
20 APR, 2023
Di RankiaPro


I bond CoCo AT1 (Contingent Convertible Additional Tier 1) sono un tipo di strumento finanziario ibrido emesso dalle banche per soddisfare i requisiti di capitale dell'Unione europea. Sono considerati un'alternativa ai tradizionali bond bancari poiché, in caso di stress finanziario della banca emittente, possono convertirsi in azioni o subire una cancellazione parziale o totale. Questi titoli, emessi dalle banche europee dal 2013 per motivi regolatori, sono i più "junior" di tutti i bond che queste entità possono emettere.
Negl iultimi giorni sembra che i bond Coco AT1 sono sulla labbra di tutti i professionisti e i media del settore. Ma perché? Di seguito lo spieghiamo.
Nelle ultime settimane, il debito ibrido "Additional Tier1" del settore bancario, noto come "AT1" o "CoCo", ha sperimentato una considerevole volatilità sui mercati finanziari.
La cancellazione degli AT1 di Credit Suisse il 19 marzo ha penalizzato l'intero mercato degli AT1 in Europa, facendo salire lo spread di rischio degli AT1 da 500 punti base (5,00% a "call") il 6 marzo a oltre 750 punti base (7,5% perpetuo) il 20 marzo.
Da questo picco, gli spread tendono a ridursi, ma rimangono volatili. Va notato che questi spread sono ora principalmente spread perpetui e non spread "a call".
Spread di rischio del debito ibrido

L'ampiezza degli spread non è stata così forte come nel marzo 2020 (Covid-19). Tuttavia, gli spread raggiunti il 20 marzo 2023 si sono avvicinati ai livelli record: dall'inizio del segmento AT1, solo 10 sessioni hanno registrato spread più elevati (ovvero circa lo 0,5% delle sessioni dall'inizio del mercato). Alla fine di marzo 2023, solo il 6,4% delle sessioni dal 2013 ha registrato uno spread più elevato.
Nonostante un impatto immediato molto negativo sulle valutazioni del segmento AT1, l'aumento degli spread si traduce ora in rendimenti più elevati in questo segmento di mercato. I rendimenti alla data di "call" (alla prima possibile data di ammortamento di questi titoli) si collocano tra il 10% e l'11%, mentre i rendimenti perpetui si collocano tra l'8% e il 9,5%, offrendo a nostro avviso un "cuscinetto" di rendimento sufficiente per assorbire i rischi elevati intrinseci a questo segmento di mercato a medio-lungo termine.