28 OTT, 2026

La BCE arriva alla riunione di ottobre con i tassi quasi certamente fermi, ma con un mandato molto più complicato di quanto suggerisca il probabile esito. Il consenso degli operatori converge su una pausa, con il tasso sui depositi al 2,50%, mentre la vera partita si gioca sulla direzione dei prossimi mesi.
L'inflazione europea ha ripreso a correre, spinta dallo shock dei prezzi energetici, e le attese per i prossimi anni sono state riviste verso l'alto. Allo stesso tempo, i rendimenti a lungo termine sono saliti e gli spread sovrani si sono allargati, a partire da quelli francesi, inasprendo le condizioni di finanziamento proprio mentre la crescita dà segnali di tenuta.
Ne risulta un equilibrio fragile: troppa fermezza rischia di inceppare la trasmissione della politica monetaria, troppa prudenza di disancorare le aspettative. Sullo sfondo, il dibattito sulla successione di Christine Lagarde aggiunge incertezza istituzionale.
Il messaggio delle case di gestione è univoco: nessuna mossa a ottobre. Konstantin Veit, Portfolio Manager, PIMCO, ritiene che la BCE "manterrà invariato il tasso sui depositi al 2,5%", con una decisione presa all'unanimità. Sulla stessa linea Ulrike Kastens, Senior Economist, DWS, secondo cui "un approccio attendista appare il più appropriato", mentre Nicolas Forest, CIO, Candriam, giudica "improbabile un rialzo nella riunione di ottobre".
La pausa, tuttavia, non equivale a un cambio di rotta. Kastens (DWS) prevede che la BCE mantenga "probabilmente un orientamento restrittivo", ma con un tono "verosimilmente molto più cauto". A cambiare è la natura del rischio: a settembre il focus era sull'inflazione, oggi "a deteriorarsi sono le condizioni di finanziamento", un fenomeno che per Kastens "non può essere attribuito esclusivamente agli sviluppi del mercato dei titoli di stato francesi".
Dicembre è il vero appuntamento da segnare in calendario. Lo scenario di base di Veit (PIMCO) prevede che la BCE alzi i tassi a dicembre, "entrando in un territorio leggermente restrittivo". Una lettura condivisa da Forest (Candriam), per il quale "un nuovo intervento a dicembre appare più plausibile", dopo che l'accelerazione estiva dei prezzi ha già indotto Francoforte ad aumentare nuovamente i tassi.
Il mercato, d'altra parte, sconta già rialzi per circa 70 punti base, una prezzatura su cui Veit (PIMCO) invita alla cautela: a suo avviso "i rischi sono orientati verso un numero minore di rialzi", pur riconoscendo che "l'incertezza è eccezionalmente elevata". Per Veit, il quadro complessivo conferma che la BCE resta sulla "via intermedia" di politica monetaria tracciata da Lagarde all'inizio dell'anno.
Sul fronte dei prezzi le pressioni sono destinate a salire ancora. Kastens (DWS) stima che nei prossimi mesi l'inflazione possa arrivare ad almeno il 4%, mentre Veit (PIMCO) avverte che le prospettive per il 2027 e il 2028 "saranno più alte di quanto ci si aspettava qualche mese fa". Il punto, tuttavia, non è il livello dell'indice ma la sua persistenza.
Qui le analisi convergono su una diagnosi prudente. Secondo Veit (PIMCO), di fronte alle crisi energetiche la strategia della BCE "non consiste nel reagire ai prezzi dell'energia", ma al rischio che si trasmettano all'inflazione, e per ora "gli effetti di secondo round non sono evidenti". Kastens (DWS) concorda sull'assenza di segnali di pressioni inflazionistiche di fondo, ma avverte che "il protrarsi dello shock dei prezzi energetici potrebbe alla fine innescare effetti di secondo impatto".
L'allargamento degli spread è il vero banco di prova. Per Veit (PIMCO), la salita dei tassi a lungo termine e dei differenziali nell'area euro "rallenterà la crescita e ridurrà l'effetto di trasmissione più di quanto previsto" a settembre. Kastens (DWS) aggiunge che condizioni di finanziamento più restrittive "dovrebbero pesare sugli investimenti, in particolare nel settore delle costruzioni", e che un'impennata dei rendimenti francesi potrebbe sollevare preoccupazioni per la stabilità finanziaria.
Sugli strumenti, però, i toni divergono. Kastens (DWS) si attende che Lagarde ribadisca che lo spread francese "riflette i problemi fiscali della Francia", pur ricordando che la BCE dispone di strumenti attivabili in caso di contagio. Forest (Candriam) è più netto: il contesto attuale fa sì che la BCE "non sia pronta ad attuare un meccanismo anti-frammentazione", perché deve tenere sotto controllo le aspettative di inflazione.
A complicare il quadro c'è l'incognita istituzionale. Il mandato di Lagarde scade nel 2027, ma secondo Forest (Candriam) "non si può escludere l'ipotesi di un'uscita anticipata", con due potenziali candidati alla successione, un olandese e uno spagnolo. Chi deciderebbe l'acquisto di titoli francesi in caso di crisi? Sono domande che, per Forest, gli investitori si pongono su tassi, inflazione e spread in vista del 2027.