17 DIC, 2025

La riunione della Banca Centrale Europea del 18 dicembre si avvicina senza grandi aspettative di svolta sui tassi di interesse. Dopo un 2025 caratterizzato da una crescita economica migliore del previsto e da un’inflazione tornata in prossimità dell’obiettivo del 2%, il consenso tra gli operatori di mercato è che la BCE manterrà invariata la propria politica monetaria.
Per capire cosa aspettarsi davvero dal Consiglio direttivo, abbiamo analizzato le valutazioni di quattro esperti internazionali, che convergono su un messaggio chiave: Francoforte è “in una buona posizione” e non ha fretta di intervenire.
Secondo Ulrike Kastens, Senior Economist di DWS, la decisione sui tassi appare sostanzialmente già scritta. Come sottolinea, “sia le aspettative di mercato sia un numero significativo di membri della BCE sono favorevoli a mantenere invariato il tasso sui depositi al 2,0%”. Alla base di questa scelta c’è un quadro macroeconomico più solido del previsto: “nel 2025 l’economia dell’area euro ha registrato una performance migliore del previsto, anche grazie a un mercato del lavoro solido”. Sul fronte dei prezzi, pur a fronte di recenti rialzi nei servizi, il messaggio resta rassicurante, perché “il tasso di inflazione oscillerà intorno al 2%, raggiungendo una media in linea con l’obiettivo per gli anni dal 2025 al 2028”.
Per questo, la BCE dovrebbe ribadire che la politica monetaria è adeguata e che “la soglia per eventuali tagli dei tassi era stata fissata su livelli elevati”, rafforzando l’idea di una pausa prolungata.
Una lettura meno “falco” arriva da Karsten Junius, CFA, Chief Economist di J. Safra Sarasin, che invita a non sovrainterpretare il recente tono aggressivo di Isabel Schnabel, membro del consiglio direttivo della BCE, che ha impostato un tono molto aggressivo per la riunione del Consiglio direttivo del 18 dicembre. Junius osserva che “non commetteremo lo stesso errore trattandola come una voce isolata priva del sostegno della presidente Lagarde”, ma allo stesso tempo contesta l’idea che l’economia stia già crescendo oltre il suo potenziale. Pur riconoscendo che “la dinamica dell’economia è migliorata in tutta l’area dell’euro”, Junius ritiene che le pressioni inflazionistiche siano destinate a ridursi: “l’inflazione dei servizi dovrebbe moderarsi ulteriormente con l’indebolimento del mercato del lavoro, portando l’inflazione complessiva a stabilizzarsi al di sotto del 2% il prossimo anno”.
Inoltre, segnala chiari indizi di raffreddamento del mercato del lavoro, ricordando che “la variazione del tasso di posti vacanti è in calo dalla metà del 2022, fornendoci un’ulteriore prova dell’indebolimento del mercato del lavoro”. Da qui la conclusione che una comunicazione più accomodante sarebbe coerente con i fondamentali.
Anche Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, evidenzia come i mercati non si aspettino alcuna mossa sui tassi nel breve termine. La percezione dominante è che “il ciclo di riduzione dei tassi sia in larga parte terminato” e che la crescita europea dipenda ormai soprattutto dalla politica fiscale. Le nuove proiezioni della BCE, che includeranno il 2028, rafforzano questa visione, indicando “una crescita superiore al potenziale, più vicina all’1,4%, e un’inflazione al 2%, ossia in linea con il target”. Tuttavia, Thozet sottolinea che nel medio termine l’inflazione resterà contenuta: “l’inflazione è ancora attesa al di sotto del target nel 2026”, anche grazie al rinvio dell’ETS2, che “si limita a posticiparne l’impatto al rialzo sui prezzi […] dal 2027 al 2028”. In questo contesto, con tassi al 2%, “i tassi di policy si collocano a metà dell’intervallo stimato come neutrale”, lasciando alla BCE spazio di intervento qualora lo scenario dovesse peggiorare.
Infine, Martin Van Vliet, Global Macro Strategist di Robeco, conferma l’impressione di una BCE sostanzialmente soddisfatta dell’attuale livello dei tassi. Dall’ultima riunione emerge chiaramente che “il Consiglio direttivo della BCE è piuttosto soddisfatto dell’attuale livello dei tassi ufficiali” e che “date le attuali condizioni economiche, non vi sono motivi particolari per un intervento immediato”. Anche sul fronte dell’inflazione il quadro appare sotto controllo, dal momento che “sembra destinata a diminuire leggermente ma a rimanere vicina all’obiettivo del 2%”. Van Vliet evidenzia inoltre che “il mercato concorda e sta prezzando un andamento stabile dei tassi ufficiali”, con una lieve inclinazione al ribasso nel medio termine. Il rallentamento dei salari rafforza questa lettura, perché “il continuo moderarsi della crescita salariale […] suggerisce che, per ora, l’ostacolo all’aumento dei tassi è probabilmente ancora maggiore rispetto a quello alla loro riduzione”.