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Rally di fine anno, è un mondo alla rovescia?
Prospettive di mercato

Rally di fine anno, è un mondo alla rovescia?

Questa dinamica ci ha stupiti, in quanto la fine dell’anno è generalmente il momento in cui si liquidano le posizioni più rischiose, mentre stavolta è accaduto il contrario
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AUTORE: Éric Turjeman, Co-CIO Mutual Funds di Ofi Invest AM

Nelle ultime settimane si è assistito a un cospicuo calo dei rendimenti obbligazionari, il quale ha innescato un rally diffuso degli asset più rischiosi. Le “cattive notizie” sul fronte economico si stanno sommando più o meno in tutto il mondo, a dimostrazione che i mercati hanno iniziato a rallentare in maniera più o meno intensa a seconda dell’area geografica; inoltre, la contrazione dell’inflazione, che ha fatto sì che i bond registrassero una flessione, ha permesso al comparto azionario di riguadagnare terreno.

Tutta questa dinamica ci ha stupiti, in quanto la fine dell’anno è generalmente il momento in cui si liquidano le posizioni più rischiose, mentre stavolta è accaduto il contrario. Ma perché? Sebbene i recenti sondaggi mostrino che gli investitori stanno ancora detenendo un vasto ammontare di liquidità nei fondi (segno inequivocabile di prudenza), l’andamento comunque positivo dell’inflazione e una prima riduzione del rischio geopolitico hanno costretto questi ultimi a vendere parte delle loro posizioni corte. La naturale conseguenza di ciò non poteva che essere una performance superiore alle attese delle azioni “growth”, le quali per definizione hanno una lunga duration. Una dimostrazione pratica ce l’ha data il Nasdaq, che essendo trainato in larga parte dal tech, ha recuperato il terreno perso negli scorsi due mesi.

Tuttavia, nelle scorse settimane si è assistito anche a un’inversione di numerosi trend che ha portato a un rally anche di quei settori che, per tutto il 2023, sono stati maggiormente trascurati. Il rimbalzo è stato particolarmente per le società a piccola e media capitalizzazione, finora frenate dalla loro dipendenza dai mercati finanziari e dal loro carattere ciclico. Altri settori come l’immobiliare sono riemersi dalle problematiche generate dalla valutazione delle attività e dalla rinegoziazione delle passività all’interno dei loro bilanci; mentre il manifatturiero ha ottenuto risultati migliori rispetto a quelli presentati alle ultime assemblee consuntive. A titolo di esempio, si consideri il caso di Unibail, società attiva nel real estate, che ha ottenuto la performance migliore (24%) tra i CAC 40’s. Le azioni di tutti questi settori hanno un elemento in comune: sono fortemente scontate e scambiano molto al di sotto delle loro medie storiche.

Gli investitori potrebbero convincersi che i rendimenti delle obbligazioni abbiano raggiunto il loro picco e che potrebbero iniziare a contrarsi rapidamente, tanto che l’idea di un taglio dei tassi nella prima metà del 2024 sta iniziando ad essere sempre più condivisa, nonostante il linguaggio conservativo adottato dalle banche centrali. Se queste assunzioni fossero smentite, significherebbe che l’inflazione si sarebbe rivelata sorprendentemente alta, il che al momento, nonostante i dati non pienamente positivi che ci arrivano dagli Usa, non sembra rappresentare la realtà dei fatti. Inoltre, se la frenata del sistema economico dovesse diventare eccessiva, l’allentamento della politica monetaria per stimolarne la ripresa potrebbe essere più rapido e più robusto delle previsioni.

In conclusione, l’opinione diffusa è quella di una caduta morbida, ma che comunque comporta una caduta. Nonostante ciò, le nostre aspettative sugli utili per il 2024 restano ancora alte, con i rischi di ribasso sui mercati azionari che potrebbero essere contenuti dall’intervento degli istituti di credito centrali e con un outlook moderato verso il rialzo. Nonostante ciò, non possiamo escludere che le inversioni di tendenza descritte in precedenza non proseguano coinvolgendo anche altri settori.

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