
Aggiornato:
28 OTT, 2025
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

La prossima riunione del Federal Open Market Committee (FOMC), prevista per il 29 ottobre 2025, si annuncia cruciale per la politica monetaria statunitense. In un contesto di dati economici frammentari a causa dello shutdown del governo federale e di tensioni nei mercati monetari a breve termine, gli analisti prevedono che la Federal Reserve continuerà la sua strategia di riduzione dei tassi d’interesse, con l’obiettivo di sostenere il mercato del lavoro e gestire i rischi macroeconomici.
Secondo Jörg Held, Head of Portfolio Management presso ETHENEA Independent Investors S.A., la Fed è praticamente certa di procedere con un taglio del tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo tra il 3,75 e il 4,00%. Held sottolinea che "i membri della banca centrale sono unanimemente dell’opinione che il mercato del lavoro debba avere la massima priorità, nonostante la carenza o l’imprecisione dei dati disponibili" e che ulteriori riduzioni dei tassi nel corso del prossimo anno potrebbero portare il tasso di riferimento a livelli compresi tra il 3,00 e il 3,25% entro la metà del 2026, poiché "nel complesso, prevediamo che il tasso di riferimento mantenga la sua tendenza al ribasso e si collochi tra il 3,00 e il 3,25% entro la metà del 2026, poiché la Fed continuerà a concentrare la propria politica sul sostegno al mercato del lavoro". Secondo Held, i tagli ai tassi di quest’anno rappresentano principalmente una forma di assicurazione contro i rischi economici, con l’obiettivo di normalizzare i tassi verso un livello neutrale.
Christian Scherrmann, Chief U.S. Economist presso DWS, conferma che la mancanza di nuovi dati non impedirà alla Fed di ridurre nuovamente i tassi di 25 punti base nella riunione di ottobre. Scherrmann osserva che, nonostante la paralisi politica a Washington e l’incertezza sui dati economici, "è ragionevole presumere che le condizioni del mercato del lavoro non siano cambiate in modo significativo rispetto al mese scorso". Egli sottolinea inoltre che, sebbene si stia "volando alla cieca" a causa dell’assenza di dati ufficiali provocata dallo shutdown del governo, la debolezza del sistema finanziario e la riluttanza delle imprese a trasferire sui consumatori eventuali costi aggiuntivi derivanti dai dazi potrebbero fornire "l’ultimo impulso per una riduzione dei tassi di 25 punti base e per la fine del quantitative tightening". Tuttavia, Scherrmann avverte che i banchieri centrali resteranno data-dependent, soprattutto se i dati ufficiali dovessero ricordare che l’inflazione resta ben al di sopra dell’obiettivo.
Infine, Julian Howard, Chief Multi-Asset Investment Strategist di GAM, offre una prospettiva storica e politica. Howard ricorda che il rendimento dei titoli del Tesoro statunitense e quindi il tasso ipotecario a 30 anni "è fissato dagli acquirenti e dai venditori piuttosto che dalla Fed, che ha il controllo totale solo sul tasso di interesse a breve termine". L’esperto evidenzia che l’indipendenza della banca centrale è fondamentale per contenere l’inflazione e che eventuali pressioni politiche dirette sulla Fed potrebbero avere effetti destabilizzanti: "l’eliminazione dell’indipendenza della Fed distruggerebbe probabilmente ogni speranza che i tassi possano essere utilizzati per controllare l’inflazione". Howard invita gli investitori a considerare come una Fed sotto pressione politica possa aumentare le aspettative inflazionistiche e influenzare i rendimenti degli asset a lungo termine.