15 SET, 2026

Il rialzo dei tassi della Fed a settembre 2026 è ormai lo scenario che il mercato considera più probabile, dopo che il dato sull'inflazione statunitense di agosto ha rafforzato le attese di un nuovo intervento restrittivo da parte della Federal Reserve.
Le principali case di gestione internazionali, da Columbia Threadneedle a PIMCO fino a DWS, condividono la stessa lettura di fondo: l'inflazione sottostante resta sopra l'obiettivo del 2% e i prezzi dell'energia, uniti all'incertezza geopolitica in Medio Oriente, limitano il margine di manovra della banca centrale americana.
Le view divergono però sull'entità del ciclo restante e sulla strategia di comunicazione che il presidente della Fed, Kevin Warsh, dovrà adottare per non disorientare gli investitori nella prossima riunione del Comitato Federale per il Mercato Aperto (FOMC).
Anthony Willis, Senior Economist di Columbia Threadneedle Investments, osserva che i mercati attribuiscono ormai un'elevata probabilità a un rialzo di 25 punti base nella prossima riunione di politica monetaria. Prima del Simposio di Jackson Hole le probabilità implicite nei prezzi erano nettamente più basse; entro la fine della scorsa settimana sono salite fino a un picco intorno al 93%, per poi ridimensionarsi a circa l'87%.
Il cambio di passo riflette il discorso del presidente della Fed, Kevin Warsh, che ha avvertito come l'inflazione sia rimasta troppo alta per troppo tempo, segnalando una tolleranza limitata verso ulteriori ritardi nel processo di disinflazione. Anche Christian Scherrmann, Economista capo di DWS per gli Stati Uniti, giudica un rialzo a settembre altamente probabile.
Scherrmann (DWS) ricorda che, dall'ultima riunione, i dati sul mercato del lavoro hanno mostrato una ripresa delle assunzioni in condizioni di piena occupazione, senza pressioni salariali significative, il che riduce quasi del tutto i rischi al ribasso. Il governatore Christopher Waller ha offerto una lettura più sfumata, indicando che la Fed potrebbe mantenere i tassi invariati se l'inflazione migliorasse, o alzarli se restasse elevata: una logica che, secondo Scherrmann, resta valida.
Tiffany Wilding, economista di PIMCO, entra nel dettaglio del dato di agosto: l'indice dei prezzi al consumo (CPI) si è collocato sopra le attese, spinto da un forte aumento dei prezzi dei servizi di telefonia mobile. Escludendo questa componente, l'inflazione sottostante si sarebbe attestata più vicina allo 0,2% mensile. Il resto dei dettagli è risultato in linea con le previsioni, ma il dato ha spinto la stima di PIMCO per fine 2026 di 0,1 punti percentuali, fino al 2,6%.
Wilding (PIMCO) sottolinea che "il dato sull'inflazione non ha modificato in modo significativo le nostre prospettive per l'inflazione né per l'economia", pur restando l'inflazione sottostante sopra l'obiettivo del 2% secondo un insieme più ampio di misure.
Con i prezzi dell'energia ancora elevati e la situazione in Medio Oriente instabile, Wilding (PIMCO) afferma che "alcuni rialzi per proteggersi dal rischio di un aumento delle aspettative di inflazione costituiscono ora il nostro scenario base". Willis (Threadneedle) conferma la stessa fotografia: l'inflazione statunitense si è attestata al 3,4% su base annua, con progressi limitati anche nel dettaglio.
Il nodo più delicato, secondo Scherrmann (DWS), riguarda la comunicazione. Un rialzo deciso rafforzerebbe la credibilità della Fed nella gestione delle aspettative di inflazione, ma sotto il nuovo principio di non fornire indicazioni prospettiche (forward guidance), la decisione diventa più complessa.
Senza un contesto sufficiente, i mercati potrebbero interpretare erroneamente un rialzo come segnale di maggiore preoccupazione da parte dei banchieri centrali, spingendo gli investitori ad anticipare un ciclo di restrizione monetaria più lungo, una dinamica che secondo Scherrmann (DWS) starebbe già emergendo in alcuni segmenti del mercato dei tassi.
Scherrmann (DWS) ritiene che l'esito più probabile sia una pausa con tono aggressivo (hawkish hold) oppure un rialzo accompagnato da un tono più moderato (dovish hike): entrambe le opzioni richiederebbero una comunicazione molto precisa. Wilding (PIMCO) lascia comunque aperta una via d'uscita meno restrittiva: "se i dati sull'inflazione continueranno a migliorare, è possibile che i rialzi aggiuntivi dei tassi non si materializzino", aggiungendo che le proiezioni aggiornate del Summary of Economic Projections (SEP) dovrebbero chiarire meglio le prospettive dell'intero FOMC.
Per Willis (Threadneedle) le implicazioni sui mercati obbligazionari sono già visibili: le attese di tassi più alti più a lungo hanno accentuato la volatilità del reddito fisso, un fattore che resterà centrale nelle economie in cui politica fiscale e fiducia degli investitori sono strettamente collegate. Francia e Regno Unito, alle prese rispettivamente con negoziati di bilancio e con il Budget di fine ottobre, saranno sotto stretta osservazione: costi di finanziamento più elevati aumentano la sensibilità dei mercati alle decisioni fiscali.
Sul fronte azionario, Willis (Threadneedle) osserva che rendimenti obbligazionari più alti offrono un'alternativa più attraente rispetto alle azioni e possono comprimere le valutazioni, soprattutto nei segmenti più sensibili ai tassi. La volatilità del reddito fisso può inoltre propagarsi all'azionario, mentre gli investitori rivedono i tassi di sconto e la tenuta degli utili. Il quadro economico resta tuttavia relativamente solido, un elemento che lascia margine alla Fed per un ulteriore inasprimento senza compromettere la crescita.
ETF tematici agosto 2026: ancora fame di AI. +1,6 miliardi sul tema Smart Grid quest’annoDi Rahul Bhushan