
8 GEN, 2026
Di RankiaPro

A maggio di 2025, The Economist ha sorpreso tutti con una copertina audace che presentava la parola POLAND in grandi lettere ripetute su tutta la pagina. Il titolo evidenziava l'eccezionale crescita economica del paese negli ultimi anni.

Quando la Polonia è entrata nell'Unione Europea nel 2004, il suo PIL era di circa $255 miliardi, con un PIL pro capite di circa $6,260. Oggi, queste cifre sono salite a $980 miliardi e $28,485, rispettivamente.
La Polonia è ora entrata nelle file delle 20 maggiori economie mondiali e sta andando meglio che mai, attirando un forte interesse da parte degli investitori stranieri. Tuttavia, la sua posizione geografica e la sua posizione geopolitica sollevano alcune preoccupazioni - in particolare data la sua forte sostegno all'Ucraina nella guerra con la Russia.
A settembre 2025, la Polonia ha invocato l'Articolo 4 del Trattato dell'Atlantico del Nord dopo che i droni russi hanno violato il suo spazio aereo. Questo solleva una domanda importante: il forte potenziale economico della Polonia continuerà ad attirare gli investitori, o i crescenti rischi geopolitici inizieranno a allontanarli?
Abbiamo chiesto il parere degli esperti.
Secondo Marta Petka-Zagajewska, Responsabile della Ricerca Macro presso PKO Bank Polski S.A., la Polonia ha dimostrato una forte capacità di assorbire lo shock generato dall’invasione russa dell’Ucraina. Pur avendo affrontato “una grave turbolenza economica (uno shock energetico e un'ondata di inflazione a due cifre) e pressioni sociali (un massiccio afflusso di migranti)”, l’economia e la società polacche hanno reagito in modo efficace. Questo ha permesso al Paese di posizionarsi stabilmente tra le economie più dinamiche dell’Unione Europea: “dal 2022, la Polonia si è regolarmente classificata tra le economie in più rapida crescita nell'Unione Europea”.
Petka-Zagajewska sottolinea inoltre che la crescita recente è stata sostenuta soprattutto dalla domanda interna, favorita da un clima di fiducia diffuso. Nonostante il conflitto ai confini orientali, “i consumatori polacchi sono tra i più ottimisti dell'UE” e sia famiglie che imprese percepiscono che “la guerra oltre il confine orientale della Polonia attualmente ha solo un impatto trascurabile sul loro sentimento”. Questo elemento rappresenta un fattore chiave di stabilità per gli investitori di lungo periodo.
Dal punto di vista dei mercati finanziari, la resilienza dell’economia si è riflessa anche nei flussi di capitale. Come evidenzia la Responsabile della Ricerca Macro di PKO Bank Polski, “l'uscita di capitale di portafoglio… si è rivelata di breve durata”, mentre gli investitori diretti esteri hanno mantenuto le proprie posizioni: “gli investitori diretti esteri non hanno ritirato il capitale, e i profitti generati in Polonia vengono, per la maggior parte, reinvestiti a livello nazionale”. Secondo Petka-Zagajewska, questa tendenza è destinata a proseguire, anche grazie al fatto che “i partecipanti al mercato si stanno abituando a operare in una nuova realtà di rischio geopolitico persistentemente elevato”.
A questa visione si affianca l’analisi di Jan Szumański, economista, che inquadra le prospettive della Polonia in una dimensione globale. Il Paese è entrato “nel club elitario dei paesi con un PIL superiore a un trilione di dollari, posizionandosi tra le 20 economie più grandi del mondo”, un traguardo che rafforza la sua attrattività per gli investitori internazionali. Secondo Szumański, uno dei principali catalizzatori di crescita nei prossimi anni potrebbe essere l’aumento della spesa per la difesa, che “rappresenta un'opportunità per lo sviluppo dell'economia polacca”.
Dopo il 2022, la spesa militare polacca ha subito un’accelerazione significativa: “fino al 2022, rappresentava circa il 2% del PIL, ma dopo l'invasione della Russia in Ucraina, è salita a oltre il 4% del PIL”. Questo posizionamento rende la Polonia un attore di primo piano nel contesto NATO, dato che “attualmente destina il 14° più grande budget di difesa al mondo”. Secondo Szumański, esistono solide basi teoriche ed empiriche a supporto di questa strategia, poiché “numerosi studi empirici confermano l'impatto positivo della spesa per la difesa sullo sviluppo economico”.
L’economista avverte però che i benefici non sono automatici. Per trasformare l’aumento della spesa in crescita strutturale, è necessario rafforzare il tessuto produttivo nazionale: “le spese per la difesa hanno un maggiore potenziale per generare crescita economica nei paesi che sono importanti produttori di armi”. In quest’ottica, la Polonia dovrebbe puntare allo sviluppo della propria industria della difesa, sostenendo ricerca, università, start-up e cooperazione tra imprese e mondo accademico, oltre a favorire un quadro normativo più attrattivo per gli investitori.
Infine, Szumański evidenzia il ruolo strategico della cooperazione europea, sottolineando che “la cooperazione tra gli stati membri dell'UE è fondamentale” per competere con mercati più maturi come quello statunitense. In questo scenario, la complessa posizione geografica della Polonia può trasformarsi in un vantaggio competitivo. Come conclude l’economista, “la situazione geopolitica della Polonia dovrebbe essere vista non solo come una minaccia, ma anche come un'opportunità”, un’opportunità che il Paese e gli investitori dovranno saper cogliere con una visione di lungo periodo.