22 LUG, 2026

Il Regno Unito ha un nuovo inquilino a Downing Street. Andy Burnham ha assunto l'incarico di primo ministro dopo un rimpasto di gabinetto che include la sorprendente nomina di John Healey come ministro delle Finanze. Il cambiamento arriva in un momento delicato per l'economia britannica, segnato da costi del servizio del debito che superano le 100.000 milioni di sterline all'anno, un'inflazione che rimane esposta ai prezzi dell'energia e un rapporto debito/PIL vicino al 100%.
I primi annunci, tra cui l'abolizione dell'IVA sulle bollette energetiche, hanno già iniziato a definire il tono del suo mandato. La domanda che si pongono i gestori e gli investitori è se Burnham può rilanciare la crescita senza mettere a rischio la disciplina fiscale che sostiene la fiducia dei mercati.
Lizzy Galbraith, economista politica senior di Aberdeen Investments, sottolinea che la nomina di Healey come ministro delle Finanze "non ha aumentato la preoccupazione dei mercati sulle prospettive fiscali, ma alimenta le aspettative di nuovi impegni in materia di spesa per la difesa". Tra le prime misure spicca l'abolizione dell'IVA sull'energia a partire dal 1 ottobre, con un costo stimato di 850 milioni di sterline nel 2026/2027 e un impatto marginale sull'IPC di appena 0,1 punti percentuali.
Galbraith aggiunge che Burnham ha annunciato un programma di riforme a dieci anni che sarà presentato in autunno, incentrato sul benessere sociale, la difesa e l'abitazione. Il primo ministro cercherà di massimizzare la "flessibilità" all'interno delle norme fiscali vigenti, in particolare nella norma di spesa capitale, anche se l'esperta prevede che gli aumenti di tasse nel bilancio autunnale sembrano inevitabili.
Anthony Willis, economista senior di Columbia Threadneedle Investments, inquadra la sfida in un decennio di shock accumulati: la crisi finanziaria globale, la Brexit, la pandemia e, più recentemente, lo shock energetico e la tensione nel mercato dei gilts. Willis sottolinea che il Regno Unito rimane un importatore netto di energia, il che lo espone alle oscillazioni dei prezzi mondiali e rende difficile il ritorno sostenibile dell'inflazione all'obiettivo.
A ciò si aggiunge una struttura del debito particolarmente sensibile: una parte considerevole del debito pubblico è legata all'inflazione, quindi qualsiasi aumento dei prezzi si riflette direttamente sui costi di finanziamento. Willis ritiene che gli attivi britannici continuino a essere scontati rispetto ai loro omologhi internazionali, lasciando spazio per un miglioramento del sentimento se il nuovo governo riesce a costruire credibilità.
Gordon Shannon, partner e portfoliomnager presso TwentyFour AM (Vontobel), offre la visione più scettica. Ricorda che solo un anno fa Burnham sosteneva che il Regno Unito aveva bisogno di "superare questa situazione di dipendenza dai mercati obbligazionari", mentre nel suo discorso del 29 giugno ha legato il suo programma alla "disciplina delle nostre attuali norme fiscali". Per Shannon, questo cambio retorico non elimina le vulnerabilità strutturali dei gilts.
L'acquirente marginale del debito britannico è oggi molto più sensibile al prezzo: i fondi hedge rappresentano circa il 60% del volume di trading, mentre gli investitori stranieri assorbono più di un quarto delle nuove emissioni. Secondo l'Ufficio di Responsabilità del Bilancio, il governo ha solo il 59% di probabilità di rispettare la sua regola fiscale per il 2029/30, un margine che Shannon considera tutt'altro che rassicurante.
Sia Galbraith che Shannon concordano sul fatto che la pressione fiscale sembra destinata a salire. Burnham si è impegnato a non aumentare l'imposta sul reddito, la sicurezza sociale o l'IVA, anche se riconosce che esiste "un certo margine" di manovra. Shannon spiega che il suo entourage politico, con Louise Haigh come figura chiave, spinge a tassare il capitale, attraverso l'armonizzazione della tassa sulle plusvalenze con l'imposta sul reddito.
Shannon avverte che questi aumenti potrebbero migliorare la previsione del deficit a breve termine, ma indebolire la base di crescita da cui dipende la raccolta futura. La scelta del prossimo ministro delle Finanze sarà, a suo parere, la prima grande prova di credibilità di fronte ai mercati del debito.
Willis sostiene che la prova chiave sarà se la politica economica riesce a stimolare la produttività e l'investimento senza erodere la disciplina fiscale. Ritiene che il governo abbia ancora un margine temporale, avendo solo due anni di legislatura e mantenendo una larga maggioranza in Parlamento. Shannon, d'altra parte, insiste sul fatto che i rischi per i gilts sono inclinati al ribasso, soprattutto nel lungo termine della curva, di fronte alla tentazione di sondare i limiti di tolleranza del mercato.