
9 MAR, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

In occasione dell’Giornata Internazionale della Donna dell’8 marzo, continua la nostra serie di interviste dedicata alle professioniste che stanno contribuendo all’evoluzione del settore degli investimenti, del risparmio previdenziale e della governance finanziaria.
Protagonista di questa intervista è Stella Giovannoli, CIO e CFO della Cassa Nazionale del Notariato. Con oltre quarant’anni di esperienza nel settore finanziario, Giovannoli condivide la sua visione sul valore concreto della diversità all’interno dei comitati di investimento, sottolineando come pluralità di prospettive possano migliorare la qualità delle decisioni, soprattutto quando si gestisce capitale previdenziale con orizzonti di lungo periodo.
A mio avviso in un comitato di investimento o in un consiglio di amministrazione la diversità non è un tema valoriale astratto, ma un fattore concreto di qualità decisionale.
La gestione del capitale, soprattutto quando si tratta di risparmio previdenziale proveniente da investitori istituzionali, richiede valutazioni complesse tenendo conto che il rischio, l’orizzonte temporale, la sostenibilità e l’impatto sistemico devono essere ponderati in modo equilibrato. In questo contesto, la diversità di genere, culturale e generazionale riduce il rischio di “pensiero unico” e rafforza la capacità di poter stressare le diverse ipotesi.
Evidenzierei vari tipi di diversità:
Un comitato o un consiglio di amministrazione omogeneo tende ad accelerare le decisioni; uno eterogeneo tende a migliorarle. E nel nostro settore, dove l’orizzonte è pluridecennale, la qualità della decisione conta più della velocità.
Il primo cambiamento, a mio avviso, non riguarda i vertici aziendali ma l’intera “pipeline” organizzativa. Sarebbe importante agire prima che si crei il gap, favorendo percorsi scolastici ed universitari STEM, formazione finanziaria avanzata e accesso a ruoli con responsabilità di vertice per le giovani professioniste.
Il secondo cambiamento dovrebbe impattare sulla trasparenza. Gli obiettivi misurabili su rappresentanza nei ruoli decisionali, nei comitati investimenti e nei board dovrebbero diventare parte integrante delle metriche di governance, senza la determinazione di quote formali riservate.
Il terzo cambiamento riguarda la cultura organizzativa. Il settore finanziario premia ancora modelli di “leadership” spesso costruiti su disponibilità totale e presenza continua. Una maggiore flessibilità organizzativa - senza abbassare l’asticella delle competenze - renderebbe il sistema più inclusivo e competitivo e maggiormente adattabile alle esigenze familiari delle donne.
Infine, è importante valorizzare “role model” ben visibili. La presenza di donne in ruoli apicali negli investimenti non deve essere un’eccezione solamente raccontata, ma una normalità riconosciuta.
In base alla mia esperienza quarantennale, potrei dire e suggerire tre cose:
Per concludere. A mio avviso il settore finanziario ha bisogno di più donne non per ragioni puramente simboliche, ma perché la complessità dei mercati richiede oggi pluralità di prospettive. Potrei dire alle giovani fund selector che si approcciano ad entrare nel nostro mondo: entrate con la giusta ambizione, restate con una congrua determinazione e non rinunciate mai alla vostra identità professionale ed alla vostra reputazione professionale.