
30 APR, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha confermato il 30 aprile 2026 il tasso sui depositi al 2%. La decisione, unanime secondo Lagarde, ha però richiesto una discussione prolungata sull'ipotesi di un rialzo, riflettendo la tensione tra un'inflazione energetica in accelerazione e un'economia che mostra chiari segnali di rallentamento. I prezzi energetici hanno registrato un balzo del 10,9% in aprile, mentre il PIL dell'area euro nel primo trimestre 2026 è cresciuto solo dello 0,1% su base trimestrale. In questo contesto, la BCE ha scelto di preservare l'opzionalità, confermando un approccio rigorosamente dipendente dai dati.
La velocità del repricing delle aspettative è tra gli elementi più rilevanti di questa riunione. Felix Feather, economista di Aberdeen Investments, lo documenta con dati precisi: "Solo un mese fa, i mercati scontavano una probabilità dell'80% che la BCE alzasse i tassi nella riunione di oggi. Alla fine, la decisione di mantenere il tasso di deposito al 2% non ha sorpreso né le nostre previsioni, né il consenso, né la valutazione del mercato, che assegnava appena l'8% di probabilità a un rialzo."
Il cambio di narrativa è stato determinato dal deterioramento dei dati di attività. Andrea Campisi, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management, sintetizza il quadro macro: "I PMI compositi di aprile sono scivolati in territorio recessivo a 48,6 punti, la fiducia dei consumatori ha toccato i minimi da fine 2022 e la stima flash del PIL del primo trimestre è uscita a 0,1%, sotto la baseline BCE di 0,3%."
I prezzi dell'energia restano materialmente sopra i livelli pre-conflitto, con il Brent che supera i 116 dollari al barile. Tuttavia, gli esperti divergono sulla lettura di questo dato.
Kaspar Hense, Senior Portfolio Manager di RBC BlueBay, ne sintetizza la dipendenza strutturale: "I dati prospettici dipendono dalla guerra in Iran e, di conseguenza, dai prezzi dell'energia e delle altre materie prime. Le obbligazioni europee hanno registrato buoni andamenti grazie al tono accomodante."
Feather (Aberdeen Investments) segnala però che diversi indicatori monitorati dall'economista capo Philip Lane si sono già deteriorati: "Le aspettative di inflazione delle famiglie, le aspettative di prezzi di vendita delle imprese, il sottoindice dei prezzi di produzione del PMI e l'inflazione complessiva sono aumentati con forza nell'ultimo mese."
Nonostante ciò, Hense (RBC BlueBay) rileva una volontà esplicita della BCE di non reagire meccanicamente allo shock: "A nostro avviso, l'inflazione ha ancora un margine di rialzo, ma c'è anche la volontà da parte della BCE di guardare oltre questi shock dell'inflazione complessiva."
Un elemento chiave del ragionamento BCE è la differenza strutturale rispetto al precedente shock energetico. Campis (Pictet AM)i lo articola citando gli insegnamenti appresi da due errori storici opposti"Rilevante la differenza del contesto di oggi rispetto al 2022, quando l'inflazione era al 6%, l'economia in surriscaldamento e la politica fiscale era pari al 3% del PIL, imponendo una risposta immediata da parte della BCE. Diverso invece il punto di partenza odierno, con un'inflazione prossima al target e inferiore spazio a bilancio per stimoli fiscali, giustificando un approccio più attendista appresi gli insegnamenti sia del 2011 (intervento anticipato) che del 2022 (intervento ritardato)."
La presidenza BCE ha evitato qualsiasi pre-impegno sulla traiettoria futura. Campisi (Pictet AM) descrive l'architettura della comunicazione: "Lagarde ha preservato l'opzionalità in entrambe le direzioni, ribadendo un approccio rigorosamente dipendente dai dati e meeting per meeting, mentre le aspettative di inflazione a lungo termine rimangono ancorate intorno al 2%."
Quanto ai prossimi mesi, Feather (Aberdeen) mantiene una view costruttiva su ulteriori rialzi, ma con un fattore limitante chiaro: "La BCE finirà per alzare i tassi quest'anno, probabilmente in più occasioni. Tuttavia, una domanda debole e condizioni finanziarie più restrittive potrebbero contribuire a limitare il trasferimento dei maggiori costi ai prezzi al consumo."