
5 APR, 2023
Di Carmignac

AUTORE: Frédéric Leroux, membro dello Strategic Investment Committee di Carmignac
In molti paesi economicamente avanzati vi è carenza di manodopera, nonostante le previsioni indichino una crescita economica debole o addirittura negativa. Tale carenza è riconducibile agli effetti della pandemia, estremamente eterogenei e ancora percepiti in modo errato, oltre che all’invecchiamento demografico e al nuovo contesto di inflazione.
Come mostrato, ad esempio, dal grafico a cura della Federal Reserve, il Covid ha accelerato i pensionamenti negli Stati Uniti, a conferma di un desiderio di cambiamento dello stile di vita, reso possibile da un eccesso di risparmi alimentato dai piani di sostegno alle famiglie e dalla riduzione forzata dei consumi per due anni. Questa tendenza al prepensionamento contribuisce al significativo calo del tasso di partecipazione dei lavoratori attivi, accentuato dalla riduzione del numero di famiglie bireddito e aggravato dallo sviluppo del lavoro part-time, aspetti inoltre indicativi di un mutamento di aspirazioni: il valore attribuito al lavoro non è più quello di prima.
La pandemia ha esteso anche il ricorso al telelavoro, la cui produttività deve ancora essere misurata sul lungo periodo, dopo l’entusiasmo suscitato inizialmente. Qualsiasi flessione della produttività comporterebbe un aumento del fabbisogno di manodopera, specialmente considerando che molti non sembrano essere in grado di lavorare a causa degli effetti da long Covid.
Oltre a questo fattore sociologico, il Coronavirus ha ridotto notevolmente anche l’immigrazione; come ottimizzare le politiche migratorie in un’epoca di rilocalizzazioni delle produzioni strategiche e del contemporaneo invecchiamento della popolazione, che riduce la manodopera disponibile? Quale deve essere la durata della vita lavorativa attiva in un contesto di invecchiamento demografico? Il caso del Giappone, in cui l’invecchiamento demografico è andato di pari passo con la piena occupazione ed il rallentamento dell’attività economica dovrebbe farci sollevare degli interrogativi.
Parallelamente alla diminuzione della manodopera, i tassi di occupazione sono già piuttosto elevati nonostante una crescita economica piuttosto debole. In contesti di inflazione, durante le fasi di rallentamento economico o addirittura di recessione, il mercato del lavoro tende a rimanere solido per lungo tempo. Ciò è reso possibile perchè l’aumento dei prezzi porta ad una crescita del fatturato delle aziende, che maschera l’indebolimento dei volumi di vendita e posticipa l’attuazione di misure di riduzione dei costi, come i ridimensionamenti. In una fase di recessione inflazionistica, l’adattamento del mercato del lavoro è tardivo e intenso.
Inevitabilmente, i consumatori faticheranno a chiudere i conti mensili e la crescita del PIL inizierà a diminuire, contribuendo a normalizzare parzialmente il mercato del lavoro. Tuttavia, ciò non cancellerà gli effetti delle aspirazioni dei nuovi lavoratori o dell’invecchiamento della popolazione. La carenza di manodopera sarà un fenomeno strutturale.