
21 LUG, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Il 17 luglio 2026 la Commissione Europea ha presentato il Piano d'Azione per l'Elettrificazione, insieme alla proposta di revisione dell'EU ETS. L'obiettivo è portare la quota di elettricità sul consumo energetico finale UE dal 23% attuale, fermo da oltre un decennio, a un target indicativo del 46% entro il 2040. Secondo Ursula von der Leyen, presidenta della Commissione, "il modo migliore per ridurre la dipendenza dell'Europa dall'energia fossile è alimentare la nostra economia con energia elettrica pulita e prodotta internamente".
Per chi investe in reti, clean-tech ed energia, il pacchetto introduce tre leve: riforma fiscale sull'elettricità, nuovi strumenti di finanziamento e una revisione dell'ETS che redistribuisce risorse verso la decarbonizzazione industriale. Il fronte politico non è compatto: l'Italia si posiziona diversamente dal resto del blocco su un punto chiave della riforma.
Il Clean Industrial Deal e l'Affordable Energy Action Plan avevano già fissato un riferimento del 32% al 2030 per la quota di elettricità nel consumo finale, annunciando l'arrivo di questo piano. Il punto di partenza è chiaro: circa il 70% dell'elettricità europea proviene già da fonti pulite prodotte internamente, ma il tasso di elettrificazione della domanda resta fermo al 23% da oltre dieci anni.
Il target del 46% al 2040 è per ora indicativo: sarà valutato e potenzialmente reso vincolante nel pacchetto sull'Unione dell'energia post-2030, ancora da presentare. Non è quindi un obiettivo di legge in vigore, ma una direzione di marcia.
Raggiungere il target potrebbe ridurre la spesa UE per le importazioni fossili di circa 260 miliardi di euro l'anno entro il 2040. Un'auto elettrica può far risparmiare fino al 78% rispetto a un'equivalente a combustibili fossili; il passaggio a pompe di calore taglia la bolletta del riscaldamento fino al 60%.
Il piano corregge una distorsione strutturale: in molti Stati membri l'elettricità pulita costa relativamente più del gas fossile, per oneri di rete e fiscalità pensati per i combustibili fossili. Tra le misure:
Per i fondi tematici clean-tech, è il segnale più diretto sul lato domanda: il riequilibrio fiscale cambia la convenienza economica di pompe di calore, EV e accumulo rispetto alle tecnologie fossili.
Il piano prevede l'accelerazione delle procedure di connessione alla rete, un uso più efficiente delle infrastrutture esistenti e più investimenti in trasmissione e distribuzione, in continuità con il Grids Package europeo già in negoziazione. Per attutire i costi di investimento iniziale, la Commissione propone di mobilitare:
Il piano punta anche a rafforzare la base industriale europea del clean-tech, ampliando la manifattura domestica su pompe di calore, accumulo e componentistica di rete. Per gli investitori in infrastrutture è la sezione con maggior potenziale di capex concreto, sebbene resti a livello di Comunicazione strategica: la trasposizione in obblighi vincolanti passerà da provvedimenti legislativi successivi.
La revisione dell'EU ETS è il pilastro politicamente più delicato. Dal 2005, il sistema ha generato oltre 270 miliardi di euro di entrate, reinvestite in innovazione e decarbonizzazione industriale, contribuendo a un taglio del 50% delle emissioni nei settori coperti.
La proposta prevede che il 50% dei ricavi delle aste ETS incassati dagli Stati membri sia indirizzato alla decarbonizzazione di industria, clean-tech, aviazione e settore marittimo. È qui che si apre la frattura: gli Stati membri si sono divisi tra chi chiedeva un depotenziamento dell'ETS, con l'Italia in prima linea, e chi ne chiedeva un rafforzamento, con la Spagna a guidare questo fronte, secondo la ricostruzione di Greenreport.
Confindustria, con le omologhe tedesca e francese (quasi 500.000 imprese), ha chiesto di adattare le regole alle specificità industriali, opponendosi alla riduzione delle quote gratuite e chiedendo la sospensione dell'ETS per marittimo e aviazione. Il ministro Gilberto Pichetto ha dichiarato che l'Italia negozierà "con determinazione, pragmatismo e spirito costruttivo", criticando la Commissione per aver sottovalutato il ruolo delle quote gratuite contro la delocalizzazione.
Sul fronte opposto, WindEurope e l'European Environmental Bureau accolgono con favore l'ambizione sull'elettrificazione, ma avvertono che il mantenimento prolungato delle quote gratuite rischia di indebolire l'efficacia della riforma ETS.
Il pacchetto tocca diverse classi di attivo rilevanti per i gestori di fondi:
Il fattore da monitorare è la sequenza legislativa: il piano è una Comunicazione strategica, non un atto vincolante. La traduzione in obblighi concreti passerà dal pacchetto Unione dell'energia post-2030, mentre l'ETS segue un iter separato che richiede l'accordo di Parlamento e Consiglio, con l'Italia su un fronte minoritario rispetto a Spagna.