
Aggiornato:
7 MAR, 2025
Di Teresa M. Blesa di RankiaPro

Per decenni, il settore finanziario è stato percepito come un ambiente prevalentemente maschile. Tuttavia, negli ultimi anni, qualcosa sta cambiando. Sempre più donne stanno emergendo come protagoniste, contribuendo con nuove prospettive, competenze strategiche e una leadership capace di generare valore e innovazione. Ma il cammino verso una reale parità è ancora in salita.
In occasione della Giornata Internazionale della Donna, abbiamo raccolto le testimonianze di tre professioniste di spicco del settore: Gabriella Berglund (Comgest Italia), Stefania Paolo (BNY Investments) e Laura Nateri (Lazard Asset Management). Attraverso le loro esperienze e riflessioni, esploriamo il ruolo delle donne nell’industria finanziaria e dei fondi, i progressi compiuti e le sfide ancora da affrontare per costruire un futuro più inclusivo e meritocratico.

Le persone, in particolare nel settore della gestione patrimoniale, tendono regolarmente a parlare di diversità, un termine che di per sé è piuttosto privo di significato. Tuttavia, se considerato un “carburante”, potrebbe dimostrarsi inestimabile se combinato con un motore inclusivo e con una vera cultura meritocratica, in cui viene apprezzato il contributo di tutti.
Un “pensiero di gruppo” omogeneo corre il rischio di creare un effetto gregge molto simile a quanto osservato nella crisi finanziaria del 2008, durante la quale gli investitori "non considerarono tutti i rischi e l'intera gamma" di risultati, e molti insider bancari segnalarono i rischi ma vennero ignorati. Siamo ben consapevoli che l’autentica divergenza di opinioni stimola la richiesta di maggiori informazioni e la ricerca di alternative a un problema, che si traducono in performance migliori.
Un team omogeneo può ritenersi efficiente perché la collaborazione sembra molto facile. Al contrario, un team diversificato con visioni contrastanti e sfidanti può sentirsi inefficiente, ma gli studi dimostrano che tende a produrre risultati migliori. Questo perché il processo decisionale è decisamente più difficile. Un team diversificato possiede conoscenze più ampie e probabilmente sarà più creativo e fantasioso nel risolvere i problemi.
Negli ultimi cinque anni, la diversità di genere ha registrato un modesto aumento, con un incremento dell’1% del numero di gestori di portafoglio donne che ora rappresentano l’11,8% del totale, mentre nel 2019 il divario retributivo medio nel settore della gestione degli investimenti risultava essere pari al 31%. A questo ritmo ci vorranno 200 anni per raggiungere la parità di genere (in linea con la popolazione globale).
Realizzare un profitto non è l’unico scopo di un’azienda e forse è il paradigma della “vecchia scuola”. L’importante non è investire nelle “persone” nei momenti positivi, ma farlo anche nei momenti negativi. Durante la pandemia abbiamo prestato molta attenzione all’intento strategico delle nostre società partecipate in materia di fidelizzazione dei dipendenti, di supporto e ristrutturazioni. In base alla nostra esperienza, sappiamo che una leadership focalizzata sul lungo termine e la protezione del personale possono tradursi in risultati futuri premianti.

Per la nostra industria e non solo, la Giornata internazionale della donna è un’occasione per fare il punto sull’inclusività e la diversità anche nel mondo dell’asset management. Bisogna ammettere che il settore della finanza ha compiuto dei grandi passi avanti nell’ultimo decennio, e continua a migliorare passo dopo passo. La strada è ancora lunga da percorrere ma il percorso che si sta tracciando è senz’altro migliorativo.
Tuttavia vorrei sottolineare che quando si parla di diversità non si parla solo di gender parity. La diversità ha un significato molto più ampio e comprende: diversità di genere, di provenienza sociale e culturale. Una diversità che rappresenta una ricchezza per la società nel suo complesso, e anche per gli asset manager e per gli investitori. Avere una pluralità di punti di vista differenti, di competenze, e di attitudini personali, non può che stimolare la ricerca di soluzioni nuove e diversificate, tanto più importanti quando si parla di un approccio attivo alla gestione di fondi.
In senso lato è questo il “ruolo” delle donne nel settore finanziario; ovvero, la job description è uguale per tutti, indipendentemente dal genere o dal background, ma ogni individuo contribuisce a idee e risultati con la propria unicità, la propria cultura, il proprio modo di pensare. E allora, tanto più è ricco e diversificato è l’insieme delle risorse umane di una società di gestione, tanto maggiore sarà la sua capacità di innovare, o anche semplicemente di capire i diversi bisogni di tutte le tipologie di clienti – e muoversi per soddisfarli. E’ questo quello che facciamo in BNY con moltissime iniziative volte ad avere e a stimolare una molteplicità di punti di vista e visioni che generano valore aggiunto anche per i nostri investitori.

L’industria finanziaria offre una miriade di possibilità in termini di crescita professionale e di carriera. Se penso al mio percorso iniziato oltre trent’anni fa, mi rendo conto che ho cambiato tanti ruoli: partendo dalla banca tradizionale, sono passata per la comunicazione finanziaria in una primaria testata giornalistica, per poi lavorare nel desk di capital market e poi di sales obbligazionario e approdare, infine, nel mondo del risparmio gestito. Un universo in divenire che dall’inizio del secolo si è trasformato, aprendo opportunità di lavoro nella gestione di portafoglio, nell’analisi fondi, nello sviluppo prodotti e distribuzione.
I ruoli disponibili sono tutti alla portata di uomini e donne, valgono le competenze, la curiosità intellettuale e la capacità di adattarsi ai cambiamenti, spesso improvvisi e repentini.
Il ruolo delle donne è lo stesso degli uomini: ottenere performance in linea con le linee guida nella gestione di portafogli, sviluppare il business in caso di ruoli di sales e business development, gestire team e risorse in caso di ruoli di management, disegnare e guidare lo sviluppo strategico della società per gli executive, insieme a tanti altre funzioni a vario livello.
Non c’è nessun ruolo non accessibile alle donne in termini di capacità e competenze.
Eppure, qualche settimana fa, dovevo presentare il lancio di un nuovo progetto di un grande cliente insieme ad altri colleghi di società competitor. Sono entrata in un’aula con 20 uomini, unica donna, unica speaker donna. Ci siamo tutti chiesti come possa essere ancora possibile. È un fallimento per tutti.
Per le compagnie che non creano diversità di vedute, approccio, idee, pensiero e azione.
Per le donne che continuano in questo modo a perpetrare un modello educativo e sociale, sbilanciato e patriarcale.
Per la società, che cresce dei figli e delle figlie che vivono in un ambiente omologato, chiuso e non inclusivo.
E’ stato fatto tanto pink-washing in questi anni, pubblicando dati quantitativi e non qualitativi sui ruoli ricoperti, o usando funzioni a lato del core business – legale, marketing, ESG, HR – per vestire di inclusione una realtà ben diversa.
Ma la responsabilità è anche nostra, che non ci facciamo avanti abbastanza, come confermano le ricerche di candidati per diversi ruoli nel risparmio gestito. È difficilissimo trovare candidature femminili, dopo tanti anni non riesco ancora a capire il perché.
Fatevi avanti ragazze, siamo all’altezza di qualsiasi ruolo, basta solo avere il coraggio e la voglia di mettersi in gioco, per creare una massa critica di voci che faccia la differenza.