
29 GEN, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

La Federal Reserve ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse, proseguendo con una strategia di attesa in un contesto di crescita ancora solida e mercato del lavoro più stabile. Il messaggio centrale della banca centrale resta quello della prudenza: prima di modificare la politica monetaria, la Fed vuole verificare come evolveranno inflazione e occupazione.
Secondo Max Stainton, senior global macro strategist di Fidelity International, la Fed ha scelto la continuità, confermando l’impostazione della forward guidance: il comunicato ha sottolineato che “l’entità e la tempistica” di eventuali futuri allentamenti dipenderanno dall’evoluzione dei dati”. Inoltre, la pausa appare neutrale: “I due dissensi di orientamento accomodante sono stati bilanciati da un linguaggio più deciso su crescita e mercato del lavoro, a conferma della neutralità di questa pausa.”
Per Stainton, Powell ha ribadito con forza l’approccio data-dependent: durante la conferenza stampa, il presidente ha sottolineato che il FOMC è “ben posizionato”, affermando che il Comitato intende lasciare che “siano i dati a indicarci la strada””.
Anche Dan Siluk, Head of Global Short Duration & Liquidity e Portfolio Manager di Janus Henderson, evidenzia che la decisione riflette fiducia nel quadro macro: la Fed ha mantenuto i tassi “segnalando fiducia nella recente stabilizzazione del mercato del lavoro e riconoscendo una maggiore attività economica.” Pur riconoscendo che l’inflazione resta sopra il target, il Comitato non vuole affrettare le mosse: “il tono suggerisce che non vi è alcuna urgenza di procedere a un nuovo taglio nel breve termine.” Siluk richiama inoltre le divisioni interne: “I voti dissenzienti dei governatori Waller e Miran evidenziano una divisione interna in corso.”
Dal lato obbligazionario, Kay Haigh, global co-head of Fixed Income and Liquidity Solutions di Goldman Sachs Asset Management, interpreta la decisione come l’inizio di una fase più lunga di attesa: “La Fed è probabilmente destinata a una pausa prolungata”, perché i dati economici e del lavoro non impongono interventi immediati. La ragione è che “la solidità dei dati sull’attività economica e i segnali di stabilizzazione del mercato del lavoro indicano una scarsa necessità di ulteriori interventi precauzionali.”
Guardando avanti, gli esperti concordano sul fatto che la Fed resterà prudente, ma con possibili differenze nel timing e nell’intensità dell’allentamento.
Secondo Kay Haigh (Goldman Sachs Asset Management), i tagli potrebbero tornare più avanti, se l’inflazione continuerà a moderarsi: “ci aspettiamo che l’allentamento della politica monetaria riprenda più avanti nel corso dell’anno, quando una moderazione dell’inflazione consentirà due ulteriori tagli di ‘normalizzazione’.” L’obiettivo sarebbe riportare i tassi verso livelli più coerenti con la neutralità: “riportando i tassi verso i livelli che i membri neutri del FOMC considerano neutrali.”
Diversa la lettura di Max Stainton (Fidelity International): per lui, nel resto del mandato di Powell è più probabile che non ci siano ulteriori tagli, perché il Comitato vede un equilibrio tra i rischi: “continuiamo ad aspettarci che la Fed guidata da Powell non effettui ulteriori tagli, poiché questo Comitato è probabile consideri il bilanciamento dei rischi tra inflazione e mercato del lavoro sostanzialmente in equilibrio.”
Stainton aggiunge però che i mercati potrebbero essere influenzati anche da fattori extra-monetari, legati all’indipendenza della banca centrale: “ciò che verosimilmente guiderà i mercati per il resto del mandato di Powell sarà la varietà di procedimenti legali e sviluppi politici che interessano la Federal Reserve e il Board of Governors.” In particolare, sottolinea che stanno monitorando “le citazioni in giudizio del Dipartimento di Giustizia nei confronti della Fed e il caso Lisa Cook, attualmente all’esame della Corte Suprema”, per capire “la rapidità con cui la Federal Reserve potrebbe politicizzarsi.”
Infine, guardando oltre Powell, Stainton prevede un possibile cambio di regime: “ci aspettiamo l’avvio di un nuovo ciclo di allentamento una volta nominato un nuovo presidente della Fed a maggio, con tre tagli nella seconda metà dell’anno.”
Chiude Dan Siluk (Janus Henderson), che vede una Fed ancora orientata alla pazienza e alla lettura dei dati: la maggioranza del Comitato sta adottando “una posizione più paziente e basata sui dati, sostenuta da una crescita più solida e da una stabilità provvisoria del mercato del lavoro.”