
Aggiornato:
21 AGO, 2025
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Il simposio di Jackson Hole torna questa settimana in un momento cruciale per la politica monetaria globale. Se in passato il dibattito si concentrava su sfide comuni come il Quantitative Easing o la gestione dell’economia post-pandemia, quest’anno i nodi da sciogliere sono molto più frammentati e complessi.
Per la Federal Reserve, l’appuntamento rappresenta non soltanto l’occasione per delineare la traiettoria dei tassi di interesse nei prossimi mesi, ma anche un banco di prova per l’indipendenza della banca centrale di fronte a pressioni politiche senza precedenti.
Per Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, il mercato guarda all’appuntamento del Wyoming con l’aspettativa che la Fed si riallinei al trend globale di riduzione dei tassi. Tuttavia, l’analista invita alla cautela: l’economia USA resta resiliente e le pressioni sui prezzi non sono scomparse. Come osserva Thozet, “tra le pressioni di Trump e le aspettative dei mercati, Powell dovrebbe cedere e lasciar intendere che il ciclo di tagli ai tassi riprenderà”. Eppure, avverte, l’aspettativa di tagli multipli appare, secondo lui, “eccessiva, considerata la resilienza dell’economia USA, l’incertezza sulle politiche e la persistenza delle pressioni inflazionistiche”.
Secondo Vincent Reinhart, capo economista di BNY Investments, il discorso di Powell sarà cruciale per definire l’orientamento della politica monetaria. Reinhart prevede un taglio a settembre, che il presidente potrà giustificare come parte di un processo di normalizzazione o come risposta contingente. “Esperiamo che il presidente Powell segnali che la Fed ha l’intenzione di recortare il suo tipo di interesse ufficiale in 25 punti base in settembre”, osserva Reinhart, aggiungendo che il suo intervento potrà essere letto come “un bache en el camino dentro del plan a largo plazo […] o como un giro hacia un modo enteramente reactivo”.
Michaël Lok, Group CIO e Co-CEO Asset Management di UBP, evidenzia il conflitto tra i dati macroeconomici e la crescente pressione politica. Da un lato, gli utili societari sono stati molto solidi; dall’altro, il mercato del lavoro mostra segnali di indebolimento. Secondo Lok, “manteniamo la nostra previsione di due tagli dei tassi nel secondo semestre del 2025, il primo dei quali a settembre, alla luce dell’indebolimento del mercato del lavoro e del rallentamento della domanda interna”. Tuttavia, avverte che, nonostante “si siano intensificate le pressioni da parte della Casa Bianca e del Tesoro statunitense affinché la Fed riduca in modo significativo i tassi, i governatori della Fed rimangono generalmente cauti”.
Infine, Andrew Jackson, Head of Investments di Vontobel, inserisce il simposio in un contesto globale in cui le principali banche centrali affrontano sfide diverse. Per la Fed, l’equilibrio è particolarmente delicato: “Le pressioni politiche stanno aumentando, con la Casa Bianca che spinge per un taglio dei tassi e la possibile nomina di un nuovo presidente della Fed più allineato all’agenda economica del presidente Trump”. Secondo Jackson, la banca centrale dovrà muoversi con estrema cautela, poiché “l’economia sta iniziando a mostrare segni di surriscaldamento, pertanto prevediamo che l’inflazione USA potrebbe raggiungere il 3,5% entro la metà del prossimo anno”.
Le decisioni che emergeranno dal Wyoming avranno un impatto diretto sui mercati obbligazionari e sull’equilibrio della politica monetaria globale.
Per Thozet (Carmignac), i rendimenti a lungo termine rimarranno relativamente stabili, ma con rischi crescenti: “Il rischio di un’inflazione più elevata e di maggiore incertezza inflazionistica è concreto (a causa dell’aumento dei dazi, dell’indebolimento del dollaro o dei vincoli sull’offerta di manodopera)”. Una condizione che spingerà i mercati a richiedere un premio più alto per detenere Treasury.
Reinhart (BNY Investments) sottolinea l’aspetto istituzionale e reputazionale: “Dado que esta será la última aparición de Powell en Jackson Hole como presidente, puede que reflexione sobre su legado y, potencialmente, sobre la importancia de la independencia de los bancos centrales”. Per gli investitori, l’evento sarà quindi anche un termometro del grado di indipendenza che la Fed potrà mantenere sotto la crescente pressione politica.
Dal lato degli investitori, Lok (UBP) mette in guardia sul rischio di volatilità nei mercati azionari: “Con la stagione degli utili che volge al termine, i dati macroeconomici dovrebbero determinare le fluttuazioni di mercato nel brevissimo termine, mentre gli investitori discutono il futuro dei tassi di interesse e dell’economia statunitense, con gli effetti dei dazi che si iniziano a vedere”. La comunicazione della Fed sarà quindi determinante per evitare un effetto dirompente sulla fiducia.
Jackson (Vontobel) conclude con una prospettiva internazionale: “Le diverse sfide che ciascun istituto deve affrontare dimostrano la complessità dell’attuale panorama economico globale”. La BCE appare in una posizione più solida, ma sarà costretta a monitorare con attenzione le mosse della Fed. Allo stesso tempo, la Svizzera e il Regno Unito affrontano rischi concreti legati rispettivamente ai dazi USA e a dinamiche inflazionistiche ancora fragili.