma in un autentico impulso pluriennale agli investimenti, mentre un’adozione più rapida delle tecnologie esistenti aiuta le economie europee a colmare parte del divario di produttività con gli Stati Uniti.
Gli effetti più marcati si osservano nei seguenti indicatori:
Inflazione, tassi delle banche centrali e tassi di interesse in generale sono valutati come sostanzialmente invariati, poiché lo scenario è principalmente una storia positiva di offerta e investimenti piuttosto che uno scenario di surriscaldamento. Un aumento delle emissioni governative potrebbe esercitare una certa pressione al rialzo sui rendimenti a più lungo termine, ma una maggiore capacità produttiva e migliori prospettive di crescita compenserebbero in parte questo effetto.
Nello scenario di un mondo frammentato in guerra, la frammentazione geopolitica va oltre dazi, sanzioni e controlli sulle esportazioni, sfociando in un’escalation concreta del conflitto militare. Tra i possibili fattori scatenanti figurano un significativo allargamento della guerra che coinvolge Russia e Ucraina o un conflitto attorno a Taiwan. L’economia globale si divide ulteriormente in blocchi contrapposti, mentre sanzioni, restrizioni sui capitali e timori sui diritti di proprietà transfrontalieri assumono un’importanza crescente.
Gli effetti più marcati si osservano nei seguenti indicatori:
Si tratta quindi di uno shock combinato: negativo per la crescita e positivo per l’inflazione. Una simile combinazione lascia alle banche centrali un margine limitato per attutire la recessione, mentre la tradizionale diversificazione tra azioni e obbligazioni potrebbe diventare meno affidabile. Difesa, cybersicurezza e sicurezza energetica potrebbero sovraperformare in termini relativi, ma in un contesto debole per la maggior parte degli asset rischiosi.
Lo scenario della resa dei conti del debito sovrano presuppone che gli investitori diventino meno disposti a finanziare deficit pubblici persistenti e livelli elevati di debito pubblico. Lo scenario non si basa su un singolo default sovrano. Piuttosto, i rischi fiscali vengono riprezzati nei Paesi in cui crescita debole, dinamiche demografiche sfavorevoli, ingenti fabbisogni di finanziamento esterno o una credibilità istituzionale in calo minano la fiducia nella sostenibilità delle finanze pubbliche.
Gli effetti più marcati si osservano nei seguenti indicatori:
Anche le azioni risentono negativamente di una crescita più debole e di tassi di sconto più elevati. È probabile che il meccanismo di aggiustamento vari da Paese a Paese: potrebbe manifestarsi attraverso rendimenti sovrani più alti, spread più ampi, deprezzamento della valuta o una combinazione di questi canali. Gli asset reali potrebbero dimostrarsi più resilienti degli asset nominali a lunga duration se le tensioni fiscali si traducessero infine in un’inflazione più elevata o in valute più deboli.
Lo scenario di transizione climatica disordinata presuppone che la politica climatica resti insufficiente finché ripetuti eventi fisici non costringono i governi a reagire in modo più brusco. La regolamentazione sulle emissioni di carbonio viene inasprita, gli investimenti energetici accelerano e l’intervento pubblico nei settori strategici aumenta. Tuttavia, i limiti della rete elettrica, la carenza di materie prime critiche, i ritardi nelle autorizzazioni e l’insufficienza di manodopera qualificata impediscono all’offerta di adeguarsi in modo ordinato. Il risultato è uno shock di transizione stagflazionistico, con inflazione più alta, crescita più debole e una brusca rivalutazione degli asset sensibili al clima.
Gli effetti più marcati si osservano nei seguenti indicatori:
Nel complesso le azioni risentono negativamente dello scenario, poiché costi più elevati, incertezza politica e tassi di sconto più alti mettono sotto pressione valutazioni e margini. Tuttavia, la performance all’interno del mercato diventa più dispersa. Infrastrutture rinnovabili, reti, sistemi di stoccaggio, elettrificazione e imprese legate all’adattamento climatico potrebbero sovraperformare, mentre le industrie ad alta intensità energetica, il settore immobiliare esposto e i comparti con una limitata capacità di trasferire i costi della transizione risultano più vulnerabili.
Nel loro insieme, i cinque scenari mostrano che il prossimo grande regime economico potrebbe essere plasmato da uno shock positivo di produttività e investimenti oppure da una combinazione negativa di crescita più debole, inflazione più alta e premi per il rischio in aumento. Le loro implicazioni per crescita, azioni, inflazione, titoli di Stato e valute differiscono in modo sostanziale. L’analisi di scenario fornisce quindi più informazioni di una semplice visione rialzista o ribassista del mercato: aiuta a individuare la fonte sottostante del rischio e gli asset in grado di offrire diversificazione.
Questo articolo fa parte del Long-Term Outlook, pubblicato a settembre 2026.