
16 SET, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Tra il 2015 e il 2025 l'Italia ha perso fino a 192 miliardi di euro di ricchezza potenziale restando in liquidità invece di investire. Lo rivela un'indagine di Invesco e Cebr su 6.000 risparmiatori in Italia, Germania e Regno Unito: il vero ostacolo non è più l'accesso, ma la fiducia.
Il report Turning access into action, pubblicato da Invesco il 31 luglio 2026, definisce il "saver-to-investor gap" come la ricchezza persa dalle famiglie che tengono il risparmio eccedente in depositi di liquidità invece di destinarne una parte a un portafoglio azionario globale diversificato.
L'analisi, condotta dal Centre for Economics and Business Research (Cebr) su dati 2015-2025, stima due scenari: uno in cui le famiglie investono il 50% del risparmio annuo e uno, più prudente, in cui ne investono il 25%. In entrambi i casi il differenziale rispetto alla sola liquidità è ampio.
| Mercato | Scenario 50% azionario / 50% liquidità | Scenario 25% azionario / 75% liquidità | Extra medio annuo per famiglia |
|---|---|---|---|
| Italia | fino a 192 miliardi di € | fino a 96 miliardi di € | +7.200 € |
| Germania | fino a 526 miliardi di € | fino a 263 miliardi di € | +12.700 € |
| Regno Unito | fino a 385 miliardi di £ (442 miliardi di €) | fino a 193 miliardi di £ (221 miliardi di €) | +13.400 £ |
Nello scenario più prudente, la perdita aggregata nei tre mercati raggiunge 580 miliardi di euro nel decennio considerato.
Il calcolo modellizza i rendimenti azionari sull'indice MSCI All Country World e quelli di liquidità sui tassi di deposito di BCE e Bank of England, con capitalizzazione composta annua e saldo iniziale pari a zero nel 2015.
Negli ultimi dieci anni l'accesso agli investimenti si è ampliato in tutta Europa: ETF a basso costo, piattaforme digitali, conti minimi ridotti e onboarding più rapido. Secondo il report, questo ha ridotto le barriere pratiche, ma non ha chiuso il divario tra chi risparmia e chi investe.
Il costo-opportunità è ampio perché i rendimenti storici divergono in modo significativo. Il report cita il dataset di NYU Stern (Damodaran): dal 1928 le azioni hanno reso in media tra il 9,9% e il 10% annuo, contro il 3,3% della liquidità nello stesso periodo.
Il divario si amplifica con la capitalizzazione composta. Ecco perché la finestra temporale conta quanto la scelta di allocazione.
Tra i risparmiatori italiani, tedeschi e britannici interessati a investire ma ancora fermi, il report isola tre barriere: mancanza di capitale (23%), mancanza di conoscenza (40%)e paura della perdita (53%). I dati ridimensionano due assunzioni diffuse nel settore.
La barriera dominante è psicologica, non informativa né patrimoniale. È un dato che ridefinisce dove il settore dovrebbe investire risorse commerciali.
Il report descrive tre profili nazionali distinti. Il Regno Unito è il mercato più autonomo (71% di interesse a investire); la Germania privilegia semplicità e coerenza; l'Italia si distingue per una forte dipendenza dalla consulenza professionale, sia come fonte di informazione sia come innesco per agire.
In Italia il 45% dei risparmiatori indica il consulente finanziario come fonte informativa principale, la quota più alta tra i tre mercati, e il 25% lo cita come fattore scatenante per iniziare a investire.
Allo stesso tempo, il 32% dei risparmiatori italiani dichiara di non avere alcun interesse a investire, contro il 26% nel Regno Unito e il 28% in Germania: il disimpegno resta più diffuso che altrove.
Invesco incrocia due variabili, autostima finanziaria e fiducia nel sistema finanziario, in un "Confidence Framework" a quattro quadranti. La combinazione, non l'età o il reddito, spiega meglio chi passa all'azione e chi resta fermo.
| Profilo | Autostima finanziaria | Fiducia nel sistema | Quota in Italia | Leva di attivazione indicata dal report |
|---|---|---|---|---|
| Autonomous Sceptic | Alta | Bassa | 29% | Prova concreta e incentivi fiscali, non narrazione |
| Empowered | Alta | Alta | 26% | Percorsi curati con esiti chiari, non più opzioni |
| Disconnected | Bassa | Bassa | 47% | Punti di ingresso strutturati, importi piccoli, messaggio di sicurezza |
| Nervous Believers | Bassa | Alta | 37%* | Messaggio orientato all'obiettivo con protezione esplicita dalle perdite |
L'Italia è il mercato dove il quadrante "Disconnected" pesa di più: quasi la metà dei risparmiatori italiani analizzati combina bassa autostima finanziaria e bassa fiducia nel sistema.
Per questo gruppo, secondo il report, aggiungere più contenuto informativo o più opzioni di prodotto tende a peggiorare, non migliorare, la conversione.
Per la rete dei consulenti e per le case di gestione attive in Italia, il dato principale non è la dimensione del mercato potenziale, ma la sua composizione: quasi metà dei risparmiatori italiani rientra nel profilo a bassa fiducia e bassa autostima, il meno sensibile alle leve tradizionali di prodotto e prezzo. Quindi bisogna: