
15 LUG, 2025
Di Amundi

Autore: Hubert Vannier, Direttore della Gestione degli Attivi Titolizzati di Amundi
Secondo il rapporto Draghi, il basso utilizzo della titolizzazione in Europa sta frenando la crescita. Questo ritardo può essere spiegato dalle conseguenze della crisi del 2008 e dalle rigide regolamentazioni prudenziali (Basilea III, Solvibilità II), che impongono elevati requisiti di capitale. Per rimediare, l'Unione Europea sta pianificando aggiustamenti regolatori.
Il principale cambiamento è l'introduzione della «titolizzazione resiliente» nel quadro prudenziale bancario (CRR), applicabile ai tranches più sicuri. Questo ridurrà i requisiti di capitale per le banche e, potenzialmente, per le assicurazioni. Gli attivi etichettati come STS (Semplici, Trasparenti, Standardizzati per le loro sigle in inglese) e/o resilienti beneficeranno di un ponderazione del rischio ridotta (ad esempio dal 10% al 5%), il che aumenterà significativamente la loro redditività una volta scontato il costo del capitale.
Altre misure cercano di migliorare la situazione degli attivi STS nei bilanci bancari, permettendo loro di essere riconosciuti come attivi liquidi di alta qualità (HQLA) e riducendo i tagli applicati. Questo potrebbe dinamizzare il mercato, attualmente dominato da valori mantenuti come garanzia presso la BCE (57% delle emissioni).
In questo modo, il tasso di collocamento effettivo potrebbe aumentare, avvicinandosi al 15% di HQLA consentito nei bilanci bancari, rispetto all'1% attuale. Inoltre, si prevede una riduzione dei costi operativi (rapporti semplificati, due diligence più semplice) e l'etichetta STS potrebbe essere estesa a certe titolizzazioni sintetiche.
Queste riforme devono ancora passare attraverso la fase di dialogo tripartito europeo. Se adottate, gli attori (banche, assicurazioni, investitori) potrebbero affluire massicciamente al mercato e gli spread potrebbero ridursi, anche per i tranches AAA. Questo renderebbe il mercato più attraente per gli emittenti, stimolerebbe la liquidità e lo diversificherebbe.
Il mercato europeo delle cartolarizzazioni, attualmente stimato in 1,2 trilioni di euro (6% del PIL), potrebbe raddoppiare le sue dimensioni. A titolo di confronto, il mercato americano ammonta a 13,7 trilioni di dollari (46% del PIL, o 14,5% escludendo gli enti pubblici).
Infine, questi cambiamenti offriranno agli investitori un accesso maggiore al rischio di credito delle famiglie (prestiti ipotecari, credito al consumo), non ampiamente disponibile nel mercato obbligazionario tradizionale. I fondamentali sono considerati solidi in Europa, con una disoccupazione moderata. Siamo anche ottimisti riguardo ai CLO, i cui spread potrebbero ridursi significativamente. Tuttavia, alcune norme rimarranno invariate: ritenzione obbligatoria del 5%, divieto di ricartolarizzazione e requisiti di qualità dell'origine più rigorosi che negli Stati Uniti.