4 GIU, 2026

Il primo trimestre del 2026 ha chiuso con un saldo negativo per il debito dei mercati emergenti. La guerra in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno fatto impennare i prezzi energetici, innescando un sell-off che ha interrotto una serie di trimestri positivi e allargato gli spread. La reazione di molti investitori è stata quella di ridurre l'esposizione, riportando i flussi verso i mercati sviluppati.
Eppure i dati sottostanti raccontano una storia diversa. I fondamentali macro degli emergenti sono oggi strutturalmente più solidi rispetto ai cicli di stress precedenti: bilanci pubblici migliorati, inflazione in rientro, tassi reali positivi in molte economie. Il sell-off riflette più un'inversione dei guadagni recenti che un deterioramento reale. Per gli investitori con orizzonte di medio termine, la domanda non è se il debito emergente offra valore, ma dove posizionarsi e con quali strumenti.
Il dollaro è la variabile macroeconomica più rilevante per i rendimenti dell'EMD. Un dollaro in indebolimento tende a sostenere le valute emergenti, a migliorare la competitività delle esportazioni e a ridurre il peso reale del debito denominato in valuta estera. Jason Trujillo, Head of Emerging Market Credit and Strategy di Invesco, osserva che "i cicli del dollaro possono protrarsi per anni, trainati dai differenziali di crescita e di tassi d'interesse, nonché dai cambiamenti nella propensione al rischio a livello globale."
Se il vento contrario che ha penalizzato gli asset emergenti tra il 2022 e il 2024 continua a dissiparsi, il contesto diventa strutturalmente più favorevole, in particolare per le obbligazioni in valuta locale. Su questa linea converge Kristin Ceva, Responsabile Strategie Paesi Emergenti di Payden & Rygel, che segnala come il dollaro mostri già "segnali di indebolimento" rispetto al passato, aprendo spazi per una rivalutazione delle valute emergenti capace di innescare "un circolo virtuoso, sostenendo crescita, consumi e flussi di capitale verso questi paesi."
Michael Ganske, Portfolio Specialist di T. Rowe Price, chiarisce che le economie emergenti stanno affrontando questo periodo con "bilanci più solidi, un'inflazione più bassa e tassi di interesse reali più elevati" rispetto ai cicli precedenti, fattori che attutiscono l'impatto degli shock esterni. Trujillo (Invesco) aggiunge che diversi paesi hanno "affrontato il recente shock inflazionistico globale avendo già inasprito la politica monetaria in modo tempestivo e deciso", creando spazio per stimolare la crescita invece di difendere la stabilità valutaria.
Ceva (Payden & Rygel) conferma che negli ultimi tre anni si è registrato un "miglioramento diffuso dei fondamentali macroeconomici, con inflazione sotto controllo, tassi reali positivi e numerosi upgrade dei rating sovrani." A questo si aggiunge il posizionamento ancora leggero degli investitori: dopo anni di deflussi, l'esposizione globale verso l'EMD resta sbilanciata a favore dei mercati sviluppati, lasciando spazio a riallocazioni significative anche con flussi relativamente contenuti.
Le obbligazioni in valuta locale offrono due fonti di rendimento simultanee: i tassi locali e l'apprezzamento della divisa. In uno scenario di dollaro debole, questo potenziale si somma, generando rendimenti totali più elevati. Trujillo (Invesco) è netto: "all'interno del debito dei mercati emergenti, riteniamo che il debito in valuta locale rappresenti l'opportunità migliore."
Il debito in valuta forte, tipicamente emesso in dollari, svolge un ruolo più difensivo: offre carry costante e integrazione semplice nei portafogli globali, ma il potenziale di rialzo è limitato quando gli spread sono già compressi. Il compromesso della valuta locale, avverte Trujillo, è la volatilità: le divise emergenti possono subire forti ribassi durante gli shock di rischio globali, anche quando i tassi locali tengono.
Il debito emergente comprende oltre 70 paesi in cinque regioni distinte, con strutture economiche e politiche profondamente diverse. I dati degli ultimi 12 mesi lo confermano: nel segmento valuta forte, i titoli venezuelani hanno generato +138%, il debito senegalese ha segnato oltre -13%, mentre Cina e Indonesia si sono attestate tra +6% e +7%.
Sul fronte della valuta locale, il rendimento complessivo è stato del +19% negli ultimi 12 mesi, con l'India a +2,4%, il Messico a +37% e il Sudafrica a +47%. Ganske (T. Rowe Price) aggiunge una lettura regionale: gli esportatori di materie prime come Brasile e Messico sono "posizionati per beneficiare del rincaro dei prezzi energetici", mentre parte dell'Asia rimane più esposta all'aumento dei costi di importazione.
Il rischio principale, secondo Trujillo (Invesco), è "un'inversione della tendenza al ribasso del dollaro statunitense": se la Federal Reserve mantenesse una politica restrittiva più a lungo del previsto, le condizioni finanziarie negli EM si inasprirebbero. A questo si aggiungono altri rischi strutturali:
Ganske (T. Rowe Price) ricorda che "la volatilità persisterà, data l'incertezza geopolitica e la sensibilità ai mercati energetici", ma sottolinea che il recente allargamento degli spread sta creando condizioni migliori per gli investitori attivi.
Il sell-off del Q1 2026 non ha cambiato la struttura dell'opportunità: l'ha resa più accessibile. Ganske (T. Rowe Price) definisce il momento attuale "più un reset che un campanello d'allarme", con prospettive a medio termine che restano costruttive.
L'EMD non è più un'esposizione puramente tattica. Ceva (Payden & Rygel) ricorda che si tratta oggi di "una classe di attivo matura e più efficiente rispetto al passato, caratterizzata da maggiore trasparenza, una base di investitori sofisticata e un ruolo crescente degli attori domestici nei mercati locali." La valuta locale offre l'asimmetria maggiore nel medio termine; la valuta forte garantisce complementarità e reddito. In entrambi i casi, la selezione attiva per paese rimane la condizione necessaria per catturare il rendimento.
Disclaimer: Il presente articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o legale, né un'offerta di acquisto o vendita di strumenti finanziari. Le opinioni riflettono le valutazioni delle rispettive case di gestione alla data di pubblicazione e sono soggette a modifiche senza preavviso. Le performance passate non sono garanzia di risultati futuri. Il debito dei mercati emergenti comporta rischi specifici: volatilità valutaria, rischio geopolitico, rischio di liquidità, rischio di credito sovrano e corporate.