
29 SET, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Il Decoding Investors Report 2026 di Amundi, condotto su quasi 18.000 investitori retail in 26 mercati, fotografa l'evoluzione delle fonti di consulenza finanziaria a livello globale. Tra i segnali più rilevanti per il settore c'è la rapida ascesa dell'intelligenza artificiale come riferimento dichiarato nelle scelte di investimento.
Il dato centrale, dal 5% al 19% in un anno, misura quante persone citano spontaneamente l'IA tra le fonti di guida finanziaria che utilizzano. Per fund selector, consulenti e gestori italiani, il numero conta meno della direzione: l'IA si sta radicando nel processo decisionale degli investitori, non ai margini.
Nel 2026, il 19% degli investitori globali indica l'intelligenza artificiale come una delle fonti di informazione, consulenza o guida che utilizza per le proprie decisioni di investimento, contro il 5% del 2025. Amundi parla di un quadruplicamento in dodici mesi, il salto più rapido tra tutte le fonti monitorate nel report.
Il dato non isola un comportamento di nicchia. Il 70% degli investitori dichiara di usare strumenti di IA almeno occasionalmente nelle proprie decisioni, e per il 51% l'IA interviene in oltre un quarto delle scelte prese durante l'anno. Il 19% misura solo chi la cita come fonte esplicita, non l'uso complessivo, già molto più diffuso.
L'adozione dell'IA cresce con la ricchezza, l'alfabetizzazione finanziaria, la fiducia dichiarata e l'accesso alla consulenza professionale. Gli investitori high net worth (53%) e i clienti seguiti regolarmente da un consulente (58%) risultano gli utilizzatori più intensi, superando nettamente i segmenti retail e chi non ha mai ricevuto consulenza.
Il 63% di chi utilizza l'IA ha già agito seguendo un suo suggerimento di investimento, e l'88% di questi (55% del totale degli investitori) si dichiara soddisfatto della decisione presa. Il tasso di adesione sale all'80% tra gli investitori seguiti regolarmente da un consulente, segno che l'IA si inserisce dentro la relazione di consulenza, non al suo posto.
Il report segnala inoltre che il 60% degli investitori accetterebbe di lasciare che l'IA esegua in autonomia modifiche al portafoglio, almeno in parte. Tra i clienti seguiti regolarmente da un consulente, la disponibilità a un'automazione completa è sei volte superiore rispetto a chi non ha mai ricevuto consulenza (39% contro 6%).
A livello globale il 43% degli investitori dichiara di fidarsi delle informazioni fornite da banche e provider di investimento, contro il 33% per l'IA e il 33% per gli influencer. La fiducia nell'IA cresce, ma parte da una base più bassa e non sostituisce quella nei canali tradizionali.
In Italia il divario è più marcato: il 43% degli investitori si fida dei provider e delle banche, ma solo il 28% dichiara di fidarsi dell'IA e il 23% degli influencer. Amundi colloca l'Italia, insieme a Danimarca, Finlandia e Spagna, tra i mercati maturi dove la fiducia nei canali tradizionali resta solidamente più alta rispetto alle fonti più recenti.
| Indicatore | Dato |
|---|---|
| Investitori globali che citano l'IA come fonte di consulenza (2026) | 19% |
| Investitori che usano l'IA almeno occasionalmente nelle decisioni | 70% |
| Investitori che hanno agito su un consiglio dell'IA | 63% (88% soddisfatti) |
| Investitori disposti a un'esecuzione autonoma dell'IA sul portafoglio | 60% |
| Fiducia in provider/banche vs IA vs influencer (Italia) | 43% / 28% / 23% |

Amundi descrive lo scenario come complementare piuttosto che competitivo: l'IA assorbe il lavoro analitico quotidiano, mentre il giudizio professionale resta il punto di riferimento nei momenti che contano davvero, dalla pianificazione della pensione alla gestione della volatilità di mercato.
In Italia la dipendenza dal consulente resta tra le più alte in Europa: il 45% dei risparmiatori italiani indica il consulente finanziario come fonte informativa principale, la quota più alta tra i mercati confrontati in un'altra recente indagine. In questo contesto, integrare l'IA nel processo di consulenza, invece di ignorarla o subirla, può rafforzare la relazione con il cliente anziché indebolirla.