
13 NOV, 2025
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Dopo settimane di paralisi amministrativa, il governo federale degli Stati Uniti ha finalmente superato il più lungo shutdown della storia moderna. La riapertura, ottenuta grazie a un accordo politico dell’ultima ora, consente solo un rifinanziamento temporaneo dei settori più critici dello Stato, rinviando a gennaio la discussione sul bilancio definitivo. Nonostante ciò, la ripresa delle attività governative permette almeno di tornare a pubblicare i dati macroeconomici rimasti bloccati, fornendo agli investitori una visibilità più chiara su un’economia che nelle ultime settimane è stata osservata quasi “alla cieca”.
Secondo Ombretta Signori, Head of Macroeconomic Research and Strategy di Ofi Invest AM, le ripercussioni dello shutdown sono state evidenti soprattutto sul mercato del lavoro e sui consumi. La manager sottolinea che, in assenza di dati governativi, gli operatori hanno dovuto affidarsi a fonti private, che hanno mostrato un peggioramento delle dinamiche occupazionali: “alcuni dati pubblicati da enti privati nelle ultime settimane dicono che il mercato del lavoro sembrava essersi stabilizzato tra settembre e ottobre, ma ora mostrano il rischio di un nuovo rallentamento”. Anche i consumi hanno dato segnali di indebolimento, dato che “l'indicatore delle vendite al dettaglio […] indica una frenata rispetto al terzo trimestre”. Signori aggiunge inoltre che i danni sociali non sono stati trascurabili, perché “l’impossibilità di spendere fondi pubblici impatta anche settori come il supporto alimentare, particolarmente cari ai loro elettori”.
Per Anthony Willis, Senior Economist di Columbia Threadneedle Investments, le criticità più immediate dello shutdown sono state operative e sociali. I disagi legati ai trasporti aerei sono stati significativi: “i significativi ritardi nei voli della settimana scorsa dovuti all’inattività dei controllori di volo” hanno reso lo stallo politico insostenibile. Ancora più grave è stato il rischio di sospensione dei buoni alimentari destinati a milioni di famiglie statunitensi, un punto che Willis ribadisce quando ricorda “il rischio di sospensione dei buoni alimentari che beneficiano 42 milioni di americani”. Il vero problema, però, è stato il blackout informativo, che ha costretto i mercati e la Federal Reserve a operare senza riferimenti chiari. Come osserva lo stesso Powell, citato da Willis, nella nebbia “si rallenta”.
Secondo Flora Dishnica, Investment Manager di Pictet Asset Management, lo shutdown ha generato soprattutto instabilità nei mercati finanziari. Con la sospensione dei dati macro ufficiali, gli operatori hanno dovuto basarsi su indicatori privati spesso discordanti, provocando un aumento della volatilità: “il vuoto informativo è stato parzialmente colmato da fonti private, generando così un aumento della volatilità sui mercati”. Dishnica rileva che tali dati hanno fornito segnali eterogenei: “gli annunci di lavoro di Indeed e i licenziamenti segnalati da Challenger […] hanno fornito segnali contrastanti”. Inoltre, sottolinea come la fiducia sia stata ulteriormente scossa dal contesto finanziario già fragile, ricordando che ottobre è stato segnato anche dal “default di due società nel settore della commercializzazione delle auto”.
Con la riapertura dell’amministrazione, gli Stati Uniti potranno finalmente tornare a pubblicare i dati economici rimasti arretrati. Secondo Anthony Willis (Columbia Threadneedle Investments), questo passaggio è cruciale perché consentirà ai mercati di recuperare una visione completa dell’economia. Come afferma, “con un po’ di fortuna, verso la fine di questa settimana il governo riaperto dovrebbe riprendere la divulgazione dei dati economici”. Willis evidenzia che i primi dati attesi saranno quelli su inflazione e occupazione, fondamentali per valutare la portata effettiva del rallentamento economico provocato anche dall’incertezza politica.
La politica monetaria resta invece in un territorio complesso. Per Ombretta Signori (Ofi Invest AM), la Federal Reserve ha già compiuto un primo passo riducendo i tassi di 25 punti base, poiché “vista l’inflazione totale al 3% si è potuto procedere a un’ulteriore riduzione dei tassi d’interesse”. Tuttavia, la banca centrale affronta una forte divisione interna. Signori evidenzia che “ciò sta creando forti divergenze d’opinioni all’interno della commissione”, considerando che il mercato del lavoro mostra segnali di debolezza mentre l’inflazione potrebbe tornare a salire. Nonostante ciò, Signori precisa che, se l’impatto dei dazi continuerà a rimanere moderato, “un ulteriore taglio rimane comunque lo scenario più probabile”.
Flora Dishnica (Pictet Asset Management) introduce infine un tema di medio periodo che potrebbe essere decisivo: il cambio di leadership alla Federal Reserve. La manager evidenzia che “permane comunque una significativa incertezza riguardo la futura composizione della Federal Reserve”, poiché il successore di Jerome Powell verrà annunciato a breve. Una nomina percepita come poco credibile potrebbe compromettere la fiducia nei mercati e causare una debolezza del dollaro, tanto che nei portafogli di Pictet “rimane quindi coperto”. Dishnica ricorda inoltre che i mercati stanno già anticipando un forte allentamento monetario: “il mercato continua a scontare un percorso di significativo allentamento monetario per il 2026”. Tutto ciò si intreccia con la forza del settore tecnologico, che continua a trainare la crescita: un settore che conferma la propria centralità, mentre “Microsoft, Alphabet, Meta e Amazon prevedono di investire oltre 500 miliardi di dollari nel 2026”.
Nel complesso, la fine dello shutdown restituisce visibilità all’economia americana, ma non risolve i nodi principali. Le decisioni della Federal Reserve, la nomina del nuovo governatore, l’evoluzione dell’inflazione e l’impatto dei dazi definiscono uno scenario in cui la prudenza resta la regola.