
17 SET, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Il mercato europeo del private equity resta bloccato in un collo di bottiglia da uscite. Il rapporto tra le distribuzioni agli investitori e il capitale versato (DPI, Distribution to Paid-In Capital) nel buyout europeo è sceso a circa il 6% nel 2025, contro una media storica del 14%-16%, secondo dati McKinsey citati da S&P Global Ratings nel report Slow Exits Are Redrawing Europe's Alternative Asset Management Map (7 settembre 2026).
La conseguenza diretta è una raccolta ai minimi da un decennio: il 2025 è stato l'anno di fundraising più debole in Europa degli ultimi dieci anni e il 2026 è partito altrettanto fiacco. Il capitale degli LP resta bloccato in vintage precedenti e diventa quindi più scarso per i nuovi fondi.
Non tutti i gestori stanno subendo allo stesso modo. I gestori con oltre 15 miliardi di euro di AUM catturano una quota crescente della raccolta, mentre quelli più piccoli devono dimostrare rendimenti eccezionali, vendersi a un operatore più grande o cessare l'attività, secondo S&P Global Ratings.
I criteri di due diligence tradizionali (track record, team, struttura delle commissioni) non bastano più quando la solidità finanziaria del gestore diventa parte del rischio dell'investimento.
S&P Global Ratings pone la soglia di riferimento a 15 miliardi di euro di AUM. Sopra questa soglia, i gestori europei più diversificati per strategia, area geografica e canale di distribuzione stanno consolidando la propria posizione attraverso M&A e nuovi flussi di capitale.
Sotto questa soglia, il rischio di credito aumenta in modo più marcato in un ciclo di mercato difficile.
Non tutti i grandi gestori di private equity hanno un rating creditizio pubblico, ma quelli che lo hanno offrono un punto di riferimento utile per la due diligence. Secondo S&P Global Ratings, la maggior parte dei gestori alternativi mantiene una leva moderata, un fattore che dà loro margine per finanziare ulteriore M&A con capitale proprio o di debito.
| Gestore | Rating S&P Global | Nota |
|---|---|---|
| EQT AB | A- | Tra i gestori più diversificati per strategia e area geografica |
| ICG | BBB+ | Tra i gestori rated con il margine EBITDA più elevato del gruppo analizzato |
| Tikehau Capital | BBB- | Metrica di leva basata su debito netto/patrimonio netto rettificato, per la struttura patrimoniale del gestore |
| Eurazeo | BBB | Ha raccolto circa il 16% del nuovo AUM 2025 attraverso il canale wealth |
| Partners Group | Non rated da S&P Global | Tra i maggiori gestori europei per AUM |
| CVC Capital Partners | Non rated da S&P Global | Ha acquisito il gestore di credito USA Marathon Asset Management nel 2026 |
| Bridgepoint | Non rated da S&P Global | Gestore di dimensioni comparativamente minori nel gruppo analizzato da S&P Global |
Fonte: S&P Global Ratings, Slow Exits Are Redrawing Europe's Alternative Asset Management Map, 7 settembre 2026. Dati al 2025. Per Tikehau ed Eurazeo, la metrica core di leva usata da S&P Global è il debito netto sul patrimonio netto rettificato, non il debito netto/EBITDA.
Le commissioni di gestione rappresentano oggi l'80%-90% dei ricavi del settore della gestione alternativa, contro il 10%-20% delle commissioni di performance e del carried interest, secondo S&P Global Ratings. Questa proporzione rende i grandi gestori diversificati più resilienti agli shock su singole asset class.
Il caso più concreto è l'esposizione al software nei portafogli di private equity, resa più rischiosa dalla volatilità legata all'intelligenza artificiale nel 2026.
Nel suo scenario di stress ipotetico, S&P Global stima che un gestore con il 30% dell'AUM in società software, colpito da un calo del 50% del valore contabile di quegli asset in un anno, vedrebbe i ricavi complessivi scendere di circa il 25%.
Il punto operativo è chiaro: un gestore dipendente dal carried interest è più esposto a un singolo ciclo di mercato negativo rispetto a un gestore diversificato con ricavi ricorrenti da commissioni di gestione.
La stretta sul capitale privato sta accelerando il consolidamento. Come spiega S&P Global Ratings, EQT ha raggiunto un accordo per acquisire la specialista britannica del secondary market Coller Capital, mentre CVC ha acquisito il gestore di credito USA Marathon Asset Management.
La convergenza non riguarda solo gli operatori alternativi tra loro. ICG e Amundi hanno avviato una partnership tra gestione alternativa e tradizionale, mentre BNP ha acquisito la divisione di asset management di AXA nel 2025.
Anche le banche europee stanno rafforzando le proprie piattaforme di gestione del risparmio, in cerca di ricavi da commissioni stabili in un contesto di tassi in normalizzazione.
Un'operazione di M&A sul gestore selezionato merita una domanda esplicita nella due diligence: cambia la governance, il team di investimento o l'allineamento degli incentivi rispetto al fondo già sottoscritto?
Ai criteri classici (track record, team e struttura delle commissioni) il ciclo attuale ne aggiunge almeno cinque, tutti verificabili con dati pubblici o richiedibili direttamente al gestore.
Il messaggio di S&P Global Ratings per il mercato europeo del private equity è diretto: la scala è ormai anche un fattore di credito, non solo di raccolta. I gestori sopra i 15 miliardi di euro di AUM usano diversificazione, rating e capitale proprio per consolidare la propria posizione, mentre i più piccoli affrontano pressione crescente su performance e sopravvivenza.
Aggiungere dimensione, rating creditizio, mix dei ricavi e attività di M&A ai criteri di due diligence già in uso non sostituisce l'analisi di track record e team: la completa. La qualità del credito è ormai un criterio di selezione, non solo un dettaglio finanziario a margine.