
1 LUG, 2026
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Gli italiani riconoscono l’importanza della pianificazione finanziaria e previdenziale, ma faticano ancora a trasformare questa consapevolezza in decisioni concrete. È quanto emerge da una ricerca realizzata da SWG per Zurich su oltre 2.000 italiani tra i 18 e i 64 anni, diffusa in coincidenza con l’entrata in vigore della riforma del TFR per i neoassunti del settore privato.
L’indagine mette in luce un divario informativo ancora ampio: il 38,9% degli italiani non si è mai informato sulla previdenza complementare e il 69,8% dichiara una conoscenza limitata o nulla degli strumenti di risparmio e investimento.
Con la nuova disciplina, i lavoratori neoassunti avranno 60 giorni per decidere se lasciare il TFR in azienda, destinarlo al Fondo di Tesoreria INPS nei casi previsti o conferirlo a una forma di previdenza complementare. In assenza di scelta, scatterà il meccanismo del silenzio-assenso con il trasferimento automatico del TFR maturando al fondo pensione di riferimento.
Nonostante il cambiamento normativo, la ricerca evidenzia una preparazione ancora insufficiente. Tra i lavoratori dipendenti, il 45,5% mantiene oggi il TFR in azienda, il 30,2% lo destina a un fondo pensione e il 13,3% lo vede confluire nel Fondo di Tesoreria INPS. Il TFR continua a essere percepito soprattutto come una riserva di sicurezza: il 90,6% lo considera un “tesoretto” da utilizzare al bisogno e il 64,3% afferma di sentirsi più sicuro lasciandolo in azienda. Questa preferenza cresce con l’età, fino a raggiungere il 69,9% tra i Baby Boomer.
All’estremo opposto, i più giovani mostrano una maggiore propensione a trasferire il TFR in un fondo pensione con l’obiettivo di ottenere rendimento: una scelta indicata dal 59,5% della Gen Z, contro una media del 47%. Tuttavia, proprio tra i giovani si registra il maggiore deficit di conoscenza. Se l’89,6% dei lavoratori sa che una parte del TFR può essere richiesta in anticipo, solo il 50,8% ne conosce nel dettaglio le modalità. Inoltre, il 42% della Gen Z non è a conoscenza della possibilità di spostare il TFR dall’azienda a un fondo pensione e il 12,5% dichiara di non sapere con precisione cosa sia il TFR.
Sul fronte del risparmio, un italiano su quattro, pari al 25,6%, ha sottoscritto prodotti di investimento per valorizzare i propri risparmi. La diffusione è maggiore tra le generazioni più mature, con il 32,4% dei Baby Boomer e il 29,7% della Gen X. Resta però forte l’orientamento verso la liquidità, che assume forme diverse a seconda dell’età: il 21% dei Baby Boomer conserva una parte dei risparmi in contanti, il 22% della Gen Z li lascia sul conto corrente e il 16% dei Millennial utilizza prevalentemente strumenti di “salvadanaio” virtuale.
La propensione al rischio aumenta invece tra i più giovani. Gli investimenti a rischio medio-alto interessano il 23,3% della Gen Z e il 23,5% dei Millennial, contro il 16,9% della Gen X e l’11,5% dei Baby Boomer. Questa maggiore apertura, tuttavia, non è accompagnata da una preparazione adeguata: il 78,1% della Gen Z dichiara infatti una conoscenza limitata o nulla degli strumenti finanziari, il dato più alto tra tutte le generazioni.
L’indagine rileva anche ostacoli differenti alla pianificazione. Per le fasce più mature pesa soprattutto la carenza di risorse economiche, indicata dal 41,5% dei Baby Boomer e dal 36,6% della Gen X, mentre tra i giovani prevale una componente emotiva: il 31,3% della Gen Z vive la pianificazione finanziaria come una fonte di stress, contro una media nazionale del 22,9%. A ciò si aggiunge una criticità trasversale, rappresentata dall’assenza di una cultura della pianificazione e di una visione di lungo periodo, segnalata dal 33,7% degli italiani.
Quanto alle fonti informative, emerge la necessità di contenuti più accessibili e comprensibili. La difficoltà nel trovare informazioni adeguate al proprio livello di conoscenza riguarda il 73% della Gen Z, il 69% dei Millennial, il 63% della Gen X e il 56% dei Baby Boomer. I canali si stanno inoltre diversificando: tra i giovani crescono il ricorso ai social, seguiti dal 13% della Gen Z e dal 12% dei Millennial, e agli assistenti basati su intelligenza artificiale, già utilizzati dal 17,4% della Gen Z. Resta comunque centrale il ruolo del consulente bancario, finanziario o assicurativo, prima fonte di informazione per il 28,4% degli italiani. Più in generale, il 76,8% degli intervistati riconosce a banche e assicurazioni una funzione rilevante nella diffusione della cultura del risparmio e dell’investimento.
"I dati raccontano un Paese consapevole del valore della pianificazione finanziaria, ma che fatica a tradurla in scelte concrete, con esigenze molto diverse a seconda dell'età. La riforma del TFR avvicina questo tema alla vita quotidiana di milioni di lavoratori, a partire dai più giovani, e rende ancora più importante colmare la distanza tra consapevolezza e decisione. In uno scenario caratterizzato da profondi cambiamenti demografici e da una crescente longevità, sviluppare una maggiore cultura della pianificazione significa aiutare le persone a costruire con consapevolezza il proprio benessere di lungo periodo. È una sfida che coinvolge l'intero sistema e alla quale anche il settore assicurativo può contribuire attraverso consulenza, educazione e soluzioni adeguate ai diversi bisogni delle persone", ha commentato Renato Antonini, Amministratore Delegato di Zurich Investments Life.