
30 APR, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

A marzo 2026, il settore del risparmio gestito italiano ha registrato deflussi netti per 1,95 miliardi di euro, secondo i dati preliminari della mappa mensile di Assogestioni. Il dato peggiora rispetto ai -559 milioni di febbraio e porta il bilancio da inizio anno a -6,5 miliardi. Il patrimonio complessivo è sceso a 2.608 miliardi di euro da 2.677 miliardi del mese precedente, sotto la pressione combinata dei deflussi e degli effetti di mercato.
| Categoria | Marzo 2026 | Febbraio 2026 |
|---|---|---|
| Raccolta netta totale | -1,95 mld € | -559 mln € |
| Gestioni collettive | -3,1 mld € | -785 mln € |
| Fondi aperti | -4,4 mld € | -573 mln € |
| Fondi chiusi | +1,3 mld € | -212 mln € |
| Gestioni di portafoglio retail | +1,46 mld € | +891 mln € |
| Gestioni di portafoglio istituzionali | -303 mln € | +664 mln € |
| Patrimonio totale | 2.608 mld € | 2.677 mld € |
Fonte: mappa mensile preliminare Assogestioni, aprile 2026
Le gestioni collettive hanno chiuso il mese con deflussi per 3,1 miliardi di euro. Il peso principale arriva dai fondi aperti, con una raccolta netta di -4,4 miliardi, in netto deterioramento rispetto ai -573 milioni di febbraio. I fondi aperti rappresentano il 50,9% del patrimonio complessivo del settore — 1.328 miliardi su 2.608 — e quando questo comparto entra in deflusso significativo, il suo peso condiziona l'intero quadro più di quanto possano compensare le altre categorie.
Nei fondi di lungo termine le uscite superano i 7 miliardi. Le categorie più penalizzate sono i bilanciati (-4 miliardi) e gli azionari (-1,6 miliardi). In rosso anche i flessibili (-774 milioni) e gli obbligazionari (-720 milioni). L'unico segnale positivo all'interno dei fondi aperti arriva dai monetari, che tornano ad attrarre raccolta per 2,67 miliardi dopo i deflussi di febbraio.
I fondi chiusi hanno invece registrato afflussi per 1,3 miliardi, in inversione rispetto al mese precedente (-212 milioni).
Il ritorno dei monetari a +2,67 miliardi è il dato più rilevante nella composizione del mese. A febbraio questa categoria aveva registrato deflussi per 1,8 miliardi; il recupero di marzo segnala una preferenza esplicita degli investitori per strumenti ad alta liquidità e basso profilo di rischio. Il trend è coerente con il contesto di incertezza geopolitica (amplificata dallo scoppio del conflitto in Iran) che ha accelerato la rotazione fuori dai prodotti più complessi e verso asset liquidi e facilmente liquidabili. Da inizio anno i monetari registrano un saldo positivo di circa 3 miliardi, elemento che occorrerà monitorare nei prossimi mesi per valutarne la persistenza strutturale o la natura tattica.
Il primo trimestre 2026 si chiude in territorio negativo per l'industria italiana del risparmio gestito. Gennaio ha aperto l'anno con il deflusso mensile più alto del periodo (-3,99 miliardi), seguito da un febbraio in relativo recupero (-559 milioni) e da un marzo in peggioramento (-1,95 miliardi).
Il primato negativo in termini di raccolta assoluta resta a gennaio, ma marzo è il mese che mostra la composizione più preoccupante: la pressione si concentra sui fondi aperti e lascia emergere una domanda di strumenti monetari che nel 2025 era assente.
Il confronto con marzo 2025, quando la raccolta complessiva era positiva per 3,7 miliardi, rende evidente l'inversione di tendenza in atto.
Le gestioni di portafoglio retail si confermano il comparto più resiliente. A marzo hanno attratto 1,46 miliardi, portando il saldo da inizio anno a +2,36 miliardi, l'unico segmento con bilancio YTD positivo. Il mandato personalizzato e la minore esposizione percepita al rischio sembrano essere i driver principali di questa preferenza, in un contesto in cui il cliente privato cerca soluzioni con un maggiore grado di controllo rispetto ai fondi aperti tradizionali. Le gestioni istituzionali, per contro, registrano -303 milioni a marzo e complessivamente -8,5 miliardi da inizio anno, il comparto che più riflette le uscite strutturali del segmento professionale.