5 GIU, 2026

Di Nadège Dufossé, CFA di Candriam

Di Richard Flax di Moneyfarm

Le quotazioni record del 2026 non sono solo un'opportunità di investimento: sono un evento strutturale che modifica la composizione degli indici, comprime i multipli del software e forza rotazioni di portafoglio. Tre gestori leggono i rischi e le opportunità.
Le tre più grandi IPO della storia stanno per arrivare sui mercati pubblici in un lasso di tempo ristretto: SpaceX con un'emissione stimata attorno ai 75 miliardi di dollari, OpenAI intorno ai 70 miliardi e Anthropic intorno ai 60 miliardi. Complessivamente, oltre 200 miliardi di dollari di nuovo capitale entreranno in circolazione nel 2026, superando il record del 2021. Ma l'entità dei volumi è solo il dato più visibile. Sotto la superficie, le mega-IPO 2026 stanno già riscrivendo le regole di inclusione negli indici, ridistribuendo la liquidità disponibile e creando pressioni asimmetriche su chi è già quotato. Per chi gestisce portafogli oggi, la domanda non è se partecipare all'entusiasmo del lancio, ma capire quali meccanismi strutturali si stanno attivando e dove si trovano le opportunità reali.
Il problema di fondo è che SpaceX, OpenAI e Anthropic non avrebbero superato i requisiti tradizionali di inclusione negli indici. Wolf von Rotberg, Equity Strategist di J. Safra Sarasin, lo spiega con precisione: con una valutazione fino a 2.000 miliardi di dollari, un free float di 75 miliardi rappresenterebbe meno del 4% della capitalizzazione di SpaceX, ben al di sotto della soglia minima del 10% prevista dal Nasdaq. Per risolvere il problema, i provider di indici hanno modificato i propri criteri in modo significativo.
A partire dal 1° maggio, il Nasdaq ha eliminato il requisito minimo di free float e introdotto un meccanismo di "Fast Entry" che consente alle società tra le prime 40 per capitalizzazione di essere incluse dopo soli 15 giorni di negoziazione, contro i 12 mesi precedenti. Le nuove regole introducono inoltre un moltiplicatore: con un free float del 4%, SpaceX riceverebbe una ponderazione nell'indice pari al 12% della sua capitalizzazione di mercato. Von Rotberg avverte che "questo segna un allontanamento dalla metodologia di ponderazione basata sulla capitalizzazione di mercato applicata in precedenza", con conseguenze dirette sulla struttura della domanda passiva.
Questo squilibrio non è teorico. I fondi passivi che replicano il Nasdaq saranno costretti ad acquistare un flottante molto limitato in un intervallo di tempo compresso, con un impatto diretto sui prezzi. Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm, ricorda che gli indici non includono una società al momento dell'IPO e quindi "non partecipano agli eventuali forti rialzi iniziali successivi alla quotazione", ma al tempo stesso "possono evitare parte delle correzioni che spesso seguono la fase iniziale di entusiasmo": una asimmetria rilevante per i gestori attivi.
I dati storici confermano il rischio. Von Rotberg (J. Safra Sarasin) evidenzia che il rendimento mediano delle 50 maggiori IPO statunitensi dal 2010 è stato del 12,3% nel primo mese, ma è diventato negativo entro il primo anno. Le IPO di dimensioni maggiori, in particolare, tendono a registrare guadagni iniziali più modesti e correzioni più marcate nei mesi successivi. "I criteri di stabilità degli utili, determinazione del prezzo e criteri di free float sono stati abbandonati per consentire una rapida inclusione nell'indice. Ciò indebolisce la qualità dell'indice e potrebbe portare a una maggiore volatilità", conclude von Rotberg.
L'effetto più immediato per chi è già investito non arriva dai nuovi titoli, ma dalla pressione che le emissioni esercitano sull'allocazione esistente. Flax (Moneyfarm) osserva che "un aumento significativo delle IPO potrebbe tradursi in maggiori pressioni di vendita sui titoli esistenti", perché i gestori che partecipano alle nuove quotazioni devono spesso liberare liquidità riducendo posizioni già in portafoglio.
Nadège Dufossé, Global Head of Multi-Asset di Candriam, identifica dove si concentra questa pressione con precisione: "le IPO di alcuni grandi operatori potrebbero convogliare diverse migliaia di miliardi di dollari di capitale nel secondo semestre dell'anno. Anche qualora le emissioni venissero distribuite nel tempo, finirebbero comunque per assorbire liquidità e intensificare la competizione per l'allocazione del capitale, proprio mentre alcune aree dell'ecosistema software stanno già subendo una compressione dei multipli." Il segmento SaaS è il più esposto, perché l'AI agentiva minaccia sia il potere di determinazione dei prezzi sia i margini a lungo termine.
Nonostante la pressione strutturale, il ciclo di investimenti nell'AI mantiene una visibilità della domanda fuori dal comune. Dufossé (Candriam) segnala che con "oltre 700 miliardi di dollari di investimenti previsti dagli hyperscaler nelle infrastrutture AI nel 2026, l'ecosistema continua a beneficiare di una visibilità della domanda eccezionalmente robusta", con ordini sostenuti e revisioni degli utili che continuano a migliorare nei settori Tecnologia, Energia e Materiali.
Non tutte le aziende tech sono però equivalenti sotto pressione. Dufossé (Candriam) distingue con chiarezza: le società legate a cybersecurity, protezione dei dati, archiviazione e infrastrutture mission-critical "appaiono strutturalmente meglio posizionate, in quanto i loro prodotti sono meno facilmente sostituibili e possono persino diventare più importanti in un contesto maggiormente orientato all'AI." Flax (Moneyfarm) aggiunge una lettura macro di fondo: "l'attuale andamento dei mercati azionari sia sostenuto soprattutto dalla crescita degli utili societari più che da un'espansione eccessiva delle valutazioni", un segnale di salute strutturalmente più solido rispetto ai cicli speculativi storici come la Dot-Com tra il 1995 e il 2001.
Le mega-IPO 2026 vanno lette come un evento di riallocazione sistemica, non come un semplice ciclo di quotazioni favorevole. Modificano le regole degli indici, forzano acquisti passivi su flottanti ridotti, drenano liquidità dai titoli esistenti e accelerano la differenziazione interna al settore tech. La volatilità potenzialmente elevata nel periodo post-lancio impone di mantenere l'esposizione entro livelli gestibili, privilegiando le società con utili visibili e posizionamento difensivo nell'ecosistema AI. Come sintetizza von Rotberg (J. Safra Sarasin), "le tre prossime IPO sono diverse da qualsiasi altro caso precedente": riconoscere questa discontinuità è il punto di partenza per qualsiasi decisione di portafoglio razionale nel secondo semestre del 2026.
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