
Aggiornato:
9 MAR, 2026

Il paradosso degli ultimi mesi è chiaro: i mercati emergenti, tradizionalmente considerati volatili, sono diventati tra i più leggibili. Con una crescita strutturalmente superiore al 4%, un processo di disinflazione in corso e politiche monetarie più accomodanti, i fondamentali restano solidi. Certo, l’aumento dei prezzi dell’energia legato al conflitto iraniano complica temporaneamente il quadro, ma non cambia la sostanza: in un mondo segnato dalla riallocazione delle catene del valore e da un’egemonia del dollaro sempre più discussa, i mercati emergenti tornano a occupare un ruolo centrale nei portafogli internazionali.
Secondo le proiezioni del FMI (World Economic Outlook, ottobre 2025), le economie emergenti e in via di sviluppo dovrebbero crescere a un ritmo superiore al 4% nel 2025 e nel 2026, contro circa l’1,5% dei paesi avanzati. Questo differenziale di crescita strutturale non viene messo in discussione nel lungo periodo dal conflitto attuale. Il rallentamento dell’inflazione ha permesso alle banche centrali dei paesi emergenti di iniziare prima i tagli dei tassi, mentre la crescita globale diventa meno dipendente dagli Stati Uniti e il dollaro mostra segnali di indebolimento ciclico — un contesto storicamente favorevole ai mercati emergenti.
Alla fine del 2025, le azioni dei mercati emergenti erano già scambiate a valutazioni nettamente inferiori rispetto ai mercati sviluppati, nonostante un potenziale di crescita comparabile, se non superiore nel lungo periodo, e un miglioramento progressivo della qualità creditizia delle imprese. Questo sconto si inserisce in un contesto di maggiore diversificazione dei motori regionali di crescita, sostenuta dalla reindustrializzazione, dall’evoluzione delle politiche economiche e dalla trasformazione delle catene di approvvigionamento.
Tuttavia, anche il modo in cui si accede ai mercati emergenti diventa un fattore determinante. La gestione passiva è sempre più concentrata su un numero limitato di titoli e paesi, aumentando i rischi idiosincratici. Le prime cinque società dell’indice MSCI Emerging Markets rappresentano ormai quasi il 27% dell’indice e contribuiscono in modo sproporzionato al rischio complessivo, mentre l’elevata ponderazione di Cina e India rafforza questa dipendenza strutturale.
La dispersione delle valutazioni tra paesi e settori rimane significativa, il che favorisce un approccio selettivo basato su un’analisi bottom-up delle aziende. Il fondo RAM (Lux) Systematic Funds – Emerging Markets Equities* segue proprio questo approccio, privilegiando una costruzione di portafoglio diversificata e una selezione dei titoli basata sui fondamentali, sulla generazione di cash flow e sulla disciplina nell’allocazione del capitale.
Questo orientamento diventa ancora più importante in un contesto globale segnato dall’accelerazione degli investimenti nelle tecnologie legate all’intelligenza artificiale. Mentre Microsoft o Alphabet investono decine di miliardi in CAPEX legati all’IA senza garanzie di ritorno, molte aziende emergenti continuano a generare cassa e a distribuirla. Ciò significa che queste si distinguono per una gestione del capitale più disciplinata e per modelli di business orientati alla creazione di cash flow.
I mercati emergenti offrono quindi un universo di investimento ricco ma eterogeneo, dove la selezione dei titoli e la gestione del rischio diventano determinanti. Oltre alla decisione di allocazione, anche il modo di investire — basato su diversificazione, fondamentali e controllo della concentrazione — diventa essenziale per cogliere le opportunità dei mercati emergenti mantenendo sotto controllo i rischi.
* Compartimento di RAM (Lux) Systematic Funds, una SICAV lussemburghese con sede legale al 14, Boulevard Royal, L-2449 Lussemburgo, autorizzata dalla CSSF e costituita come OICVM (Direttiva 2009/65/CE). Mediobanca Management Company S.A., con sede legale al 2, Boulevard de la Foire, L-1528 Lussemburgo, Granducato di Lussemburgo, è la Società di gestione