30 APR, 2026

La riunione del FOMC del 29 aprile 2026 si è chiusa con l'esito atteso: i tassi sui fed funds restano invariati nel range 3,5%–3,75%. La decisione, assunta con 8 voti favorevoli e 4 contrari, segna il livello di dissenso interno più alto degli ultimi 34 anni. Sullo sfondo, l'addio di Jerome Powell alla presidenza — il cui mandato scade il 15 maggio, e la nomina in corso di Kevin Warsh aprono una fase di ridefinizione della politica monetaria statunitense.
Lo shock energetico legato al conflitto in Medio Oriente, un'inflazione ancora sopra target e un mercato del lavoro stabile compongono il quadro che ha orientato la decisione. Tuttavia, i segnali più rilevanti per i mercati non vengono dai numeri, ma dalla comunicazione: dalla parola "additional" nel comunicato alla forward guidance di Powell, ogni elemento linguistico è stato interpretato come segnale direzionale.
La Federal Reserve si trova in una fase di attesa consapevole. Secondo Martina Daga, Macro Economist di AcomeA SGR, "il messaggio centrale è di prudenza: la Federal Reserve si trova in una fase di 'wait and see'", sottolineando la volontà di attendere prima di intervenire. Tiffany Wilding, economista di PIMCO, evidenzia che "la politica della Fed è in una buona posizione per reagire alle implicazioni economiche dello shock dell'offerta energetica", mentre Max Stainton, Senior Global Macro Strategist di Fidelity International, osserva che "il Comitato rimane sostanzialmente in modalità attendista, in attesa di valutare come si evolveranno gli shock in corso".
Il dato più significativo del meeting non è la decisione sui tassi, ma il numero di dissidenti: quattro voti contrari, massimo dal 1992. I quattro membri che si sono opposti al comunicato finale sono Stephen I. Miran, Beth M. Hammack, Neel Kashkari e Lorie K. Logan. Il nodo del dissenso è stata la presenza nel testo della parola "additional", interpretata come segnale di apertura a tagli futuri.
Tiffany Wilding (PIMCO) evidenzia "i quattro voti contrari espressi dai membri con diritto di voto", mentre Max Stainton (Fidelity) parla di "quattro membri del Comitato [che] abbiano votato in senso contrario al comunicato". Martina Daga (AcomeA SGR) aggiunge che "è in corso una discussione su come aggiornare le indicazioni, su come guidare il mercato".
Martina Daga (AcomeA SGR) segnala che "l'inflazione resta leggermente sopra l'obiettivo", mentre Max Stainton (Fidelity) precisa che la Fed ha aggiornato al rialzo le sue valutazioni, ma "tale dinamica è riconducibile soprattutto all'aumento dei prezzi dell'energia". Tiffany Wilding (PIMCO) sottolinea che "potrebbe volerci più tempo prima che l'inflazione core inizi a moderarsi più chiaramente verso l'obiettivo della Fed".
Martina Daga (AcomeA SGR) evidenzia che "il mercato del lavoro appare stabile", mentre Max Stainton (Fidelity) sottolinea "l'impatto negativo sulla crescita derivante dallo shock energetico". Tiffany Wilding (PIMCO) richiama il "duplice mandato della Fed: la massima occupazione e la stabilità dei prezzi", mettendo in luce il delicato equilibrio che la banca centrale deve gestire.
Tiffany Wilding (PIMCO) osserva che "questa è stata probabilmente l'ultima riunione di Jerome Powell in qualità di presidente della Fed". Max Stainton (Fidelity) evidenzia che "rimarrà in carica come Governatore della Fed anche dopo la fine del suo mandato".
Il successore designato è Kevin Warsh, la cui nomina è in attesa di conferma definitiva dal Senato. Tiffany Wilding (PIMCO) osserva che "la transizione verso Kevin Warsh dovrebbe incidere principalmente sulla comunicazione della Fed". Max Stainton (Fidelity) ritiene che il nuovo presidente "vorrà contrastare l'impatto negativo sulla crescita derivante dallo shock energetico tramite almeno un taglio dei tassi", mentre Martina Daga (AcomeA SGR) sottolinea che il cambiamento avrà implicazioni anche nella composizione del Comitato.
Il consenso tra i gestori è che la prossima mossa, quando arriverà, sarà un taglio. Tiffany Wilding (PIMCO) ribadisce che "rimaniamo dell'opinione che la prossima mossa sarà un taglio dei tassi, ma i tempi sono tutt'altro che chiari". Martina Daga (AcomeA SGR) conferma che "se si dovesse intervenire, la prossima mossa sarebbe più probabilmente un taglio che un rialzo". Max Stainton (Fidelity) aggiunge che "continuiamo a prevedere un taglio nel corso dell'anno, ma i rischi risultano chiaramente orientati verso uno scenario di 'nessuna azione'".
I mercati, dopo l'annuncio, hanno reagito con nervosismo: indici azionari in calo, rendimenti dei Treasury in rialzo (il 2 anni ha toccato il 3,942%), dollaro in rafforzamento con USD/JPY a 160,40 e EUR/USD sceso sotto la media mobile a 200 giorni.
L'evoluzione geopolitica è il principale fattore esogeno che può modificare il percorso della Fed. Tiffany Wilding (PIMCO) avverte che "se il conflitto con l'Iran e lo shock energetico appariranno più persistenti, potrebbe volerci più tempo", mentre Max Stainton (Fidelity) richiama "i rischi legati a una possibile chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz". In questo contesto, le decisioni della Fed restano strettamente legate all'evoluzione geopolitica.
Il WTI si attesta sopra i 107 dollari al barile. I prezzi alla pompa in aumento pesano sul sentiment dei consumatori, già ai minimi storici. In questo contesto, la Fed dispone di margini d'azione limitati senza rischiare di alimentare ulteriori pressioni inflazionistiche.