
14 APR, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

I flussi verso gli ETF domiciliati in Europa (UCITS) hanno rallentato a marzo, con gli investitori che si sono orientati verso un posizionamento più difensivo e hanno cercato di diversificare ulteriormente i propri portafogli a causa dell’impatto economico della guerra degli USA e di Israele contro l’Iran.
Il conflitto ha colpito i mercati azionari e obbligazionari, ha fatto salire i prezzi del petrolio e ha riacceso le preoccupazioni sull’inflazione. Nel mese i nuovi asset netti (NNA) sono stati pari a 10,6 miliardi di euro, ben al di sotto di quelli di febbraio (48 miliardi di euro) e gennaio (46,9 miliardi di euro), i due mesi record in termini di raccolta per il mercato. Nonostante il rallentamento di marzo, i NNA del primo trimestre 2026 sono stati pari a 105,8 miliardi di euro, rispetto agli 87,1 miliardi di euro del primo trimestre dello scorso anno.
Le azioni hanno raccolto 9,5 miliardi di euro a marzo, circa un quarto degli afflussi registrati a febbraio nella stessa asset class. Alla ricerca di diversificazione, gli investitori hanno privilegiato esposizioni di mercato ampie, in particolare le strategie all-country world (6 miliardi di euro).
I NNA nel reddito fisso sono stati pari a 500 milioni di euro, in calo rispetto agli 8,5 miliardi di euro di febbraio, soprattutto a causa dei deflussi dalle aree più rischiose del mercato obbligazionario. I principali flussi positivi sono stati indirizzati verso strumenti del mercato monetario (2,5 miliardi di euro) e debito sovrano con duration ultra-breve (1,7 miliardi di euro).
Nel mese di marzo, gli investitori azionari hanno mostrato una chiara preferenza per le esposizioni ampie e le strategie tematiche, piuttosto che per allocazioni specifiche per paese o più cicliche.
Le strategie all-country world hanno guidato la raccolta del mese (6miliardi di euro), raccogliendo oltre la metà dei NNA complessivi nel mercato UCITS.
A seguire, i mercati sviluppati europei con una raccolta pari a 3,7 miliardi di euro, di cui una quota rilevante (2,1 miliardi di euro) allocata in paesi europei fuori dalla zona euro.
Dopo aver raccolto 9,5 miliardi di euro a febbraio, appena 29 milioni di euro sono stati allocati nei mercati emergenti a marzo, complice un dollaro USA più forte.
Si sono registrati deflussi dagli indici azionari USA (-543 milioni di euro) e dai mercati sviluppati asiatici (-823 milioni di euro), con questi ultimi particolarmente esposti al blocco dello Stretto di Hormuz.
A livello settoriale, gli investitori hanno favorito i settori legati all’attuale contesto macroeconomico e geopolitico, tra cui energia (1,9 miliardi di euro) e industriali (1,4 miliardi di euro). Tra i temi d’investimento, la difesa ha raccolto 885 milioni di euro, riflettendo politiche più ampie attraverso cui i paesi stanno cercando di rafforzare la propria sicurezza e resilienza in un contesto di rischio geopolitico elevato.
Al contrario, il settore finanziario ha registrato deflussi significativi (-3,4 miliardi di euro), in linea con uno scenario stagflazionistico, in cui costi più elevati e una domanda dei consumatori più debole possono esercitare pressione sulla redditività.
Nel reddito fisso, gli investitori hanno adottato un approccio più difensivo in risposta all’incertezza e alla forte rivalutazione delle aspettative sui tassi di interesse, con la Federal Reserve statunitense attesa in pausa nel ciclo di tagli dei tassi, mentre sia la Banca centrale europea sia la Bank of England dovrebbero procedere a un rialzo dei tassi di riferimento.
In questo contesto, sono state favorite le strategie con duration più breve e minor rischio di credito.
I principali afflussi sono confluiti in strumenti del mercato monetario, che hanno raccolto 2,5 miliardi di euro. Si è registrato inoltre interesse sia per i titoli di Stato statunitensi sia per quelli europei, rispettivamente per 1,3 miliardi di euro e 932 milioni di euro, con la maggior parte di questi flussi concentrata sulle esposizioni con scadenza più breve.
I governativi a brevissimo termine hanno raccolto complessivamente 1,7 miliardi di euro. I Treasury USA a brevissimo termine hanno raccolto 1,2 miliardi di euro mentre quelli a breve termine hanno registrato afflussi per 389 milioni di euro. In Europa, i governativi a brevissimo termine hanno raccolto 567 milioni di euro.
Gli investitori hanno ridotto l’esposizione alle aree più rischiose del mercato obbligazionario. I deflussi dal debito dei mercati emergenti e dal credito corporate high yield sono stati rispettivamente pari a -1,3 miliardi di euro e -2 miliardi di euro.
La raccolta netta ESG ha tenuto bene a marzo, soprattutto nel reddito fisso. Mentre il credito investment grade in senso più ampio (non ESG) ha registrato deflussi, il credito investment grade ESG è rimasto più resiliente, contribuendo a generare afflussi complessivi nel reddito fisso ESG pari a 606 milioni di euro: un segnale che la domanda per le soluzioni ESG potrebbe essere sostenuta da preferenze strutturali degli investitori e non solo da un momentum di mercato di breve termine.