
13 MAR, 2026
Di Nuveen

AUTORE: Laura Cooper, Global Investment Strategist and Head of Macro Credit di Nuveen
Non esiste un manuale preciso da seguire per l'attuale situazione geopolitica: al momento il modus operandi sembra essere assegnare probabilità alle diverse evoluzioni dei prezzi del petrolio.
Il nostro scenario di base è una de-escalation, ma esistono dei rischi di coda reali e sottovalutati. Riteniamo che il transito attraverso lo Stretto di Hormuz sarà ripristinato entro fine mese; tuttavia, la combinazione di una leadership iraniana non ancora definita, di mercati delle commodity sotto pressione, di aspettative mutevoli delle banche centrali e di una fragile situazione geopolitica rende i rischi di coda ancora significativi. Mantenere un posizionamento selettivo, diversificato e liquido resta la scelta prudente, preservando la capacità di reagire man mano che la situazione evolve.
I prezzi del greggio hanno subito oscillazioni significative, dalla quasi chiusura dello Stretto di Hormuz al possibile ricorso alle riserve strategiche del G7. Tuttavia, le misure politiche potrebbero non essere sufficienti se i flussi fisici non verranno ripristinati in modo credibile. Anche laddove le azioni possano offrire un sollievo a breve termine, il fattore dominante per una normalizzazione duratura dei prezzi rimane la sicurezza dei transiti e la capacità operativa delle petroliere di riprendere il transito regolare.
Il nostro scenario di base prevede il ripristino del transito entro fine mese, supportato dalla scorta delle navi statunitensi e dai vincoli logistici che limitano un conflitto prolungato ad alta intensità. I rischi di coda, tuttavia, sono concreti e includono il protrarsi di interruzioni di minor intensità dello Stretto e ulteriori attacchi missilistici iraniani contro le infrastrutture petrolifere e del gas del GCC (Consiglio di Cooperazione del Golfo).
Oltre al settore oil & gas, persistono rischi sottovalutati sulle materie prime: le interruzioni nella fornitura di fertilizzanti potrebbero tradursi in inflazione dei prezzi alimentari nel tempo, e la carenza di zolfo potrebbe colpire rame, cobalto e altri minerali critici, vitali per le catene di approvvigionamento di semiconduttori e tecnologie legate all'IA.
A proposito di AI, la domanda cruciale degli investitori è se la rotazione dai titoli tecnologici mega-cap statunitensi continuerà, o se le dinamiche inflazionistiche causeranno un’inversione verso le caratteristiche difensive di tali titoli.
La tesi della rotazione da "Mag-7" a "Lag-7" rimane valida, sebbene stia affrontando la sfida più significativa dal suo inizio. Un impulso inflazionistico breve e intenso probabilmente manterrà la rotazione sulla buona strada. Un periodo prolungato di costi energetici elevati e interruzioni della catena di approvvigionamento, che alimentano un'inflazione più ampia, potrebbe però restituire la leadership alle mega-cap tecnologiche USA, date le loro caratteristiche difensive. Il nostro focus rimane sull'identificazione di aziende con reale potere di determinazione dei prezzi e flussi di cassa solidi, in grado di resistere a diversi scenari di crescita e inflazione.
È prematuro ipotizzare un ritorno al 2022 con i rialzi dei tassi. Sebbene la durata del conflitto rimanga fondamentale per il regime macroeconomico prevalente, dinamiche diverse di crescita, inflazione e politica fiscale giustificano un atteggiamento di attesa.
La Fed sarà costretta a concentrarsi sull'inflazione nei prossimi mesi. Il suo indicatore preferito dei prezzi core era già in forte crescita (intorno al 3%) prima del conflitto e potrebbe salire di circa 0,25 punti percentuali ai prezzi attuali. Tuttavia, poiché uno shock temporaneo è più probabile di un problema inflazionistico strutturale, continuiamo a prevedere tagli cumulativi per 50 punti base entro fine anno.
Il Regno Unito ha subito il contraccolpo maggiore del sell-off sui tassi, con la parte breve della curva fortemente posizionata per tagli a breve termine. Le previsioni sono passate da oltre due tagli nel 2026 a fine febbraio, a un inasprimento il 9 marzo. Le minacce di stagflazione hanno scosso l'equilibrio dei rischi, ma quelli per la crescita permangono e la capacità fiscale è limitata, il che ci porta a confermare la nostra previsione di almeno due tagli entro fine anno.
La BCE è posizionata meglio per procedere a un inasprimento della politica monetaria, dato l'impulso fiscale proveniente dalla Germania. Tuttavia, finché non vi sarà una chiara ricaduta sulle aspettative di prezzo, è probabile che i responsabili politici mantengano un approccio data-dependent e rimangano in pausa nei prossimi mesi.
In questo contesto, occorre considerare tre rischi principali:
Con rischi di coda ancora sottovalutati, questo è quindi un mercato che richiede pazienza, diversificazione e la capacità di accantonare i vecchi schemi.
Se dovesse verificarsi una de-escalation del conflitto, il debito dei mercati emergenti potrebbe beneficiare di una ripresa della tendenza alla diversificazione globale già in atto prima di questo shock.
Il quadro strutturale rimane intatto, anche se i punti di ingresso sono importanti. Gli spread creditizi dei mercati emergenti hanno registrato solo un modesto ampliamento a livello di indice, con valutazioni che non si sono ancora mosse abbastanza da compensare l'elevata incertezza.
Infine, il valore della diversificazione, il premio di rendimento e il miglioramento dei fondamentali a livello nazionale in mercati selezionati non hanno subito danni strutturali.
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